Cilento Parco nazionale

Parco nazionale del Cilento

Nella più grande area protetta d’Italia s’incontrano lontre e lupi, sì percorrono gallerie sotterranee e sentieri montani, si va dall’ Appennino al mare della Magna Grecia… “senza dimenticare che proprio qui è nata la dieta mediterranea    di Enrico Martino  da Rivista MERIDIANI

Le gole del Bussento – dove crescono muschi, felci, salici e ontani – sono tutelate da un’oasi del Wwf (creata nel 1985), che si estende per circa 600 ettari. Il fiume nasce sul versante meridionale del monte Cervati, presso Caselle in Pittari, si inabissa in un cosiddetto inghiottitoio per riapparire da spettacolari grotte pochi chilometri più a sud, sotto l’abitato di Morigerati.

Io sono sempre entrata con rispetto, là dentro. Spesso mi sono sentita inadeguata. Un’intrusa. Ogni volta è un’esperienza nuova». Per Demetra Barra l’uniforme del Wwf che indossa quando accoglie i visitatori all’ingresso dell’Oasi protetta di Morigerati è il simbolo di anni di battaglie per salvare la “sua” grotta. Si spalanca in una forra proprio sotto il paese, e la senti ancora prima di vederla, annunciata dal rombo sempre più sordo del Bussento che esce da questa cattedrale di roccia dopo avere serpeggiato per quattro chilometri nelle viscere della terra. «È una delle più belle strutture carsiche in Italia, un fenomeno quasi unico», conferma il geologo Aniello Aloia. «Il fiume sparisce in una serie di inghiottitoi a Caselle in Pittari per riemergere a Morigerati.

Ma tutto il Parco ha una fortissima specificità, con molti elementi spettacolari. Basti pensare ai sistemi di grotte di Pertosa e Castelcivita, che nel 2010 ci hanno permesso di entrare nella rete internazionale dei Geoparchi riconosciuti dall’Unesco, appena 78 in tutto il mondo. Il nostro è il più grande d’Europa, grazie anche alle due aree marine protette, Santa Maria di Castellabate e la Costa degli Infreschi e della Masseta, dove ci sono affioramenti di falesie sottomarine, che raccontano la nascita del bacino del Mediterraneo. La geologia qui è una risorsa importante, anche se l’abbiamo trascurata a lungo, causando un dissesto che ha provocato oltre 10mila frane, che a loro volta hanno determinato l’abbandono di interi paesi, come Roscigno Vecchio e San Severino di Centola».

Il Parco nazionale del Cilento e vallo di Diano, pensato negli anni Venti e sponsorizzato addirittura dal filosofo Benedetto Croce, nasce ufficialmente nel 1990 ed è la più estesa area protetta d’Italia. Riconosciuto dal 1998 dall’Unesco come paesaggio culturale dell’Umanità, è una realtà complessa che ospita 270mila abitanti in 80 comuni, con riserve naturali che spaziano dalla fascia costiera al monte Cervati, il più alto della Campania, centri archeologici e villaggi arroccati sulle montagne.

Ricorda Amilcare Troiano, presidente del Parco (attuale presidente: dott. Tommaso Pellegrino) : «II Cilento ha avuto un grande ruolo nel riconoscimento della dieta mediterranea, che l’Unesco ha proclamato patrimonio immateriale dell’Umanità alla fine del 2010. Ebbene, il biologo americano Ancel Keys, che l’ha resa famosa e “ufficiale”, ha iniziato a studiarla qui, a Pioppi, dove ha vissuto per 28 anni. Dovremmo utilizzare proprio lo stile di vita slow, alla cilentana, per promuovere il Parco, che già di per sé è un valore aggiunto in un territorio. Infatti, l’unico turismo che non è in calo è quello naturalistico-culturale ».

Fin dal primo giorno del suo insediamento, Amilcare Troiano si è battuto perché la Regione Campania approvasse finalmente il Piano di gestione del Parco, strumento indispensabile per mantenere in equilibrio le esigenze di conservazione del patrimonio ambientale, antropologico, storico e culturale con quelle dello sviluppo economico. L’ok è arrivato alla fine del 2009, dopo dieci anni di attesa.

La lotta per salvare le ricchezze del Cilento  è però spesso partita da persone come Demetra Barra, che nel 1988 ha iniziato uno sciopero della fame per far approvare il progetto di valorizzazione della grotta di Morigerati. «Eravamo una decina di giovani e abbiamo deciso di andare fino in fondo in quella battaglia piena di ideali. Abbiamo vinto. Per costruire ponti e sentieri, abbiamo portato la sabbia, il cemento e i chiodi… poi, nel 1995, è nata l’Oasi del Wwf, l’unica in Italia con una caverna e un’importante colonia di lontre. Nei primi anni qualche visitatore si portava via le stalattiti o scriveva sulle pareti; adesso i bambini del paese non schiacciano nemmeno gli insetti, ma anzi li osservano e chiedono che cosa siano».

Mentre Demetra continua a «sconvolgere la vita ai compaesani» – come dice lei – sostenendo l’idea dell’istituzione di un’area faunistica del lupo, il sindaco di Morigerati Cono D’Elia (soprannominato, non a caso, “o’ volcano”) ha coinvolto l’intero borgo in un progetto di turismo diffuso e sostenibile, dando una possibilità di sviluppo a una comunità che nel 2010 ha registrato solo tre matrimoni e dove molti giovani vivono grazie alla pensione (che arriva dalla Germania) dei parenti. «Fabbriche non ne possiamo fare e nemmeno abbiamo i numeri per competere nel settore balneare e in quello agricolo, specie in termini di quantità. Però con un habitat quasi intatto a pochi  chilometri dalla costa, possiamo costruire un brand e rilanciare una produzione agricola di qualità». È nato così “Morigerati paese-ambiente”, che offre “ospitalità diffusa” in case vacanze, casali e in un albergo, soluzioni diverse e a costi contenuti sparse sul territorio di Morigerati. Il Comune offre un servizio gratuito di navetta, per andare al mare o effettuare trekking ed escursioni. Da questo punto di vista l’offerta è davvero impressionante.

All’estremità settentrionale del Parco, per esempio, un cartello annuncia: “Lavori in corso da 35 milioni di anni”.

Franco D’Orilia, presidente della Fondazione Mida, alla fine degli anni Novanta ha trasformato le grotte dell’Angelo a Pertosa (che contano decine di migliaia di visitatori) in un modello di turismo diverso, inventando persino lo speleorafting per permettere a tutti di sperimentare un percorso sotterraneo. Spiega D’Orilia: «All’ingresso di queste cavità sono state scoperte tracce dell’unico sistema palafitticolo in grotta d’Europa. Così abbiamo realizzato un museo per raccontare non solo come sono questi ipogei, ma anche come sono stati utilizzati dall’uomo. E dal 2006 lì viene rappresentato l’Inferno di Dante, con percorsi per piccoli gruppi».

Certo, problemi ne sono, come fa notare Nicola Ventre, presidente dell’associazione delle guide del Parco e responsabile della gestione dell’Oasi del Wwf. «L’autunno scorso un tour operator tedesco ha annunciato l’esclusione del Cilento dai propri itinerari per  pessimo stato dei sentieri». Come in un gioco di specchi, ogni soggetto scarica la responsabilità su qualcun altro: gli operatori turistici che si affidano a guide  non professionali, le comunità montane che tracciano percorsi in modo improvvisato, l’Ente Parco che non è in grado di imporre ai Comuni la manutenzione… Per Angelika Bartholomài, coordinatrice di “Morigerati paese-ambiente”, il problema è reale: «Ci sono le passeggiate belle e segnalate (che però sono magari franate) e quelle che nessuno trova, perché non c’è un’indicazione. Inoltre i turisti spesso vogliono effettuare circuiti che toccano più località, le quali difficilmente collaborano fra loro. Insomma: i sentieri sono una cosa seria e il Cai o le associazioni di trekking sarebbero disposti anche a metterli a posto, ma c’è sempre qualche nuovo ostacolo».

Probabilmente all’origine di molte diatribe c’è il fatto che il Parco viene vissuto come un corpo estraneo, che impone vincoli. Nell’area marina protetta istituita nel 2009 fra Marina di Camerota e Scario si cerca di prevenire l’insorgenza di questo risentimento. «Stiamo localizzando punti di ormeggio che non danneggino il fondale e abbiamo fatto molte riunioni con tutti i soggetti interessati, perché l’istituzione di una riserva non può essere calata dall’alto. Bisogna tenere in considerazione non solo le necessità di tutela delle risorse naturalistiche, ma anche i bisogni socio-abitativi», dice Floriana Di Stefano, del dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Napoli “Parthenope”. «All’inizio ci guardavano come “quelli che vengono a rovinarci la vita”, ma adesso chiedono dove possono ancorarsi senza distruggere le praterie di posidonia».

In effetti, per molti la costa del Cilento è solo un susseguirsi di splendide spiagge, ma il suo segreto è altrove, magari alla fine di una galleria buia come un ingresso degli inferi, che sbuca sul fondo di un gigantesco cilindro di pietra illuminato solo da uno spicchio di cielo. Anche il nome è un po’ inquietante (inghiottitoio dell’Affondatore di Vallivona), una microscopica Amazzonia con la sua fitta vegetazione perennemente inumidita dall’acqua che filtra dalle pareti di roccia. L’unico rumore nel silenzio ovattato che rende incerta ogni cosa è quello di una piccola cascata.

NELLA TERRA DI PARMENIDE

Il Parco nazionale del Cilento e vallo di Diano offre un’incredibile varietà di specie, paesaggi e testimonianze storiche, vista anche la sua vastità (182mila chilometri quadrati). Corrisponde alla parte meridionale della provincia di Salerno, compresa tra la piana del Sele a nord, la Basilicata a est e a sud e il mar Tirreno a ovest. Comprende, in tutto o in parte, i territori di 8 comunità montane e 80 comuni. Si scende dai 1.898 metri del monte Cervati fino all’Area marina protetta di Santa Maria di Castellabate e a quella di Costa degli Infreschi e della Masseta, molto diverse fra loro. La prima, costituita da pinete e basse scogliere, include l’isoletta di Licosa con fondali che nascondono i resti di un porto romano; la seconda è caratterizzata da falesie in cui si aprono numerose cavità marine.

Montagne e grotte

L’interno del Parco comprende aree collinari e sistemi montuosi come gli Alburni e il Cervati, le gole del Calore e la forra del Diavolo presso Geritola, ma soprattutto spettacolari grotte. Le più conosciute sono quelle dell’Angelo fra Polla e Pertosa. Il percorso multimediale geo-speleo-archeologico allestito nel museo racconta la frequentazione di questi ambienti da parte dell’uomo (piazza G. De Marco, Pertosa, tel. ‘0975397037, www. grottedellangelo.sa.it). Ci sono anche le grotte di Castelcivita (www.grottedicastelcivita. com) e di Morigerati (www. grottedimorigerati.it).

Orchidee e primule

La biodiversità è rappresentata da oltre 1.800 piante autoctone che comprendono soprattutto specie tipicamente mediterranee, dalle oltre cento varietà di orchidee selvatiche che fioriscono ogni maggio nella valle delle Orchidee, sugli Albumi, fino alla rara primula di Palinuro, simbolo del Parco.

Lontre e lupi

La fauna comprende aquile reali e altri numerosi rapaci, la rara salamandra dagli occhiali ma, soprattutto, la più importante colonia italiana di lontre nell’Oasi del Wwf a Morigerati. Piccoli branchi di lupi, per i quali si sta lavorando a un progetto di area faunistica, vivono sul Cervati e sugli Alburni (http://nuke. comunitamontanaalburni.it).

Storia millenaria

Oltre a molti borghi come Roccagloriosa, espressioni dell’interessante architettura tradizionale, nel Parco ci sono rilevanti testimonianze artistiche e archeologiche. A Velia (l’Elea patria dei filosofi Parmenide e Zenone) la Porta Rosa è l’unico esempio conosciuto di arco greco. Nel vallo di Diano, la certosa di San Lorenzo di Padula  è la più grande d’Europa; al suo interno ospita il Museo archeologico provinciale della Lucania Occidentale (tel. ‘097577745, ‘www.comune.padula. sa.it/davedere/certosa/certosa. htm; orari: 9-20, chiuso martedì). Appena oltre i confini del Parco, Paestum  è uno dei più importanti siti archeologici della Magna Grecia.

Alici & ricotta

L’agricoltura di qualità è rappresentata dai presidi di Slow Food che tutelano le alici di menaica (“menaica” è la particolare rete con la quale si catturano) a Pisciotta, la cacioricotta del Cilento, il carciofo bianco di Pertosa, la soppressala di Gioì e il fagiolo di Controne (per informazioni, ‘www. slowfoodcampania. com e ‘www.presidislowfood.it).

Per informazioni

Sede del Parco: piazza S. Caterina 8, Vallo della Lucania (Sa), tel ‘0974719911 (www.cilentaediano.it).

FOTO:

# i giochi di luce colorata in due ambienti del sistema di grotte dell’Angelo, a Pertosa.ln questo mondo ipogeo, plasmato a partire da 35 milioni di anni fa sotto il massiccio dei monti Alburni, si possono seguire alcuni percorsi, che si snodano per circa tre chilometri tra cunicoli, gallerie e caverne fitte di stalattiti e stalagmiti.
# proteso nel mare con la sua forma  a pentadattilo, capo Palinuro si erge dalle acque con pareti di roccia verticali alte fino a 50 metri. Già noto agli antichi naviganti greci per la pericolosità delle correnti, è dominato da un faro e ospita, nelle fenditure, i nidi di numerose specie di uccelli. Famose sono le 32 cavità sottomarine, paradiso dei subacquei.
# una immersione nella Grotta Azzurra (accessibile anche in barca), che si apre nella selvaggia cala Fortuna, presso Marina di Camerota
# la parte sommitale (una sorta di altopiano) del Cervati, tetto della Campania con i suoi 1.989 metri. Il monte è ricco di fenomeni carsici e tracce di glaciazioni.
# capo Palinuro visto da una grotta.
# una vesparia o fior di vespa (“Ophrys apifera”), pianta della famiglia delle orchidee che cresce a punta Licosa.

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