Spagyria Curarsi con le piante

I rimedi della Spagyria

Affonda le radici in epoche imprecisate questa filosofia -medicina antichissima, con richiami magici e simbolici, che cura anche chi la pratica.

Il rimedio spagirico, a differenza della normale tintura madre, richiede complesse operazioni di preparazione che rivelano i suoi legami con l’alchimia, e che richiedono a volte molto tempo e attrezzature del tutto particolari.

Articolo da Rivista Casa in fiore  (2004)

La spagyria, o arte spagirìca, è una forma di cura intrecciata con l’alchimia, che ha avuto origine probabilmente con gli antichi Egizi. In Europa si è diffusa grazie al medico e filosofo svizzero Paracelso (1493 – 1541), e come tutte le arti occulte dell’epoca è caratterizzata da complessi sistemi di simboli e da un linguaggio poco comprensibile ai non iniziati. » Alcuni considerano l’arte spagirica come una sorta di antenata dell’omeopatia, perché anche in questa medicina il rimedio risulta, all’analisi, molto leggero e in alcuni casi privo dei principi attivi della pianta.

I punti di­vergenti sono comunque su­periori alle somiglianze: an­che la spagyria, come l’omeopatia, utilizza rimedi diluiti e mira a curare non il sintomo ma la persona. Però nell’arte spagirica la prepa­razione del rimedio è preceduta da un profondo lavoro di ricerca spirituale e di purificazione personale che manca nell’omeopatia.

L’ar­te spagirica affonda le pro­prie radici nelle scienza oc­culte medievali o di epoche precedenti, e quindi anche quello che si è fin qui scoper­to rimane aperto a nuove e ad altri livelli di lettura.

La tintura in 4 passaggi

II grado di complessità della preparazione varia in base alle scuole di pensiero e alla maturità di chi esegue la preparazione.

A titolo d’esempio, le  fasi qui descritte sono molto semplificate rispetto alle operazioni che può compiere un esperto.

Si dovrebbe partire sempre da piante in ottime condizioni, possibilmente fresche e prive di qualunque traccia di metalli pesanti o di trattamenti chimici.

1 macerazione

Secondo l’erba impiegata, la macerazione in acqua pura, piovana o di fonte, può durare da qualche ora a diverse settimane.

Al termine di questo periodo, l’erba viene delicatamente asciugata, eventualmente sminuzzata e posta in un contenitore a palla di pirex (quel materiale simile al vetro che può essere sottoposto al calore) per la distillazione.

2 distillazione

II pallone di pirex che contiene il vegetale viene collegato a un raffreddatore e, accendendo il fuoco, si da inizio alla distillazione.

Al termine dell’operazione saranno riconoscibili i tre elementi primari: un’acqua acidula, che corrisponde al mercurio (quindi allo spirito della pianta), su cui galleggiano l’olio essenziale (zolfo/anima) e un residuo di distillazione.

3  calcinazione

II residuo della distillazione viene calcinato, portato ad altissime temperature per ottenere una cenere che contiene i sali minerali e gli oligoelementi della pianta stessa.

Questo trattamento permette di ottenere un sale purissimo, corrispondente al corpo della pianta.

4 riunificazione

L’acqua acidula e l’olio essenziale vengono ancora lavorati fino a raggiungere la giusta purezza e solo alla fine i tre componenti vengono riuniti per dare vita al rimedio spagirico.

Dalle sostanze primarie alla quintessenza

Le complesse preparazioni dell’arte spagirica hanno lo scopo di esaltare al massimo le virtù curative non solo dell’erba ma anche dei minerali o dei rimedi animali impiegati.

Secondo questa filosofia per i rimedi vegetali, ogni cosa in natura è composta da tre sostanze chiamate primarie o i tre principi filosofici: sale (solubile o Sal salis e non solubile o Caput Mortum), zolfo e mercurio (che rappresentano | simbolicamente corpo, anima e spirito), che vanno scisse,  ovvero purificate, con procedimenti separati e alla fine riunite in una forma quasi  sublimata e perfetta.

Questo lungo lavoro da origine a quello  che è chiamato  quintessenza, i vale a dire il rimedio che contiene anche le proprietà più  incorporee e spirituali  della pianta  originariamente utilizzata.

Lo spagirico uomo puro

Anche nella spagyria, come nell’alchimia, i complicati processi di elaborazione delle materie non possono essere separati da un intenso lavoro spirituale di chi li effettua.

Si insiste molto, per esempio, sull’importanza del fatto che sia un uomo puro, ovvero privo di sentimenti negativi, a compiere il lavoro di riunificazione delle varie sostanze, una volta che queste sono state elaborate e purificate separatamente.

II rimedio cura quindi in primo luogo chi lo prepara, e la sua efficacia è legata in buona parte al grado di competenza materiale e spirituale di chi lo ha realizzato.

I riferimenti alle altre arti occulte abbondano e c’è quindi un ripetersi, nelle ricette spagiriche,
di numeri magici (in particolare il 3, il 4, il 7) e di simboli che creano collegamenti con altre
scuole di pensiero in voga a quell’epoca (come la cabala e l’astrologia, solo per citarne alcune).

In pratica, chiusi nei rispettivi laboratori raffinando con pazienza i diversi materiali, lo spagirico e l’alchimista raffinano in definitiva anche sé stessi.

Gli alchimisti cercarono l’elisir di lunga vita

L’alchimia è un’antica arte che studiava le diverse sostanze naturali. Da qui, con una lenta evoluzione, è nata poi la chimica.
Elaborata probabilmente dagli Arabi intorno al XIII secolo, si ritiene che avesse lo scopo di trovare la pietra filosofale, una sostanza in grado di trasformare il piombo in oro, e di creare l’elisir di lunga vita che avrebbe portato all’immortalità chi lo avesse bevuto.

Si sono create numerose leggende sul lavoro degli alchimisti e sulle meraviglie da loro ricercate nei laboratori, ma l’alchimia è anche stata interpretata semplicemente come un linguaggio simbolico per segnalare tappe di un percorso spirituale distinto dal cristianesimo, e quindi  all’epoca pericoloso per chi vi si dedicava.

Si usano le erbe più dìffuse

Le tinture spagiriche si presentano come rimedi liquidi (in genere “fissati” con piccole quantità di alcol), da assumere a gocce, oppure sotto forma di eleoliti o unguenti (quando con successive lavorazioni vengono diluiti in veicoli oleosi, come l’olio di ricino). In genere si assumono da 2 a 7 gocce del rimedio o della miscela di rimedi, per lunghi periodi di tempo, perché la loro azione è dolce ma profonda e mira a curare non il sintomo ma la persona nella sua totalità.

Le lavorazioni dell’arte spagirìca possono essere applicate anche ad altri prodotti usati in  erboristeria, come il miele, che, unito all’aceto con appositi procedimenti, da origine all’ossimiele.

Questo è il veicolo ideale, per esempio, per la pappa reale, garantendone una perfetta conservazione ed esaltandone le proprietà ricostituenti e rigeneranti.

I preparati spagirici  più diffusi, a base di  melissa, anice stellato, cajeput, cannella, eucalipto, garofano, lavanda, limone e rosmarino, si possono trovare nelle farmacie specializzate e nelle  erboristerie più fornite.

Paracelso, colui che rivoluzionò la medicina

II vero nome di questo medico svizzero, vissuto tra il 1493 e il 1541, era Philippus Theophrastus Bombast von Hoherheim, meglio conosciu­to come Paracelsus.

Rimasto orfano di madre in giovane età, Paracelso appre­se dal padre (medico anche lui) i fondamenti della medi­cina, della chirurgia e dell’al­chimia, proseguendo poi i suoi studi nei conventi e sotto la guida di personaggi dell’epoca, come Johann Trithemius di Spanheim, me­glio noto come Tritemio, che era considerato a quei tempi un grande esperto di magia, alchimia e astrologia. Condus­se poi una vita nomade che lo portò in giro per l’Europa (fu a lungo anche in Italia, forse a Ferrara) e in Oriente.

Idee rivoluzionarie

Secondo le numerose leggen­de che si sono intrecciate sul personaggio, nel 1521 era a Costantinopoli, dove forse en­trò in possesso della Pietra Filosofale per mano di Solomone Trismosinus, che si dice fosse ancora in vita alla fine del 1600. Ottenne poi incari­chi importanti e riconoscimen­ti ancora in Europa, ma per il suo atteggiamento verso gli altri medici dell’epoca (si dice che diede fuoco in pubblico agli scritti di Galeno e di Avicenna, considerati massime autorità in materia medica) si fece anche molti nemici e fu costretto infine a riprendere la sua vita nomade.

Morì a Salisburgo, dove fi­nalmente aveva trovato favore presso il duca Ernst di Bavie­ra.
Le sue spoglie, che riposa­vano nella chiesa di San Se­bastiano, furono in seguito ripetutamente prima disseppel­lite, poi studiate e infine in buona parte perdute.

A Paracelso si devono nu­merose idee (giunte fino a noi per mezzo dei suoi molti scrit­ti) che apparivano rivoluzio­narie all’epoca e la diffusio­ne della Dottrina della Si­gnatura (o dei Segni), secon­do la quale si potevano desumere le proprietà curative d una pianta dal suo aspetto e dalla sua somiglianzà con organi umani (per esempio la pianta della calendula, i cui fiori hanno il colore della bile. doveva servire a curare il fe­gato e le vie biliari).

Moltissimi interrogativi ri­mangono irrisolti su questo personaggio del passato, dal­le cause (forse violente) della sua morte al fatto che non avesse barba e che il suo cranio (studiato successivamente) avesse una tipica conformazione femminile.

Saperne di più

Cajeput

Albero della famiglia delle mirtacee, tipico delle regio­ni indo – malesi. Dalle sue foglie si ottiene, per distil­lazione, la sostanza liquida incolore usata poi anche per preparare i rimedi natu­rali spagirici.

Medioevo

Si chiama così il periodo storico che va dall’antichità all’età moderna. La cronolo­gia tradizionale ne fissa l’inizio alla caduta dell’im­pero romano d’Occidente (476 d.C.), la fine alla sco­perta dell’America (1492).

 Purificazione

L’atto del purificarsi, ovvero di liberarsi da scorie e im­purità, come anche da pas­sioni, tentazioni, colpe.

Simbolo

Elemento materiale, ogget­to, figura animale, persona, considerati di volta in volta rappresentativi di un’entità astratta.

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