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Quando l’artigianato si fa arte

Quando l’artigianato si fa arte per lavori forti e delicati

Sono l’estro creativo e una particolare abilità manuale le caratteristiche salienti dell’artigianato ligure, di grande va­lore artistico ma anche culturale, poi­ché spesso le materie prime utilizza­te sono proprio quelle più facilmente reperibili nelle diverse località.
A cominciare dall’ardesia della vai Fontanabuona, la nera pietra detta anche “lavagna” (dal nome della lo­calità rivierasca che in passato ne rappresentò il principale centro di raccolta così come di esportazione), che da oltre un secolo viene estratta in spettacolari cave e poi lavorata per dar vita a manufatti artistici come i bassorilievi, a oggetti di uso comune come fermacarte o vassoi, a lastre di tutte le dimensioni utilizzate in edili­zia e a elementi di arredamento. Una risorsa tanto importante che oggi l’in­tera valle è visitabile seguendo la Via dell’Ardesia: un vero e proprio per-corso museale all’aria aperta suddi­viso in tappe che, attraverso cave, musei e sentieri, ne racconta la sto­ria, gli utilizzi antichi e moderni e le diverse tecniche di estrazione e la­vorazione (per informazioni: Comu­nità montana Fontanabuona, telefo­no 0185/9.22.12, oppure Gruppo di azione locale Fontanabuona e svi­luppo, telefono 0185/97.10.91).

Nella presentazione: alcuni oggetti artistici realizzati in vetro dagli artigiani di Altare, il paesino del Savonese dove questa forma d’artigianato cominciò nel secolo XI. Sopra: un maestro d’ascia al lavoro nel suo piccolo cantiere.

Non è tuttavia solo l’ardesia, pie­tra squisitamente ligure, a tenere al­to il nome di una valle attiva come la Fontanabuona: il paesino di Lorsica è famoso in tutto il mondo per i suoi artistici damaschi e broccati, che vengono prodotti da un’unica azien­da artigiana su antichi telai (una tra­dizione che dura ormai da cinque se­coli), mentre i mobilieri fontanini so­no specializzati, oltre che nella rea­lizzazione di rinomati mobili in le­gno, nel restauro di pregevoli pezzi antichi. Sempre il legno è il protago­nista della storica produ­zione di giocattoli tipica . della zona di Gattorna.
Dal Levante al Ponente, e più precisamente ad Albisola (Savona) per scoprire un’altra attività artigia­na nota a livello internazio­nale: la raffinata produzio­ne di ceramica artistica, che spazia dalle maioliche alle magnifiche porcellane decorate a mano fino alle più comuni terrecotte.
Una tradizione tuttora ben viva, che affonda le sue radici nella storia: le ceramiche di Albisola (do­ve ben tre musei raccolgo­no  importanti  testimonianze, antiche e moderne, di questa forma d’arte) e di Savona erano infatti già note, in Italia e in Europa, fra il XIII e il XVIII secolo.
Il paesino di Altare, sempre nel Savonese, ha invece legato il pro­prio nome alla lavorazione artistica del vetro, qui introdotta da alcune famiglie francesi all’inizio dell’XI secolo. Oggi, accanto ai forni per la produzione in serie, sopravvive un piccolo forno per la soffiatura, in cui si continua la tradizione di questo lavoro artigianale.

 

 

 

 

Il Museo del vetro e dell’arte ve­traria, nell’ex oratorio di San Sebastiano, raccoglie numerosi oggetti sia antichi sia moderni; da segnalare la produzione legata al periodo li­berty, e in particolare i magnifici va­si in cristallo blu impreziositi dai finissimi decori in oro zecchino.

Dobbiamo invece tornare a Levan­te per scoprire il macramè, un tessuto di origine orientale caratterizzato dalle lunghe frange annodate a mano e dai disegni di sapore arabo, la cui produzione è particolarmente diffu­sa a Chiavari e a Lavagna. Il particola­re nome di questa lavorazione artistica deriva dai termini arabi mahramatum (fazzoletto) e migramah (frangia per guarnizione), e fu probabilmen­te dai Turchi, con cui avevano inten­si rapporti commerciali, che i Geno­vesi ne appresero la raffinata tecni­ca. Verso la fine del Quattrocento nacque in Liguria la Corporazione dei tovagliari, che comprendeva an­che gli artigiani dediti al macramè, ma il “genere” non ebbe mai una grande diffusione e venne utilizzato quasi esclusivamente per la produ­zione di corredi e arredi sacri.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli oggetti in filigrana sono vere e proprie opere d’arte. Sopra: un prezioso cofanetto conservato nel Museo di Campoligure dove questa tradizione vanta sempre abilissimi artigiani. Qui a lato: la pazienza e la destrezza sono doti molto ricercate. In alto: un momento della lavorazione artigianale dell’ardesia in vai Fontanabuona, dove questa pietra nera, detta anche lavagna, viene estratta da un secolo in spettacolari cave.

 

Nel Seicento il macramè visse il suo momento di maggior splendore, fino a quando la moda del secolo successi­vo, ricca di volani praticamente impossibili da realizzare con questa tec­nica, ne limitò l’uso alla sola bianche­ria domestica. L’opera di donne tena­ci, laboriose e abilissime ha permes­so pertanto a questa tradizione di so­pravvivere fino a oggi.
Ancora a proposito di attività pret­tamente femminili, a Portofino, San­ta Margherita Ligure e Rapallo è pos­sibile ammirare donne intente nella paziente e complessa realizzazione al tombolo di preziosi pizzi e merletti con filo di Fian­dra. Una consuetudine che ha un sa­pore antico: il lavo­ro al tombolo era in­fatti la principale occupazione delle mogli dei marittimi liguri che attende­vano il ritorno a ca­sa dei mariti. Caratteristica di Zoagli è invece la produzione di velluti.
 A Varazze, Camogli e in altre località rivierasche sopravvive la pre­ziosa attività dei maestri d’ascia, i quali ancora co­struiscono i caratteristici e bellissimi gozzi in legno che popolano i porticcioli liguri. L’anima marinaresca li­gure si rispecchia anche nella produzione dei modellini di navi, che vengono realizzati con pazienza e infinitesimale perizia.
L’inconfondibile, tradizionale lavorazione artigianale delle magnifiche ceramiche artistiche albisolesi, note in Italia come in Europa sin dal XIII secolo. La produzione degli artisti di Albisola spazia dalle comuni terrecotte sino alle preziose porcellane finemente decorate a mano.
Il legno, di noce, faggio, ciliegio o acero, è protagonista di molti manufatti artigianali in diverse località del­la Liguria: i più noti sono le sedie di Chiavari, e in particolare le eleganti e leggere sedie campanin, in legno e pa­glia, che prendono il loro nome dal più noto tra i costruttori chiavaresi.
Il duro legno d’olivo viene invece utilizzato a Dolceacqua e in generale nella provincia di Imperia per realiz­zare suppellettili domestiche come i cucchiai da cucina o i mortai in cui viene preparato il tradizionale pesto.
Ma è a Campoligure, piccolo centro appenninico non lontano da Genova, che l’artigianato assume i suoi con­notati più preziosi: paese dalla ricca tradizione aurea (in antico era zona battuta dai cercatori d’oro), è oggi il più importante centro di lavorazio­ne artigianale della filigrana.
Un’attività introdotta da Genova alla fine del secolo scorso, e portata avanti da generazioni di veri artisti, che consiste nel realizzare con delicatissimi fili d’oro e d’argento magnifi­ci gioielli e oggetti preziosi. Vale una visita il Museo della Filigrana, in cui sono conservati manufatti prove­nienti da tutto il mondo realizzati a partire dal Cinquecento. L’esposizio­ne offre inoltre la possibilità di sco­prire tutti i segreti della lavorazione della filigrana grazie a una sezione in cui è riprodotto nel dettaglio un intero laboratorio artigiano.

È invece umile, ma non meno si­gnificativa poiché legata a usanze antiche, la produzione delle reste, ovvero le collane di nocciole, che ancora sopravvive a Mezzanego, paesino della valle del torrente Sturla non lontano da Genova. Da sempre elemento fondamentale delle sagre e delle fiere liguri, ancora oggi non mancano sulle bancarelle. • A proposito delle reste val la pena raccontare la commovente storia di Caterina Campodonico, sopranno­minata a Paisanna (la paesana) ma conosciuta anche come Cattainin de nisseue (Caterina delle nocciole).
La donna viveva vendendo reste, canestrelli e altri dolci tipici durante fiere e feste: divenuta anziana, deci­se che sarebbe stato bello tramanda­re ai posteri la memoria della sua umile ma dignitosa esistenza e co­minciò a risparmiare ogni centesi­mo di quel che guadagnava.

Raggiunta la cifra necessaria (che non doveva essere esigua malgrado si parli della fine del secolo scorso), si recò dal più famoso scultore genovese di quell’epoca, Lorenzo Orengo, e gli commissionò una grande statua in marmo, che alla sua morte doveva essere posta nel cimitero monumentale di Stagliene, a Geno­va, dove ancora oggi la si può “in­contrare”: le reste appese a un brac­cio, il cesto in vimini con i dolciumi sostenuto dall’altro. Un’epigrafe in marmo posta alla base della statua ne racconta con versi composti in dialetto genovese la semplice storia.
Sopra: i damaschi ancora prodotti a Lorsica. Qui sotto: una donna di Portofino realizza un merletto al tombolo secondo una tradizione tutta ligure. Foto in basso: il momento del taglio della lavanda sulle colline liguri. Una volta fatto seccare, il fiore viene racchiuso in sacchettini di tela da porre tra la biancheria dove mantiene il profumo.

 

Fu sempre nel secolo scorso, ma questa volta agli inizi, che a Recco e Uscio, nel Levante, fu importata dal­la Germania una particolarissima at­tività artigianale, oggi diventata in­dustria tipica: quella degli orologi da torre e da campanile.
Il paese di Avegno, non lontano da Recco e Uscio, è invece noto per le fonderie artigianali di campane, che risalgono al XVI seco­lo. Millesimo, in provin­cia di Savona, si distingue per la produzione di og­getti in ferro battuto, così come Sarzana, in provincia di La Spezia.
Resta infine da citare Bussana Vecchia, piccolo centro nei pressi di Sanre­mo più volte colpito dai terremoti e completamen­te abbandonato dai suoi abitanti dopo il sisma del 23 febbraio 1887, che lo distrusse quasi completa­mente lasciando integro soltanto il campanile ba­rocco della chiesa.
Bussana Nuova fu costruita in ri­va al mare, grazie alle offerte giunte da tutto il mondo, mentre Bussana Vecchia veniva definitivamente di­menticata. Divenuto con il trascor­rere dei decenni un inquietante paese fantasma, invaso da sterpi, rovi e serpi, il pittoresco borgo risor­se finalmente negli anni Sessanta grazie a un manipolo di intrapren­denti artisti italiani e stranieri che, affascinati, vi si insediarono e allestirono botteghe e laboratori in tutte le vecchie case che ancora potevano essere riattate in qualche modo.
Agli artisti “pionieri” sene aggiun­sero altri: la colonia andò via via in­grossandosi, malgrado alcuni tentati­vi di sgombero, e riportò a nuova vita il paese, tanto che oggi una passeg­giata fra le tortuose viuzze di Bussana (divenuta un singolare agglomerato di case restaurate artigianalmente, di gallerie espositive improvvisate, di atelier, negozietti e botteghe) rappre­senta un’emozionante occasione di incontro con l’arte ma anche con alcu­ne tra le più genuine forme di artigianato ligure, dal macramè al vetro, dal­la ceramica al legno.
Gioia Celle da Mestieri di sempre Speciale LIGURIA SEGRETA Bell’Italia

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