Speciale / 11 borghi più belli d’Italia Nord

Piccolo borgo antico

Un viaggio attraverso i paesi più ricchi di fascino, piccoli gioielli di storia, arte, cultura che costituiscono una delle mete ideali per un itinerario in camper

di Roberto Serassio da Mensile CAMPERLIFE

Valvasone (TN)

Uno degli incarichi più appaganti per un redattore è di scrivere un articolo sui borghi più belli d’Italia. Però è anche uno dei più ardui e dei più frustranti. Arduo perché i borghi che fanno parte del catalogo ufficiale sono talmente belli che è difficilissimo descriverli con le parole, e frustrante perché si avrebbe voglia di descriverli tutti, ma gli spazi di una rivista sono contingentati e pertanto bisogna, necessariamente, fare una selezione.

Anche questa operazione comporta molte difficoltà: quali criteri usare senza correre il rischio di essere discriminanti? Sperando di fare la scelta giusta, parleremo di quei borghi che sono forse meno conosciuti dal grande pubblico e che non fanno tendenza, onde non influenzare l’attenzione del visitatore con aspetti che non siano prettamente l’architettura tipica, le tradizioni e l’enogastronomia locale.

Con questi criteri, pensiamo di riuscire ; effettuare una buona scelta. I lettori saranno i nostri giudici e ci diranno se abbiamo raggiunto lo scopo.

ETROUBLES (AO)

è un tipico borgo di montagna, con stradine acciottolate, fontanili e case con pareti in pietra e legno, e tetti ricoperti di lose, secondo l’architettura tradizionale montanara.
Essendo il centro storico zona pedonale, offre ai visitatori l’opportunità di godersi i ricordi dei tempi che furono, senza essere disturbati dal traffico.

Etroubles conserva una torre del XII secolo nella frazione Vachéry; nel capoluogo si trova invece un campanile in pietra su pianta quadrata, del 1480, con il portale in legno scolpito del XVII secolo. La chiesa parrocchiale, pur essendo relativamente recente, custodisce al suo interno un tesoro consistente in oggetti che vanno dal 1300 ai giorni nostri.

Tra gli altri edifici religiosi citiamo ancora la cappella di Bezet del 1742, ricca di affreschi, quella di Echevennoz del 1440, ricca di pitture murali, Eternod, rifatta nei 1935 su preesistente cappella seicentesca e Vachéry del 1506.
Rimangono ancora da visitare due reperti di archeologia industriale: la prima latteria turnaria della Valle d’Aosta, costruita nel 1853 e oggi trasformata in museo, e la prima centrale idroelettrica della valle del Gran San Bernardo, risalente al 1904.

La Via Francigena, che attraversa il territorio di Etroubles, è sempre mantenuta in perfetto stato e offre agli appassionati delle camminate la duplice occasione di ammirare dei panorami stupendi sui prati e sugli alpeggi molto ben curati e di farsi venire il giusto appetito per gustare il piatto tipico della zona, costituito dalla zuppa di fontina e pane nero, alimento sufficientemente calorico da non richiedere altre portate.

USSEAUX (TO)

Già conosciuto ai tempi di Giulio Cesare che lo cita nel suo “De Bello Gallico”, USSEAUX (TO) è un piccolo borgo della Val Chisone, situato a 1416 mt di altezza. La strada per raggiungerlo attraversa un paesaggio fatto di prati, boschi, pietraie e con una vista magnifica sul famoso forte di Fenestrelle, visita imperdibile per coloro che amano l’architettura militare del passato.
Collocato all’interno dei Parchi Naturali dell’Orsiera Rocciavrè e del Gran Bosco di Salbertrand, presenta elementi evidenti della cultura e delle tradizioni delle genti alpine.

Passeggiando tra le case in pietra e legno, addossate ‘una all’altra, si troveranno fontane, lavatoi, forni per il pane e un vecchio mulino ancora funzionante che illustrano, nel dettaglio, la vita di coloro che qui risiedettero.
Tutte queste strutture sono state restaurate e il villaggio è diventato un museo a cielo aperto, a disposizione di chi vorrà entrare in questo santuario della vita montanara.

Una quarantina di dipinti murali, illustranti la vita contadina, il mondo della natura e i personaggi delle favole hanno reso ancora più attraente e affascinante Usseaux, rendendolo oggetto di numerose visite. I camminatori allenati potranno spingersi sino alla testa dell’Assietta, dove si svolse la famosa battaglia tra piemontesi e francesi, che si concluse con la sconfitta di questi ultimi.
Poco lontano dal capoluogo, lungo la strada che conduce al Pian dell’Alpe, si trova la frazione di Balboutet, denominato il paese del sole, per le sue venti meridiane, realizzate sui muri delle case e illustranti le varie tipologie di misurazione del tempo.

L’ultima proposta di visita è la borgata del Laux che, adagiata su di un piccolo pianoro, con il suo laghetto naturale, è un esempio di borgo alpino tra i più integri di tutta la valle. Da vedere le case tipiche, la chiesa con l’antica meridiana e la piazza della preghiera, che ricorda la presenza valdese in valle.

La cucina locale, benché fatta di prodotti della montagna come patate, cavoli, porri e lardo, è molto sostanziosa e saporita. Il piatto più rinomato è costituito dalle Calhiette, sorta di gnocchi che si gustano con abbondante burro fuso e formaggio grattugiato.
Da assaggiare anche il Plaisentif, “il formaggio delle viole”, che viene prodotto con il latte dei primi giorni di alpeggio, ricco delle essenze dei fiori e stagionato per almeno ottanta giorni.

Usseaux (TO)

NEIVE (CN)

può essere definito, senza tema di smentita, borgo da vedere e da gustare. Da vedere perché il centro storico, di chiara impronta medievale, è di una raffinatezza unica. Da gustare perché si trova in mezzo alle Langhe, patria del miglior vino piemontese.
Specificatamente nella zona di Neive, si produce il celeberrimo Barbaresco, uno dei più titolati prodotti vinicoli italiani. La parte storica del borgo circonda l’antico ricetto ed è tutta da ammirare, cominciando dalla settecentesca dimora signorile dei conti di Castelborgo, che oggi ospita una cantina di prestigio, motivo sufficiente per una visita.

L’ingresso al giardino è opera dell’architetto neivese del 700 Giovan Antonio Borgese, che ha firmato anche il progetto della chiesa dell’Arciconfraternita di San Michele, terminata nel 1789 in puro stile barocco sabaudo.
L’abitazione più antica di Neive è tuttavia casa Cotto, risalente agli inizi del XIII secolo.
Dello stesso periodo è la vicina torre dell’orologio, mentre di epoca più tarda è la torre del monastero, la cui costruzione risale al X secolo.

Tra gli edifici sacri, sono due quelli che risaltano maggiormente: le cappelle cinquecentesche di San Rocco e di San Sebastiano. Ancora un piccolo gioiello dell’architetto Borgese è casa Bongioanni, ricca di affreschi, decorazioni e stucchi d’epoca.
Un bell’esempio dell’arte del novecento si può trovare nel cimitero di Neive: si tratta della cappella Riccardi Candiani, costruita negli anni venti dallo scultore torinese Carlo Biscarra.
La facciata presenta decorazioni in cotto di ispirazione neogotica e di art nouveau, sapientemente accostate.

Il borgo di CERVO (IM)

si nota già da lontano, grazie alla splendida chiesa di San Giovanni Battista, costruita tra il 1636 e il 1734, in puro stile barocco. Trentanni, dal 1758 al 1788, è invece durata la costruzione del campanile, realizzato su disegno del pittore Francesco Carrega.
Di notte, completamente illuminato, sembra un faro guida per i naviganti.

La visita inizia dalla via Aurelia e si inerpica lungo i viottoli lastricati a pietra che, benché faticosi da percorrere data l’erta salita, offrono degli scorci superbi sulle antiche case medievali, disposte a schiera, che conservano ancora gli archi dei porticati originali.
Molti sono i palazzi nobiliari che testimoniano la passata agiatezza degli abitanti di Cervo, ma ciò che colpisce maggiormente è l’insieme del borgo, con i giochi d’ombra tra gli stretti vicoli e le case d’epoca, l’abbondante vegetazione e il colore cobalto del mare.

La sua esposizione e il suo clima mite anche in inverno permettono pause rilassanti nei numerosi caffè all’aperto, da cui si godono viste magnifiche sugli angoli più caratteristici. La sommità del colle, dove si trova il castello dei Clavesana, fa dimenticare d’incanto la fatica per raggiungerla e ci mostra una fortezza che, nonostante il passare del tempo e le trasformazioni subite, non ha perso i tratti della sua imponenza originaria.
La piazza del castello esaurisce la visita di Cervo, che però ci regala ancora un’ultima vista mozzafiato sul golfo dianese. I prodotti tipici di questa parte della Liguria sono le olive, da cui si ricava un olio di qualità superlativa e il vino Vermentino, il cui vitigno venne importato da Candia.

Cervo (IM)

ZUCCARELLO (SV)

fu fondato con atto notarile nel 1248, anche se la sua prima menzione risa e al 1233 e, di quell’epoca, conserva ancora molti monumenti. L’urbanistica del suo centro storico è rimasta immutata ne tempo e consiste di un’unica via centrale, fiancheggiata su entrambi i lati da portici con pilastri e archi di forme diverse.
All’interno del borgo si diramano numerosi carruggi dall’aspetto pittoresco e contorto, su cui si affacciano le tipiche case liguri, alte e strette.

Tra gli edifici religiosi sono degni di visita la chiesa di San Bartolomeo, costruita tra l’XI e il XII secolo, l’oratorio di Santa Maria Nascente, terminato nel XVIII secolo e al cui interno viene conservato un crocifisso del XV secolo, portato in processione durante le celebrazioni del Venerdì Santo e la cappella di Sant’Antonio Abate, che presenta affreschi del tardo medioevo.

Parecchi sono anche i monumenti a carattere civile, e tutti degni di visita, a cominciare dalle numerose porte di accesso all’abitato. Tuttavia, i più significativi sembrano essere il palazzo marchionale, antecedente al 1459, il ponte romanico sul torrente Neva che, per la sua particolare architettura, apparve sul Times negli anni sessanta e ancora ora è uno degli elementi più fotografati in assoluto.
Tra le architetture militari si ricorda il castello, citato per la prima volta nel 1233 e più volte restaurato nel corso dei secoli. L’ultimo intervento risale alla fine del XVIII secolo, per opera del generale napoleonico Andrea Massena.

Il piatto tipico di Zuccarello è la torta pasqualina, una torta salata ripiena di erbe, di ricotta e di uova e il tutto racchiuso da una pasta sfoglia che deve essere composta da trentatre fogli, come gli anni di Gesù. Esiste una versione anche con i carciofi, ma quella originale richiede solamente le bietole.

BIENNO (BS)

è un comune della Val Camonica, denominato il paese del ferro per le innumerevoli fucine che, sin dall’antichità, hanno scandito la vita del borgo, rendendolo florido. Già nell’anno mille è stato scavato il canale “Vaso Re”, per fornire acqua alle numerose ruote idrauliche che venivano utilizzate per muovere i magli, usati per la forgiatura del ferro, i mulini e le segherie.

In virtù del benessere economico, prodotto da queste attività, Bienno si è arricchito, nel corso dei secoli, di un patrimonio architettonico di sicuro pregio che oggi, per nostra fortuna, è a disposizione di chiunque lo voglia ammirare.
Due sono gli itinerari consigliati per scoprire le bellezze del paese: quello chiamato “Alla scoperta del Vaso Re”, che racconta la storia dell’artigianato del borgo e conduce il visitatore a scoprire le fucine, di cui una ancora funzionante ad acqua, il mulino, anch’esso ancora funzionante ad acqua e che produce dell’ottima farina da polenta e le opere idrauliche.

Si tratta, senza alcun dubbio, di un percorso molto interessante, che piacerà sia agli adulti che ai bambini.
Il secondo itinerario, denominato “II racconto delle pietre” vuole portare il visitatore nella Bienno monumentale, fatta di edifici civili e religiosi di sicuro interesse artistico, con date di costruzione che spaziano dal 1075 al 1647.

Il piatto tipico del borgo sono i Casoncelli, una specie di ravioli di notevole dimensione, ripieni di bollito o arrosto di carne, salsiccia, pane, formaggio grattugiato, uova, sale, prezzemolo e conditi con burro fuso e formaggio.
Il dolce tradizionale è la “Spongada”, una soffice focaccia di farina, uova, burro, zucchero, sale, latte, lievito.
Poiché le immagini servono più delle parole, citiamo i link di due video, di cui uno appositamente preparato per la partecipazione del borgo alla trasmissione televisiva “Alle Falde del Kilimangiaro”, in cui la Signora Matilde Comensoli, gentile titolare del locale Ufficio Turistico, ci porta per mano in un viaggio virtuale a conoscere Bienno:

TREMOSINE SUL GARDA (BS)

smentisce forse i buoni propositi, espressi in premessa, sui criteri adottati per la selezione dei borghi, in quanto ci siamo lasciati influenzare dalla sua splendida posizione sul lago.
Ci auguriamo che i lettori ci perdoneranno questa piccola contraddizione. In realtà, tra le diciotto frazioni che ne compongono il territorio, solamente Campione si trova direttamente sul Garda, mentre tutte le altre sono disposte sullo splendido altopiano.

Pur avendo un centro storico di tutto rispetto, con un’architettura tradizionale sicuramente di effetto, è la natura a rendere Tremosine così ricercata dai turisti. Naturalmente il lago la fa da padrone, ma chi è interessato al territorio e non si accontenta del richiamo più turistico, troverà, nei dintorni, altri luoghi che non hanno nulla da invidiare al Benàco e, infatti, basta visitare la Forra del Brasa, dove la roccia è stata scavata per secoli dalle acque del torrente o percorrere una delle vecchie mulattiere che si snodano lungo i fianchi della montagna, per rendersi conto che non sempre i luoghi più frequentati dai turisti sono anche i più belli.
Il piatto tipico più richiesto è lo spiedo, che si gusta con polenta e un buon vino rosso.
Di gusto particolare è la cùsa, che si prepara con farina nera, formaggio e burro.

BORGHETTO (VR),

piccola frazione di Veleggio sul Mincio, può essere tranquillamente definito borgo d’acqua e di mulini. La sua posizione sul Mincio, di cui ha utilizzato a forza motrice per muovere le macine, ne fa un tutt’uno con il liquido elemento.
A prescindere dal ponte visconteo, diga fortificata costruita nel 1393 da Gian Galeazzo Visconti e dalla chiesa di San Marco Evangelista, del 1759, Borghetto non è altro che un agglomerato di poche case, con tre mulini che sembrano galleggiare sul fiume.

La definizione di agglomerato non può e non deve trarre, però, in inganno il lettore, in quanto questo piccolo centro è una perla di altissima caratura e, chiunque lo abbia visitato, non si sarebbe stupito se avesse visto emergere una ninfa dalle verdi acque del Mincio.

I mulini sono stati restaurati e trasformati in raffinate dimore, dove si può trascorrere una vacanza romantica e rilassante, in un contesto medievale risalente al 1400. Borghetto è veramente piccolo e la sua visita si esaurisce in breve tempo. Il consiglio che però ci sentiamo di dare a coloro che lo visitano per la prima volta, è di prolungare la sosta sino a sera quando, passeggiando tra le stradine pittoresche, si potrà godere di un tramonto da cartolina.

I celebri tortellini di Valeggio costituiscono il piatto tipico della zona. Di regola conditi con burro e salvia, si possono anche gustare in brodo. Il fiume fornisce la materia prima per i secondi come il luccio, la trota e l’anguilla, da gustare accompagnati dai vini DOC della zona, il Bianco di Custoza e il Bardolino.

Borghetto (VR)

PORTOBUFFOLÈ (TV

Non c’è bisogno di entrare nel centro storico di PORTOBUFFOLÈ (TV) per rendersi conto di ciò che racchiude questo piccolo, ma prezioso scrigno. E’ sufficiente avvicinarsi al ponte che permette di raggiungere porta Friuli per capire il motivo per cui s’è guadagnato la qualifica che gli è stata attribuita.

Molti sono infatti gli edifici di pregio che rendono Portobuffolè unico e il visitatore non può esimersi dall’ammirarli tutti, con la devozione che meritano le cose di pregio. E nemmeno può esimersi dal percorrere le strade e le piazze del centro, superbe collanti tra i vari monumenti storici e protagoniste di pittoreschi scorci, dove a ogni angolo si può trovare la sorpresa di scoprire un edificio religioso, come la chiesa dei Servi, il Duomo, la chiesa di San Rocco e l’oratorio di Santa Teresa o edifici civili come la torre civica, il monte di pietà, la casa di Gaia Da Camino, la vecchia dogana, villa Giustiniani e i già menzionati ponte e porta Friuli.

Molte sono le specialità culinarie locali. Gnocchetti al sugo d’anatra, rognone di vitello, risotto al piccione, baccalà, trippa e un piatto di antico sapore contadino come la zuppa matta, a base di zucca, pane, latte e funghi sono i piatti che il visitatore potrà gustare per soddisfare l’appetito.

 

GLORENZA (BZ)

è una delle più piccole città dell’Europa, ma questa particolarità non la danneggia, anzi, ne esalta l’aspetto tardo medievale, acquisito dopo la ricostruzione del 1580, avvenuta in seguito alla distruzione perpetrata dagli elvetici nel 1499. Le mura presentano trecentocinquanta feritoie, sette torri e tre porte e sono il contenitore ideale per il centro storico di Glorenza che, oltre alla chiesa di San Pancrazio, dell’Ospedale e di San Giacomo al Maso Sòles, è ricco di case d’epoca, alcune delle quali con finestre a sporto, come casa Fròlich e la Mossisene Behausung e di trattorie, con le tipiche insegne in ferro battuto, dove è sempre piacevole fermarsi per un bicchiere di birra o di vino.

La cucina di Glorenza è tirolese e offre antipasti a base di speck, formaggi, accompagnati dal pane di segale e di grano saraceno. I primi possno essere composti da una zuppa contadina o dai canederli (knòdeln).
I secondi sono a base di carne di maiale o di agnello.

RANGO (TN)

si trova sull’altipiano del Bleggio, nella Val Giudicane, che domina dalla sua alta posizione. Salendo lungo la valle, il borgo appare all’improvviso, quasi fosse scolpito nella montagna. Pur essendo un tipico villaggio di montagna, con le sue antiche case che si appoggiano una all’altra, collegate da portici e da cortili interni, tanto che il paese appare come una possente fortezza, conserva ancora qualche reminescenza rinascimentale, come la splendida bifora che ci accoglie all’entrata.

Descrivere Rango in modo da dargli la giustizia che merita è quasi impossibile, tanto è articolata l’architettura tipica contadina, che qui ha trovato la sua massima espressione. Passeggiando per il borgo si ha l’impressione di trovarsi in un presepio e questo è tanto più vero durante i mercatini natalizi, quando le luci creano quella particolare atmosfera che incanta sia i bambini che gli adulti. Tra i piatti della gastronomia tipica segnaliamo la ciuiga, salame confezionato con carne di maiale e rape, la spressa delle Giudicane e la luganega.

CORDOVADO (PN)

è un borgo medievale posto su uno dei due rami del Tagliamento e, infatti, il suo nome latino, Curtis de Vado, designa un grande complesso agricolo, situato nei pressi di un guado. L’attuale urbanistica è il risultato di più interventi succedutisi nel corso dei secoli e, in particolar modo, tra il XV e il XIX secolo e questa commistione di stili è proprio ciò che ha conferito a Cordovado quella bellezza che lo rende così affascinante.

Molti sono i complessi architettonici che costituiscono il vanto di questo comune della bassa friulana. Tra quelli civili ci piace citare palazzo Freschi-Piccolo-mini, costruito tra il 1669 e il 1704, il cinquecentesco palazzo Beccaris-Nonis, il convento dei Domenicani, costruito all’inizio del settecento e trasformato nel XIX secolo in tre distinte dimore nobiliari: Cecchini, Mainardi e Mazin o, ancora, i palazzi Agricola e Bozza, posti proprio di fronte al castello medievale o di ciò che ne rimane.

Tre sono gli edifici religiosi di Cordovado: il seicentesco santuario della Madonna, l’oratorio di Santa Caterina, sorto probabilmente nel XIV secolo e il duomo di Sant’Andrea, rimaneggiato nel tardo ‘400.
Non molto lontano da Cordovado, meritano una visita i mulini di Stalis e il palazzo Soppelsa nella frazione Belvedere.

Il piatto tipico del borgo è il muset e brovada, cotechino con contorno di rape bianche macerate nella vinaccia di uva nera, bagnata con acqua calda.

VALVASONE (PN)

Posto anch’esso sul Tagliamento, VALVASONE (PN) è un altro di quei borghi che entrano subito nel cuore dei visitatori.
E’ infatti talmente affascinante da essere diventato, nel corso degli anni, la location più ambita per la celebrazione dei matrimoni, tanto è vero che viene definito come il borgo delle spose.

Il suo splendido contesto storico, dove ogni stradina o piazza ospita case porticate, abitazioni medievali e rinascimentali, mulini e pozzi, senza parlare del castello medievale, del duomo e di tutti i palazzi nobiliari, è diventato un richiamo irresistibile per le giovani coppie. Come il borgo precedente, anche Valvasone offre, come piatto tipico, il muset e brovada.

Si ringraziano: Massimo Tamone del Comune di Etroubles,
Annalisa Ghella del Comune di Neive,
Matilde Comensoli di Bienno Turismo,
la Pro Loco di Tremosine,
Federico Zenari del Comune di Valeggio,
Diana Pasquali dell’ Ufficio Turistico di Portobuffolè,
Rosanna Bassetti delì’APT Comano Terme,
Lucia Scimone dell’ufficio Turistico di Valvasone,
Lorena Zuccolo dell’Agenzia Turismo FVG

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