ARTIGIANATO CALABRESE

 

Sopra: Domenico Caruso realizza da anni preziosi tessuti e tappeti nell’antico laboratorio posto a San Giovanni in Fiore. nella presentazione: parte della sua produzione.

Dove i gioielli sono anche pipe, liuti, maschere e tappeti

Ritualità magiche, arcaici simbolismi, attaccamento tenace alle tradizioni: così nasce dalle preziose mani dei cala­bresi, l’arte che meglio di tutte esprime esigenze creative e antiche culture materiali locali. La lavora­zione della ceramica, famosa per la composizione delle argille locali, che le conferisce quella particolare, originalissima lucentezza, testimo­nia, per esempio, una ricerca artisti­ca anche cromatica. Se a Cosenza i colori, anche a causa dell’influenza benefica della vicina Capodimonte, sono per lo più smalto bianco-latte, con leggeri filamenti azzurri in su­perficie, in provincia di Catanzaro predominano, invece, il giallo-oro e il bianco-avorio sulla costa ionica, mentre sulla costa tirrenica le cera­miche vengono lasciate grezze.
Seminara, in provincia di Reggio Calabria, vanta la maggiore produ­zione ed espressività di ceramiche legate al folclore. Originale è, tra altro, il Babbaluto, sorta di bottiglia di forma fallica, la cui parte superiore ha sembianze di testa umana, cheserve ad allontanare i poteri nefasti dell’invidia.

Uno dei più noti artigiani di Seminara, il maestro ceramista Paolo Condurso, mostra due delle sue opere.
Qui sopra: la galleria d’arte orafa di Gerardo Sacco in via Mazzini a Cosenza. A destra: uno dei gioielli di Gerardo Sacco, che sono ormai noti in tutto il mondo.

Ancora più utile a tale scopo risulta la maschera apotropaica, tipica produzione di Tiriolo, si­tuato nel punto più stretto d’Italia in provincia di Cosenza. Realizzata in pietra o in terracotta, posta sull’ar­chitrave e sulla chiave di volta dell’arco di una nuova abitazione, la maschera era spesso una figura de­moniaca, con corna vistose sulla fronte, che serviva ad allontanare l’influsso degli spiriti maligni. Alcuni mirabili esemplari restano nel paese, a palazzo Alemanni, o a palazzo Schettini, che vanta invece una maschera in granito. Le ma­schere di Badia di Nicotera, nel Reg­gino, di lavorazione meno fine e dal caratteristico colore scuro, sono mu­nite di un terzo occhio, secondo an­tichi riferimenti a filosofie orientali. Tra le altre attività artigianali, la tessitura conserva un certo presti­gio, in quanto produttiva: alla donna che ne detiene il potere, sono infatti attribuite virtù magiche. Oltre alla lavorazione di tessuti in cotone, e a quella più pregiata in se­ta, grande attenzione me­rita il decoro: particolari sono alcuni motivi di for­ma geometrica che si ri­petono su tutto il tessuto. Importante è poi la pro­duzione di pizzi e merlet­ti all’uncinetto e al tom­bolo, diffusa oltre che a Tropea, anche a Scilla e Gerace. Mentre Tiriolo è da sempre noto per la tessitura dei vancali, scialli a strisce del costume tradizionale femminile. Attività queste profondamente lega­te al mondo contadino e pastorale, di cui ancora adesso sono famosi al­tri lavori di intaglio, come gli stampi per le ricotte, adornati con raffinate effigi di Madonne bizantine.
Altro elemento tipico della vita pastorale e contadina è la grande passione per la musica, che nei se­coli è stata espressa dalla zampo­gna. Per strumenti più sofisticati, è rinomato Bisignano, in provincia di Cosenza: il quartiere di Judeca acco­glieva numerose famiglie di chitar­rai che costruivano gli strumenti per i melodrammi da presentare a corte. La liuteria popolare di questo piccolo centro è da secoli specializ­zata nella fabbricazione della chitar­ra a “battente”, dove le corde suona­no tutte insieme a ogni battuta della mano. Di origine spagnola, in uso fin dal XV secolo, questa chitarra è suonata soprattutto per danze, serenate, cadenzati. La Bisignano dei primi del ‘900, conosciuta per un an­tico blasone popolare “ruagnari e catarrai”, ovvero vasai e chitarrai, la sua fama la deve anche a Vincenzo De Bonis e alla sua bottega, la cui la­vorazione del liuto è diventata cele­bre grazie soprattutto alla decora­zione pregiata, che si otteneva di­pingendo lo strumento e attaccando sui disegni bottoni di madrcperla. Ma siamo pur sempre in una terra circondata da due mari, che quindi mantiene intatta anche una forte tra­dizione marinara: in provincia di Reggio, a Scilla, Porto Salvo e Bagnara, è ancora attivo l’artigianato della barca a legno: caratteristiche le “ontre”, lunghe barche provviste di ponte e di un’alta torre di vedetta per la pesca del pesce spada.

Sopra: Rocco De Giglio con due delle sue artistiche pipe realizzate a Brognaturo (Vibo Valentia).

Altra creazione che rende unica la Calabria vede protagonista Brogna­turo, in provincia di Vibo Valentia, soprannominata la patria delle pipe, grazie anche alle creazioni uniche di Domenico Grenci, che tuttora lavora nella sua bottega con il figlio. Dopo avere selezionato quintali di radica di erica, il legno più resistente e pregiato, l’artigiano sceglie i pezzi più duri, con le venature migliori e li lascia stagionare per anni: oggi sta lavorando i ciocchi di ben otto anni fa. Il “lavoro vero” comincia con l’abbozzatura della pipa, la model­latura, e infine la lucida­tura. Piccole, alte, basse, su misura, dalle fogge più eccentriche, raffigu­ranti volti, cani, volatili, o sculture classiche minia­turizzate: fumatori e col­lezionisti si fanno realiz­zare le pipe secondo il proprio gusto, sicuri di ri­cevere anche molti giusti consigli dall’abile artigia­no, che da esperto fuma­tore conosce perfettamen­te tutte le caratteristiche per creare una pipa tec­nicamente ineccepibile.

 

Qui a sinistra: Fabrizio Romeo di Brognaturo, famosa come la patria delle pipe. Sopra: alcuni esempi dei pezzi classici prodotti nel laboratorio di Romeo.

Qui sopra : Vincenzo De Bonis, liutaio, nel laboratorio di Bisignano (Potenza). Famose le pregiate decorazioni con cui arricchisce gli strumenti

Ma il gusto per il bello non può che rimandare all’oreficeria calabra, un’attività che, realizzata artigianal­mente, vanta preziosi, originali gioielli; il gioiello è generalmente costituito dalla jannacca, chicco d’o­ro filigranato, che unito alla scaramazza, perlina minuta importata dal Brasile, forma la cunocchia, cioè il modulo di ogni realizzazione locale. Tra i tanti nomi legati all’orefice­ria, spicca Gerardo Sacco, le cui creazioni adornano le dive del jet-set internazionale e sono in mostra nelle gioiellerie più esclusive delle metropoli di tutto il mondo. In effet­ti questi gioielli sono la giusta esem­plificazione di quel cro­cevia di culture che caratterizzò la Calabria. L’o­rafo artigiano, da 30 anni sulla cresta dell’onda, trae ispirazione dall’arte magnogreca e bizantina, da quella rinascimentale e dalle esperienze barocche e decò, miscelandole sa­pientemente ai motivi della tradi­zione calabrese. I suoi gioielli sono anche stati complementi essenziali per il valore artistico di film famosi di Franco Zeffirelli e di altri registi. Ma pure di spettacoli teatrali. Sono tante le attività in cui si diversifica l’artigianato di questa regione. E proprio per­ché l’artigianato ha trovato la sua ra­gion d’essere, è importante incorag­giare il fiorire di cooperative di giova­ni, che possano contribuire alla conti­nuità nella lavorazione. D

Rossana Bruno  da Mensile bell’Italia

Sopra: Domenico Grenci, ricordato come indiscutibile re delle pipe. A sinistra : le maschere in legno di Antonio Critelli e di Tommaso Leone. E la tipica produzione di Tiriolo

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