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Le Langhe Atmosfere invernali tra le colline del Barolo


Le Langhe (Cuneo)

BIANCHE ATMOSFERE INVERNALI TRA LE COLLINE DEL BAROLO
Famoso per i vini sublimi e i grandi scrittori, quest’angolo di Piemonte sa regalare, fuori stagione, panorami ricchi di inattese suggestioni
DI PIER LUIGI BERBOTTO – FOTOGRAFIE DI NEVIO DOZ da Rivista Bell’Italia

Un manto soffice nasconde la terra che da il “re dei vini”
Sopra: Serralunga d’Alba si estende stretta e lunga (“sera longa” in dialetto locale) sulla sommità della collina; al centro svettano le tre torri del castello Falletti di Barolo (1340), una cilindrica, una quadrilatera e una pensile. Fu un farmacista di Serralunga a inventare il Barolo Chinato, variante del re dei vini aromatizzata con china calissaia. Sotto: la cartina delle Langhe con le principali località. Pagina seguente: vigneti a Barolo. L’omonimo rosso si ricava unicamente da uve Nebbiolo invecchiate per almeno 3 anni.

LANGHE “DIVERSE” SOTTO LA NEVE

Trascorso l’autunno, dissolta la gran festa di sensi ed emozioni, già è il dominio delle nebbie sonnolente, del grigiore che sa di disincanto. Dicembre, gennaio, febbraio: si direbbero i mesi diafani dell’appannamento. E invece, per le Langhe, è nuova occasione di fascino, intenso quanto inatteso. Provate a venirci, in Langa, d’inverno. Risalite la collina fino al suo punto più alto. Quindi percorrete con gli occhi l’ondulata distesa fino al profilo delle Alpi, alla maestà del Monviso. E resistete all’inevitabile smarrimento di fronte al paesaggio inedito. Dove alla precedente sontuosità di tinte è subentrata una patina di uniformità diffusa, un tocco ovattato e smussante. Oppure addentratevi in uno dei tanti, rinomati paesi: Barolo o Barbaresco, La Morrà o Rodello o Montelupo. E poi cedete al tepore e alle luci di qualche appagante trattoria. Anche qui un diverso respiro, un allentarsi di ritmi che non è torpore opaco ma crogiolo di nuove seduzioni. Sarà forse la neve, sarà l’idea di un calore di vita e d’affetti che ferve sotto la scorza candida. O sarà la rarefazione degli stimoli ad acuire la sensibilità percettiva. Un po’ quel che accade nelle grandi orchestre: dove l’affievolirsi dei suoni produce, di regola, una più accesa disponibilità emotiva in chi ascolta. E qui, proprio d’inverno, la musica dì Langa sa bene come giungere al cuore.

NON SOLO SPIRITO: ANCHE VINI, TARTUFI, CUCINA E OSPITALITÀ

Scenario privilegiato per pittori e fotografi, summa di fascinazioni per scrittori, artisti e poeti, più ancora che come entità geografica, le Langhe sembrano ambire al ruolo di categorìa dello spirito. Uno spirito, comunque, non alieno alle lusinghe della materia, dato che il territorio è via via assurto ai vertici del richiamo turistico e a emblema del buon vivere. Basterebbe, di sicuro, la qualità del paesaggio – compreso grosso modo tra i fiumi Tamaro, Belbo, Bormida e le estreme propaggini dell’Appennino Ligure – a giustificarne il grado di eccellenza. Basterebbero le sue colline floride di vigne, i suoi pittoreschi paesi, i suoi manieri, le sue pievi incastonate tra le geometrie dei filari, a sancirne la memorabilità. Eppure, se non ci fossero quei vini da favola, quel sublime tartufo bianco e, di conseguenza, quella cucina attecchita alla sua ombra odorosa che già lo scrittore e gastronomo Mario Soldati definiva “la migliore del mondo”, le Langhe non sarebbero più le Langhe. Una disposizione naturale a gustare i piaceri della vita cui va aggiunta la fioritura di alberghi, agriturismi e case d’atmosfera, in massima parte di ottima qualità, per accogliere legioni di ospiti appassionati. Qualcosa come un monile che si ammira in vetrina senza poterlo toccare. O come un quadro di museo: bello, prezioso, d’autore, ma inattingibile. E invece, per nostra fortuna, le virtù di Langa spaziano dallo splendore astratto dello spirito e dell’idea alla concreta e generosa disponibilità dei propri tesori. Una bellezza, insomma, tutta da vivere. E, soprattutto, da assaporare.
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I Crinali accompagnano lo sguardo verso le Alpi

Foto sopra:

il vallone dove si estende Barolo, con le case del borgo in primo piano; al centro, coperto dalla nebbia, s’individua la sagoma del castello che ospita l’esposizione permanente dei produttori vinicoli locali. Sopra: Castiglione Pallette, circondato dalle colline innevate che terminano con le caratteristiche creste sottili, chiamate “langhe” nella parlata locale. A destra: il profilo del Monviso, 3.841 metri, incombe su Novello.

Le viti generose di Barolo e Barbaresco nei paesaggi della grande letteratura

Per raggiungere le Langhe, splendido lembo di Piemonte che dal Cuneese volge all’Astigiano, conviene fare capo ad Alba, che ne rappresenta l’indiscussa capitale. La città è comodamente accessibile sia da Torino con l’autostrada A6 Torino-Savona, uscita Marene o Carrù, sia da Milano e da Genova con la A21 Torino-Piacenza, uscita Asti Est.

Alba: arte e gastronomia

Carta delle Langhe

Fin dal primo colpo d’occhio Alba rivela la sua duplice anima, fatta di tesori d’arte e prelibatezze gastronomiche. Passeggiando tra le strette vie del centro e le piazze perticate s’incontrano il duomo di San Lorenzo, le torri medievali, il gotico lombardo della chiesa di San Domenico, la Loggia dei Mercanti e la gloria pittorica del grande Macrino d’Alba (attivo tra il 1494 e il 1528), la cui Natività risplende nella chiesa di San Giovanni Battista. Una passeggiata di continuo allietata dalle luci e dai richiami delle vetrine di locali consacrati alla tradizione gastronomica ed enologica.

i Borghi e castelli

Passando dalla città ai suoi ricchi dintorni, si coglie subito un’analoga, felice commistione di arte e stimoli goderecci. Qui il mare sconfinato dei vigneti sembra pullulare d’infinite piccole isole formate ora da scaglie di case in allegro disordine, ora da più massicce edificazioni. Sono i dolci borghi di Langa, prosperati all’ombra di antiche torri e imponenti manieri. I più imponenti sono a Roddi e Verduno, Novello e Barolo, Serralunga e Murazzano, Mango e Barbaresco. L’ultima tappa è a Grinzane Cavour, il cui castello, risalente al XIII secolo e già residenza del conte Camillo Benso, è oggi sede del prestigioso Premio letterario Grinzane Cavour, nonché dell’Enoteca Regionale del Piemonte (aperta tutti i giorni tranne il martedì . Nelle sale del castello è allestito anche un interessante museo etnografico sulla storia della vinificazione e delle tecniche enologiche nelle Langhe (solo visite guidate, contattare l’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei Vini di Alba .

Bouquet di grandi rossi

I vini sono protagonisti dell’anima delle Langhe. Cominciando dal Barolo, “re dei vini e vino dei re”, e proseguendo con il Dolcetto, saldo di corpo e di fragranze, con la potente Barbera, l’ineffabile Nebbiolo d’Alba, l’etereo Barbaresco, fino al delizioso Moscato e all’estroverso Verduno Pelaverga dall’aroma speziato, è tutta una gamma di toni e seduzioni per la delizia degli intenditori. Numerosi i punti di degustazione e di vendita, tra cui s’impongono le grandi enoteche regionali, che annoverano, oltre a quella già menzionata di Grinzane Cavour, l’Enoteca del Barolo (piazza Falletti, Barolo,  l’Enoteca del Barbaresco (via Torino 8/a, Barbaresco, l’Enoteca Colline del Moscato d’Asti e Asti Spumante (piazza XX Settembre 19, Mango.

I LUOGHI DI CESARE PAVESE

Le Langhe non sono soltanto uno splendido repertorio d’immagini e atmosfere, ma anche il regno della dimensione letteraria, di “quell’odore rasposo di collina che sa già di vendemmia sotto il sole”. Così scriveva Cesare Pavese (foto in basso], che di Langhe s’intendeva, essendoci nato e avendole elette, nei propri libri, a “paesaggio dell’anima”. E a chi, oggi, voglia esplorare il territorio ripercorrendone i dèmoni e i miti, consigliamo di visitare Santo Stefano Belbo, per la casa natale di Pavese trasformata in museo ( chiusa al momento per riallestimento, dovrebbe riaprire a primavera 2005), e poi il fiume Belbo e la collina di Cantinella, la casa della Mora, la falegnameria del Salto, e molti altri luoghi che ricorrono nel suo romanzo più famoso, La luna e i falò. In paese è pure attivo il Centro Studi Cesare Pavese (piazza Confraternita 1.)

 

Sopra: suite di grande atmosfera a Villa Beccaris di Monforte d’Alba. Qui sotto: funghi e Barolo, accoppiata della Locanda nel Borgo Antico. In basso: la terra di Langa e uno dei suoi frutti pregiati, un grappolo di uva Nebbiolo.

FENOGLIO E LA RESISTENZA

Meno mitiche di quelle di Cesare Pavese ma piuttosto “epiche” nella rappresentazione dei fatti della Resistenza sono le Langhe di Beppe Fenogtio (1922-1963), altro grande cantore di questa terra. Sia l’Alba de I ventitré giorni della città di Alba, città natale dello scrittore, sia le campagne tra San Benedetto Belbo e Murazzano, presenti nei suoi romanzi, si ripropongono oggi in tutto il vigore paesaggistico e la potenzialità drammatica che l’autore seppe cogliervi. Suggestivo anche il Parco letterario Fenoglio, le cui coordinate, insieme a una ricca quantità di informazioni e testimonianze biografiche, si possono trovare presso il Centro Studi Beppe Fenoglio, che ha sede ad Alba, via Manzoni 8/b, .

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