Perle di un Eden Lago di Bolsena Lazio

Un contesto ambientale di indubbia suggestione, cittadine e borghi carichi di storia arte e sapori: sulle acque del lago di Bolsena, nel Viterbese, si affaccia un piccolo paradiso che invita a un turismo slow di qualità

Testo e foto Adriano Savoretti da Rivista PleinAir

Dall’anonimo pellegrino che percorreva la Via Francigena alla volta di Roma a personaggi illustri come Francesco Petrarca, Goethe o il pittore inglese William Turner, il più grande bacino vulcanico d’Europa ha sempre ammaliato tutti con la sua bellezza.

Il Lago di Bolsena, che occupa la vasta depressione creatasi al termine dell’antica attività vulcanica che plasmò l’orografia dell’alto Lazio, si trovava in posizione strategica lungo la principale direttrice per la Città Eterna.

I ben conservati e pittoreschi borghi che si affacciano sul bacino sono come le pagine di un libro dove scoprire a ogni passo vicende, aneddoti, leggende che hanno scritto la storia di questo lembo di Lazio immerso in una natura tutta da godere, praticando attività all’aria aperta o prendendosi momenti di pieno relax. Il modo più semplice per farlo è seguire le sponde scoprendo una ad una le sue cittadine, tante piccole perle di quello che il compositore francese Hector Berlioz definì “un delizioso Eden”.

La città dei miracoli Il nome del lago è legato al suo abitato principale sorto sui resti dell’etrusca Volsinii, di cui sono ancora visibili le imponenti mura, diventata poi fiorente municipium romano per la sua posizione strategica sulla Via Cassia.

Il piccolo porto di Bolsena, grazioso e animato, è il luogo adatto per una pausa dopo aver visitato il borgo sovrastato dalla Rocca Monaldeschi della Cervara risalente al 1295, epoca in cui sotto il dominio di Orvieto furono erette diverse fortezze nell’area intorno al lago. Salendo alla rocca si può apprezzare il ben conservato nucleo storico, godere belle viste sul lago e curiosare nelle botteghe artigiane; per saperne di più conviene visitare il museo ospitato all’interno dell’antica fortezza.

Tra le varie sezioni ci si muove in un affascinate viaggio nel tempo che dalla formazione del territorio, passando per i primi insediamenti umani risalenti alla protostoria, giunge fino allo splendore dell’epoca etrusco-romana. C’è anche un’intera sezione dedicata alla biologia del lago dove, in diversi acquari che riproducono l’ambiente lacustre, è possibile osservare le principali specie di pesci e anfibi che popolano le sue acque.

Non manca una testimonianza decisamente moderna: la torretta del mitragliere di una fortezza volante B-17, colpita dalla contraerea e affondata nel lago durante l’ultimo conflitto mondiale. Il recupero effettuato di recente ha permesso di portare alla luce anche un piccolo e commovente dettaglio: si è scoperto che la scritta Ileen Lois, incisa sulla torretta, era il nome della moglie del mitragliere americano impegnato nella missione a bordo dell’aereo.

Più antiche e mistiche sono le storie raccontate nella basilica di Santa Cristina, costituita da tre diverse chiese -unite tra loro ed erette sull’antica necropoli dove fu sepolta la patrona della città – che per la sovrapposizione di epoche e stili formano uno dei complessi architettonici religiosi più interessanti dell’alto Lazio.

L’interno, suddiviso in tre navate, custodisce pregevoli bassorilievi, dipinti e sculture, oltre a reperti pagani e paleocristiani rinvenuti nel corso dei diversi interventi di restauro. Nella cappella del Miracolo, protette in una teca, le pietre dell’antico altare macchiate di sangue sono la testimonianza del miracolo eucaristico del 1263 che rese Bolsena famosa in tutto il mondo.

La tradizione narra che un sacerdote dubitasse sulla verità della transustanziazione, ovvero sulla presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati. Durante la celebrazione della Messa le ostie sanguinarono lasciando indelebili tracce sulle pietre e macchiando anche il corporale che fu portato a Orvieto dove nel 1290, per volere di papa Niccolo IV, fu edificato lo splendido duomo per custodirlo.

Il porto di Capodimonte è dominato dalla massiccia mole ottagonale  della Rocca Farnese (anche nell’inserto a destra); qui accanto, l’interno della collegiata di Santa Maria Assunta. A fronte, uno scorcio di Piazza della Rocca la Porticella, una vista del lago la torre dell’orologio e (nel dettaglio tondo) l’agricampeggio Lago Village. In basso, i tetti di Marta.

L’altra storia cara alla tradizione di Bolsena è legata a Santa Cristina, una delle più importanti figure dell’agiografia cristiana: martirizzata dal padre Urbano perché non adorava gli dei pagani, dopo orribili torture da cui usciva miracolosamente illesa fu infine trafitta da una freccia. Le sue reliquie sono conservate all’interno della basilica nella grotta di Santa Cristina da cui si accede alle suggestive catacombe paleocristiane, il luogo originario della sua sepoltura scoperto nella campagna di scavi del 1880.
A ricordo del suo martirio la notte del 23 luglio viene celebrata la festa dei Misteri di Santa Cristina.

La capitale dell’Est! Est!! Est!!! Nel corso del Trecento fu una delle più organizzate ed efficienti centrali di controllo del territorio dello Stato Pontificio e nel Seicento, con il cardinale Marco Antonio Barbarigo, uno dei poli culturali più importanti d’Italia.
Dall’alto della Rocca dei Papi, l’antica fortezza eretta sotto Innocenzio III, Montefiascone offre uno dei panorami più belli del lago e della Tuscia.

 

Dai giardini della rocca è possibile ammirare da una posizione privilegiata anche la meravigliosa cupola della cattedrale di Santa Margherita, che vanta di essere la terza per grandezza dopo quella di San Pietro a Roma e Santa Maria del Fiore a Firenze.

Infine non si può non ricordare l’antica basilica di San Flaviano, tappa obbligata dei pellegrinaggi lungo la Via Francigena, dove è collocata la tomba del nobile prelato Johannes Defuk, protagonista di un’altra leggenda nata su queste sponde che lega il suo nome – e la sua fine – alla smoderata passione nutrita per l’ottimo vino di Montefiascone, il rinomato Est! Est!! Est!!!, oggi prodotto Doc famoso in tutto il mondo.

La piccola Venezia del lago il borgo dominato dalla torre dell’orologio – ciò che resta dell’antica rocca edificata nel 1260 da papa Urbano IV – è sicuramente uno dei più suggestivi dell’intera area. Il nucleo storico di Marta, circondato dalle antiche mura poste a difesa dell’abitato, conserva intatto il suo originale fascino con i silenziosi vicoli, gli archi, le scalinate e gli stretti passaggi che sembrano condurre in un’altra epoca.

 

Cuore del borgo è Piazza Umberto I dove si affacciano il palazzo comunale, Palazzo Tarquini Savelli e Palazzo Sforza Ciotti con lo stemma dei Farnese sul portale, a ricordo dello stretto legame con il potente casato che nel XV secolo dominava su queste terre. Nelle immediate vicinanze si trova la chiesa del Santissimo Crocifisso, risalente al XVI secolo: all’interno conserva quel che resta di un interessante e originariamente esteso ciclo di affreschi sul Giudizio Universale, databile allo stesso secolo.

La vera atmosfera di Marta si respira nel pittoresco borgo dei pescatori, centro dell’attività che da centinaia di anni caratterizza l’economia della cittadina. Ne sono testimonianza le reti ammassate e le variopinte imbarcazioni – con la caratteristica forma triangolare e il fondo piatto, di presumibile derivazione etrusca – che offrono una suggestiva quinta al panorama del lago con le sue isole, la Mattana e la Bisentina. Fra tutti gli abitati della zona, Marta è quello che offre il contatto più ravvicinato con l’acqua.

Sino a quando non fu costruito – nel 1929 – il muraglione di protezione con terrapieno che oggi ospita la bella passeggiata, poteva accadere che durante i giorni di forte tramontana le acque arrivassero fino alle case, costringendo gli abitanti a spostarsi in barca; per questo motivo la località era nota in passato anche come la piccola Venezia del lago.

La preferita dai Farnese Sul promontorio affacciato sull’estremità sud-occidentale del lago c’è Capodimonte, dominata anch’essa da un’antica fortezza: la cinquecentesca Rocca Farnese progettata dall’architetto Antonio da Sangallo il Giovane, lo stesso che diede la struttura definitiva alla Rocca dei Papi a Montefiascone.

L’edificio dalla massiccia mole ottagonale divenne ben presto la sede preferita dei Farnese dove ospitare artisti, pontefici e sovrani, rendendo Capodimonte un importante polo della vita politica del tempo. A condividere con la rocca l’affaccio sull’omonima piazza ci sono la chiesa di Santa Maria Assunta, decorata con meravigliosi stucchi e un arco riconducibile al Vignola, e Palazzo Borghese – originariamente residenza di villeggiatura del principe Marcantonio Borghese – oggi sede dell’amministrazione comunale.

Delle due antiche porte da cui si accedeva a Piazza della Rocca oggi è rimasta solo la piccola e suggestiva Porticella che incornicia la vista sul Monte Bisenzo, situato quattro chilometri a ovest di Capodimonte dove sorgeva l’etrusca Vesentium, citata da Plinio il Vecchio come una delle città più importanti e floride dell’ Etruria meridionale.

L’isola Bisentina custodisce la chiesa di Santa Caterina, detta la Rocchina, e quella dei Santi Giacomo e Cristoforo, dominata dalla cupola del Vignola; a destra, un’escursione in battello. Nel tondo, il Lago di Bolsena è un’ottima palestra per gli amanti della barca a vela.

Da segnalare che sulla cima del promontorio di Bisenzo, raggiungibile con una breve e facile passeggiata dalla strada che costeggia il lago (la vera difficoltà è l’impossibilità di trovare lo spazio necessario per parcheggiare il veicolo), un sentiero attrezzato conduce a una delle più belle tombe a colombario etrusche finora scoperte.

Merita una visita anche il Museo della Navigazione delle Acque Interne di Capodimonte dove è esposta la piroga preistorica rinvenuta nel 1989 sul fondale presso l’isola Bisentina, e dove è presentata la storia delle imbarcazioni tradizionali delle acque interne dell’Italia centrale.

Le ìsole delle leggende – Dopo aver girato intorno al lago non resta che raggiungere il porto di Capodimonte, punto di partenza delle escursioni in battello verso le isole Martana e Bisentina. Due mete raggiungibili anche a colpi di pagaia a bordo di un kayak: l’anello Capodimonte-isola Martana-isola Bisentina e rientro ha una lunghezza di circa tredici chilometri.

L’isola Martana si presenta come uno scoglio a forma di mezzaluna, residuo di un conetto eruttivo su cui svettano le rovine dell’antico monastero di Santo Stefano. Il suo aspetto aspro e selvaggio le dona un fascino particolare, ancora più accentuato dalle tante leggende nate intorno alle vicende storiche che avvennero sull’isola.

Fu qui che si consumò il martirio di Santa Cristina e venne sepolto il suo corpo dopo essere stato tolto dalle catacombe di Bolsena per salvarlo dalle incursioni dei Visigoti e dei Longobardi. A riportarlo sulla terraferma, intorno alla fine dell’anno Mille, fu Matilde di Canossa che per conservare le sacre reliquie fece edificare la basilica a lei dedicata.

Anche Amalasunta, la colta e illuminata regina dei Goti e figlia del re Teodorico, trovò la morte su quest’isola per mano del marito Teodato che la tenne prigioniera. Sono tante le storie su fantasmi e fenomeni misteriosi, ma una sembra avere un riscontro reale: si narra che il tunnel sotterraneo percorso da Amalasunta per andare dall’isola alla sponda meridionale del lago fosse in realtà, come sembrerebbe da recenti rilievi subacquei, un’antica strada che collegava l’isola alla terraferma quando il livello delle acque era più basso.

L’isola Bisentina sarebbe invece il passaggio verso Agarthi, il regno popolato da una civiltà antica ed evoluta posto al centro della terra; più realisticamente l’isola, popolata fino all’età etrusca, si presenta con un ambiente verdeggiante in cui sono suggestivamente inseriti i resti di diverse chiese, alcune purtroppo in stato di forte degrado.
Tra queste vanno ricordate la bella chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, la cui cupola del Vignola è ben visibile durante il giro con l’imbarcazione, e quella di Santa Caterina, detta la Rocchina per la somiglianzà con la rocca di Capodimonte con cui condivide la mano dello stesso architetto.

Il “grand tour” del lago di Bolsena non sarebbe completo senza una tappa in uno dei ristorantini dove è servito dell’ottimo
coregone (squisito quello in salsa martana).
Un altro piccolo tesoro di queste acque che non mancherà di suscitare la voglia di tornare in quest’angolo di paradiso