Erbe curative Carciofo, l’amico del fegato

Carciofo, l’amico del fegato

Con le sue foglie si possono preparare tisane disintossicanti, salutari e molto utili anche per chi soffre di diabete

DI A.M.BOTTICELLI _FOTO DI D. CAVADINI _ DISEGNI DI L. PELLEGRINI CON LA CONSULENZA DI CLEMENTINA CAGNOLA, FARMACISTA  da Mensile GARDENIA

Del carciofo conosciamo il sapore della parte carnosa delle brattee fogliari. L’aroma gradevolmente amarognolo delle parti commestibili è dovuto alla presenza di cinaropicrina, un principio attivo amaro che si ritrova, in dosi concentrate, nelle foglie dentate e spinose che crescono alla base della pianta e lungo i fusti.

Da tempo immemorabile, pare fin dal XVI secolo, le foglie vengono impiegate in erboristeria per alleviare i cosiddetti “disturbi epatici”, ovvero quelle disfunzioni del fegato causate da eccessi alimentari, attacchi di tipo infettivo, cattive abitudini di vita.

Proprietà

Le foglie del carciofo contengono principi attivi che regolano il flusso della bile, rendendola più fluida, e abbassano il tasso di colesterolo e trigliceridi nel sangue; inoltre svolgono un’azione modulatrice nel processo di assorbimento degli zuccheri.
L’azione generale è quella disintossicante e leggermente diuretica.

Impiego erboristico

Le foglie del carciofo, essiccate e tagliate a pezzetti (il cosiddetto “taglio tisana”), sono disponibili in erboristeria tutto l’anno. Tuttavia, è sempre possibile fare una piccola scorta per uso familiare, raccogliendo ed essiccando le foglie delle piante coltivate nell’orto di casa (ma anche in vaso sul balcone), per certo non sottoposte a trattamenti antiparassitari.

Le più facili da procurarsi sono quelle giovani e tenere che nascono lungo i fusti che sorreggono l’infiorescenza. Dopo averle recise, si lavano in acqua corrente per eliminare polvere e residui terrosi. Poi si distendono su un tagliere e con un coltellino affilato si eliminano i margini spinosi e le si taglia a pezzetti, larghi all’incirca un centimetro.
Dopo l’essiccazione all’aria, si conservano in vasetti di vetro.

Clementina Gagnola, erborista e farmacista di Milano, suggerisce due miscele per tisane, una per aiutare il fegato e l’altra come coadiuvante delle terapie contro il diabete. Entrambe le preparazioni hanno un sapore tipicamente amaro, non a tutti gradito. Il loro impiego non presenta controindicazioni, tuttavia se ne sconsiglia la somministrazione alle donne che allattano perché il principio amaro potrebbe passare al latte. Inoltre si raccomanda di preparare la tisana al momento e di consumarla subito, per evitare processi ossidativi che potrebbero alterare i principi attivi del carciofo.

Le preparazioni

TISANA PER LE VIE BILIARI.

È una ricetta utile per riequilibrare le funzioni del fegato. I principi attivi delle piante che compongono la miscela agiscono sulla colecisti, stimolando la produzione e la secrezione della bile. L’effetto finale è quello di una depurazione e di una disintossicazione del fegato, a tutto vantaggio di un riacquistato senso di benessere.

La miscela è composta da 40 g di foglie di carciofo, 30 g di radice di ravanello nero (Raphanus sativus var. niger) che aumenta la capacità di contrazione della colecisti, 30 g di foglie di rosmarino (Rosmarinus officinalis), che rinforza l’azione drenante.

Tutte le piante devono essere in taglio tisana. Preparate la bevanda, da bere dopo i pasti principali, con il metodo dell’infuso. Mettete un cucchiaio di miscela sul fondo di una teiera e versate una tazza d’acqua bollente. Coprite e lasciate in infusione un quarto d’ora prima di filtrare.
La tisana andrebbe bevuta senza aggiunta di dolcificanti. Per essere efficace, la cura dovrebbe protrarsi per tré-quattro settimane.

TISANA COADIUVANTE NEL DIABETE.

Il carciofo ha la capacità di modulare l’assorbimento degli zuccheri. In caso di diabete, oltre a ricorrere alle terapie mediche e a seguire una dieta appropriata, è utile prendere l’abitudine di sorseggiare al mattino e alla sera una tazza di tisana a base di carciofo associato alla galega, pianta che ne rafforza le proprietà ipoglicemizzanti.

Fate preparare in erboristeria una miscela composta da 60 g di foglie di carciofo e 40 g di sommità di galega (Galega officinalis), entrambe in taglio tisana. Per preparare l’infuso, versate una tazza di acqua bollente su un cucchiaio di miscela posto sul fondo di una piccola teiera e aspettate un quarto d’ora prima di filtrare il liquido in tazza.

MASCHERA PURIFICANTE PER IL VISO

I carciofo può aiutarci a rendere più bella la pelle del viso. Se siete soggetti all’insorgenza di foruncoli o avete un colorito spento, provate ad applicare questa maschera purificante, a base di una miscela di polveri, nelle seguenti proporzioni:
40 g di foglie di carciofo, 40 g di radice di echinacea (Echinaceapurpurea), 20 g di semi di psillio (Plantalopsyllium).

In una ciotola, unite a due cucchiai di questa miscela un cucchiaio di acqua oligominerale e uno di olio di cumino nero (Nigella sativa); si acquista tutto in erboristeria.
Mescolate con una spatolina di legno fino a ottenere una pastella fluida, ma non troppo liquida.
Applicate la maschera sul viso, fronte compresa, evitando il contorno degli occhi. Lasciate agire per venti minuti e poi toglietela con una spugnetta bagnata in acqua tiepida.

CHI È:

Cynara scolymus, famiglia delle Asteraceae.
PORTAMENTO: erbacea perenne dallo sviluppo vivace, con fusti robusti.
FOGLIE: le basali, vistose e lunghe, sono lobate, verdi di sopra, grigiastre di sotto; quelle del fusto sono quasi lineari, con margini incisi, spesso ondulati, spinosi.
INFIORESCENZA: corimbo che si forma all’apice dei fusti. È formato da piccoli fiori viola o azzurri disposti su un ricettacolo, circondati da brattee fogliari larghe e carnose in alcune varietà, sottili e spinose in altre.
FRUTTI: acheni con pappo di setole leggere e piumose.
PRINCIPI ATTIVI: derivati dell’acido caffeico, flavonoidi, cinaropicrina e inulina.

 

 

COME si COLTIVA IN VASO, SUL BALCONE DI CASA

RACCOLTA DEI CARDUCCI. Aprile è il mese giusto per recuperare da una pianta adulta i carducci, cioè i polloni laterali, alti almeno 25 cm. Con un coltello ben affilato, tagliate il getto, scendendo in profondità, fino a recuperare una parte del rizoma sotterraneo.

TRAPIANTO. Mettete a dimora il getto in un vaso di terracotta di 30 cm di diametro. La misura del contenitore può sembrare eccessiva, ma in realtà tiene conto dello sviluppo delle foglie che, tempo un anno, potrebbero occupare un metro di ampiezza. Usate terra da giardino arricchita con fertilizzante a cessione programmata, valido sostituto del concime organico naturale.

CURE. Innaffiate con una certa regolarità, ma senza eccedere. D’inverno, nelle zone a clima freddo proteggete la pianta dal gelo. In primavera potrebbero già comparire le prime infiorescenze.

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