Arte all’aperto sculture, sentieri… en plein air

ARTE ALL’APERTO

Installazioni, sculture, sentieri d’autore, panchine. Tutto, rigorosamente, en plein air. Dalle Alpi alla Sicilia, i musei-spettacolo senza muri, né tetto

Alcuni titoli/argomenti tratti da articolo Arte ALL’APERTO  presente  nel Mensile DOVE  Maggio 2020

E ANCHE UN BEL GIOCO

I percorsi dell’arte open air sono perfetti per una gita in famiglia, soprattutto in Trentino. Un esempio? RespirART, in Val di Fiemme (nella foto sopra), organizza anche attività per i bambini e visite animate in cui i capolavori dell’arte contemporanea diventano teatri e occasioni ludiche. Ci sono però percorsi che, per la loro accessibilità e giocosità, sono più indicati per chi viaggia con i figli. Luoghi dove (quasi) tutto si può toccare, con l’avvertenza di verificarne prima l’apertura e agibilità.

Dettaglio Opera Cedric Le Borgne. La Donna invisibile. Dal 2018 nel bosco dell’area di Malga Costa , lungo il percorso di Arte Sella, in Valsugana. E’ uno dei più interessanti esempi di Land Art in Trentino.

In una pineta vicino al lago di Ledro (Tn) appena a nordovest del Garda, il percorso Ledro Land Art mette in fila una ventina di opere, realizzate con materiali naturali, che diventano una riflessione sul rapporto tra uomo e territorio. Trovarle, mimetizzate nel verde, è una piccola caccia al tesoro. Il percorso è semplice, ben indicato, fruibile in ogni stagione e all’inizio del bosco, in un box di legno, si trova una mappa con tutte le tappe da scoprire. Molte installazioni – mucche dalle grandi corna d’acciaio, chiocciole e ricci giganti, altalene di legno e corde, scope sospese nella radura – sembrano proprio grandi giocattoli.

Poco lontano, Drena è un borgo del Garda trentino famoso per le castagne e l’imponente castello. Qui, lungo un sentiero, si nasconde la Drena Open Air Gallery, un sentiero di magiche installazioni da scoprire e interpretare. Si parte da una tribù di rane colorate che ricoprono una grande roccia, per poi addentrarsi nel bosco e incontrare, passo dopo passo, tante altre sorprese capaci di stupire e incuriosire i piccoli visitatori: draghi e clessidre giganti, lampade e televisori che si aprono sul paesaggio, guerrieri e animali fantastici e un’area dedicata al tempo. L’itinerario, parzialmente percorribile con i passeggini, è aperto tutto l’anno.

Il respiro degli alberi a Lavarone, nell’Alpe Cimbra, è un semplice percorso di circa due chilometri, con poco dislivello, libero e fruibile in ogni stagione, che ruota intorno al tema della pianta, simbolo della vita. Ecco alberi capovolti le cui radici respirano la luce, altri aperti che dialogano con chi si avvicina, altri ancora feriti, custodi di ricordi, storie e segreti. Ogni opera, per il bambino, è un indizio da trovare e interpretare, per poi raggiungere il termine del sentiero con il suo tesoro: un sorprendente punto panoramico sulla Valsugana e sul lago di Caldonazzo. Con i tavoli da picnic, panoramici, per fare una merenda al sacco prima di rientrare, percorrendo il medesimo sentiero.

Mary Franzoni

LARGHE VEDUTE

Sono oltre 90, in gran parte in Piemonte, le grandi panchine che stanno popolando alcuni tra i più bei punti panoramici del Paese. La prima, tutta rossa, è sorta nel 2010, sul terreno della Borgata a Clavesana, nel Cuneese, per opera di Chris Bangle, architetto americano che oggi vive e lavora qui. L’idea, fra la Land Art e il marketing territoriale, è che queste enormi strutture, familiari ma fuori scala, siano un invito ad arrampicarsi, sedersi e tornare un po’ bambini, ad ammirare paesaggi familiari con una prospettiva nuova. La loro massima concentrazione è in Alta Langa (nella foto sopra, la Big Bench di Vezza d’Alba, Cn), dove sono previste nuove installazioni nel 2021, ma se ne awistano anche in Trentino, nel cuore della Toscana (e, all’estero, in Scozia).

Le panchine giganti sono finanziate da donazioni private. I disegni e le tecniche di costruzione continuano a essere forniti da Chris Bangle, a condizione che l’installazione sorga in punti
panoramici, accessibili a tutti, per divenire esperienza collettiva e luogo di incontro. Soprattutto, in ogni località, il simbolo della panchina segnala un’area al visitatore, indica l’avvio di un progetto di censimento, sostegno e pubblicità delle culture locali, dei saperi artigiani e delle eccellenze enogastronomiche.

“Un segnale di energia positiva”, spiega Bangle, che oggi sogna di vederne una in ogni area di crisi o svantaggiata del pianeta. La mappa delle panchine italiane, con le coordinate geografiche, è
su bigbenchcommunityproject.org.       Luca Sartori

MARCO CAPPELLETTI  ANGELO CRICCHI

SICILIA: IL CANTO DELLE MACERIE

“Io farei così, compattiamo le macerie che tanto sono un problema per tutti, le armiamo per bene, e con il cemento facciamo un immenso cret­to bianco, così che resti perenne ricordo di questo avvenimento”. Parlava in questo modo Alberto Burri di fronte alle rovine di Gibellina vecchia, devastata dal terremoto del Belice del 14 gennaio 1968. Era giunto in questa terra bruciata dal sole dopo l’appello del sindaco Ludovico Corrao: bisogna­va ridare slancio alla storia, alla cultura, lasciare un traccia. Era il 1985.

Burri fece colare, sopra le macerie, cemento fino a creare un gigantesco Cretto (così l’artista chiamava le opere di colore bianco o nero, dalla superficie screpolata come la terra essicata), una sorta di immenso simulacro bianco. Oggi si vede a chilometri di distanza nella campagna trapanese: la più grande opera di Land  Art al mondo proprio sopra il paese distrutto.

Un omaggio alla memoria, ma anche un’opera custode della storia. “Il Cretto di Gibellina non è solo un ge­sto umanissimo di pietas. Non si limita a commemorare poeticamente una tragedia. Esso mostra il valore profondo che accompagna l’azione dell’arte in quanto tale: la morte non è l’ultima parola sulla vita, la forma dell’opera salva il mondo dal puro orrore”, scrive Massimo Recalcati nel suo Alberto Burri.

Il grande Cretto di Gibellina, con immagini in bianco e nero di Aurelio Amendola (Magonza editore, 2018). Si cammina lungo i tagli, scavati come fossero crepe nel terreno, profondi poco più di un metro e mezzo: erano le strade del paese e l’opera ricalca i tracciati delle vie. Il percorso è un labirinto che insegue il profilo della collina, riproduce la geometria delle strade, la forma del paese. “Ci si può smarrire, ma è fatto anche per alzare lo sguardo.

Un luogo straordinario dove l’uomo non deve sentirsi sommerso”, sottolinea il critico e storico dell’arte palermitano Sergio Troisi. Così lo immaginò Burri, che rivoluzionò la materia pittorica con legni bruciati, pittura rosso fuoco, combustioni di plastiche ed elaborò i cretti a partire dal 1973. Ancora oggi, esplorando questa mappa, si ha l’impressione di solcare un luogo mistico, di inoltrarsi in un sentiero che alterna luce a smarrimento.

Forse perché “l’arte non può accontentarsi di celebrare il visibile e il suo ordine conformistico, ma deve discendere nell’abisso dell’informe, del Terrificante, dove incontriamo, insieme alle macerie del mondo, le nostre”, scrive ancora Recalcati. Resta il tempo per vedere Gibellina nuova e gli esiti di quell’esperimento di “rico­struzione” affidato ad artisti celebri, da Pietro Consagra a Carla Accardi, da Andrea Cascella a Mimmo Paladino. Oltre 60 tra installazioni e sculture: uno “slancio intellettuale rarissimo per il periodo” ricorda Sergio Troisi.

Sotto: Mauro Staccioli, Piramide 38° Parallelo (2010), a Motta d’Affermo (Me); . Luigi Mainolfì, Terra e fuoco (1996), a Castel di Tusa (Me). Sono entrambe opere del percorso di Fiumara d’arte.

Sulla costa settentrionale sicula, a Castel di Tusa, Fiumara d’ar­te è una galleria a ciclo aperto che riunisce i grandi della scultura contem­poranea alla foce del fiume Tusa. Un’idea di Antonio Presti, collezionista che, nel 1982, alla morte del padre, chiese allo scultore Pietro Consagra un monumento funebre da donare alla collettività. Ne nacque, nel 1986, un percorso ispirato alla prima stagione della Land Art, quella che plasmava e sottolineava gli spazi aperti con grandi strutture. Sono portali che incor­niciano il mare, onde di cemento nei prati, la grande piramide di Mauro Staccioli su un promontorio, teatro ogni anno a fine giugno di un Rito della luce con performance, mostre e visite guidate.

SARDEGNA: LE PIETRE CHE SUONANO

San Sperate, nel Cagliaritano, è la terra di Pinuccio Sciola (1942-2016), che qui promosse l’arte dei murales e ideò le Pietre sonore, sculture di grande inventiva, con un utilizzo sempre ispirato dei diversi minerali, espo­ste nei maggiori musei del mondo. Molte di esse sono nel grande Giardino sonoro della sua abitazione, in paese. Ma è tutta la zona a essere ormai un grande libro dell’arte contemporanea, con il Giardino fantastico di Fiorenzo Pilla, raccolta di opere con materiali recuperati, e oltre 400 tra sculture e installazioni nel borgo. Arte che cambia i luoghi. E anche le persone.

 

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