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Le piante della salute Appendice Botanica

APPENDICE BOTANICA

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apparato digerente

Cardo santo – Agrifoglio – Calcatreppola

Pianta tipicamente di pianura è il cardo santo (Cnicus benedictus), composita non molto frequente nella nostra penisola e presente qua e là in alcune zone dell’Italia boreale, centro-meridionale e nella Sardegna. Il cardo santo è una specie erbacea annua alta fino ad un metro con fusto eretto ed angoloso di colore rossiccio. Le foglie sono coriacee, munite di nervatura bianca reticolata, quelle inferiori brevemente picciolate, pennatifide con lobi e denti terminanti con una spina; quelle caulinari sessili e scorrenti sul fusto, più piccole e ugualmente spinose. I capolini, che si schiudono sul finire della primavera, sono solitari e circondati da squame involucrali munite di appendici spinose. I fiori, non più di una ventina, hanno corolla giallognola percorsa da nervature violacee. La droga è costituita dalla pianta fiorita senza le parti più grosse dei fusti. Contiene un glucoside amaro ed inoltre cnicina e benedectina; vi sono pure presenti tannino, grassi, resine, olio essenziale, zuccheri, magnesio, potassio e vitamina B1. Farmacologicamente il cardo santo svolge azione amaro-tonica, diuretica, sudorifera e colagoga. Per aumentare l’appetito riesce efficace questo infuso: 20-30 g di cardo santo in un litro d’acqua bollente per una ventina di minuti; si filtri e se ne prenda una tazza prima dei tre pasti giornalieri.

Agrifoglio

L’agrifoglio (Ilex aquifolium) può presentarsi sotto forma di arbusto o più raramente come alberetto od albero; appartiene alla famiglia delle Aquifoliacee ed allo stato spontaneo nella nostra penisola si trova qua e là nei boschi montani. Ha foglie persistenti, sparse, scarsamente picciolate, coriacee, di color verde lucente, a lamina ovale o ellittica con margine dentato-spinoso negli esemplari giovani, quasi intere in quelli adulti.
I piccoli fiori sono di colore bianco sfumato di rossiccio e riuniti in fascetti ascellari.
Il frutto è una drupa globosa di color rosso vivo con un seme per loggia. La droga è costituita dalle foglie che contengono ilicina, una sostanza colorante, la ilixantina, gli acidi ilicico e caffetannico, gomme, cere e destrosio: svolge azione tonica, diuretica, febbrifuga e sedativa nei casi di coliche. L’infuso si prepara con 30-60 g di foglie fresche o secche in un litro d’acqua; la dose è di 2-3 tazze al giorno.

Calcatreppola

La calcatreppola (Centaurea calcitrapa) è una composita che cresce dal mare all’orizzonte submontano della penisola e delle isole. Si tratta di una pianta alta fino ad un metro, con peluria fioccosa e con foglie pennatifide, le basali riunite a formare una rosetta e picciolate, le caulinari sessili, e con capolini a fiori dalla corolla porporino chiara con involucro dotato di lunghe spine di color giallo. Tutte le parti della pianta contengono principi attivi che non hanno grande interesse in campo farmaceutico. Tuttavia alle sommità fiorite viene accreditato un discreto valore di amaro-tonico.

Querciola

Teucrium chamaediys, la querciola, è una labiata molto comune nel nostro paese; cresce nei luoghi asciutti ed erbosi fino a circa 1000 metri di altezza. È un suffrutice perenne, alto al massimo una spanna o poco più, con fusti poco ramosi ed ascendenti. Le foglie sono opposte, di color verde scuro e lucide, ovali, doppiamente dentate. I fiori riuniti, in spicastri unilaterali hanno corolla roseo porporina e lunga circa un centimetro. I principi attivi sono presenti pressoché in tutta la pianta e nelle sommità fiorite: sono dati da un glucoside, da un olio etereo, da una sostanza resinosa, da un principio amaro e da tannino. Esplicano un’azione amaro-tonica, digestiva, stomachica e sudorifera ed i preparati che li contengono trovano impiego soprattutto nei disturbi digestivi, nelle inappetenze, nelle malattie del fegato. 30-60 g di droga in un litro d’acqua nella dose di 3-4 tazze al giorno costituiscono un efficace infuso.

Centaura minore

La centaurea minore (Erythraea centaurium) appartiene alla famiglia delle Genzianacee ed è una specie abbastanza diffusa nella nostra penisola nei luoghi erbosi, lungo i bordi dei sentieri, sulle scarpate dal mare alla zona montana. È una pianta erbacea annuale o bienne alta generalmente 20-30 cm, ma anche un po’ di più, con fusto quadrangolare, eretto, ramificato nella parte superiore. Le foglie hanno forma ovale-lanceolata, quelle radicali disposte a rosetta, le caulinari, sessili, disposte lungo il fusto due a due. Fiorisce da maggio a settembre ed i fiori quasi sessili e di color rosa sono riuniti in mazzetti che costituiscono una falsa ombrella. Della centaurea minore si usano le sommità fiorite e secondariamente l’intera pianta fiorita. Essa contiene glucosidi amari che hanno proprietà toniche, stomachiche, febbrifughe e calmanti. Ottimo aperitivo è il seguente vino che va preso nella dose di un bicchierino prima dei pasti principali: 20 g di sommità fiorite di centaurea, 500 g di marsala, 10 g di corteccia di arancio amaro. Si pesti il tutto e si faccia macerare nel marsala per una settimana; indi si filtri. Ancor più semplicemente si può usare un litro di vino bianco e due manciate di centaurea, lasciando macerare per almeno cinque giorni.

Melissa

La melissa (Melissa offlcinalis) fa parte della famiglia delle Labiate; nella penisola italiana è piuttosto frequente lungo le siepi, nelle scarpate dei fossati, in luoghi prevalentemente ombreggiati dalla pianura al piano montano. È un’erba perenne di 30-80 cm di altezza con foglie opposte, ovali, lungamente picciolate, di color verde chiaro, reticolate e con margini crenati; le foglie superiori hanno lamina sostenuta da piccioli assai brevi. I fiori sono riuniti a 3-12 in cime ascellari ed hanno corolla, lungo il doppio del calice, giallastra in boccio ed in seguito bianca o carnicina. La pianta fresca, soprattutto se strofinata, emana un grato profumo, simile a quello del limone, onde il nome di cedronella che talora si attribuisce alla melissa. L’erba fiorita oppure le foglie prima della fioritura contengono un olio essenziale piuttosto complesso, tannino, sostanze resinose, cere, un principio amaro ed acido succinico. Infusi, tisane, sciroppi od altro a base di melissa hanno proprietà antispasmodiche e sedative, nonché digestive, stomachiche e diaforetiche. Per distillazione della pianta fresca si ottiene un’essenza largamente impiegata nell’industria dei liquori e dei profumi. Sono ben note ancora l'”acqua” di melissa, lo “spirito” di melissa dei Carmelitani Scalzi, l’elisir di melissa. Una buona tisana tranquillante prevede 5 g di foglie verdi, 3 g di foglie secche in una tazza d’acqua.

Pepe

Il pepe (Piper nigrum) appartiene alla famiglia delle Piperacee. Originario dell’India e coltivato anche in altri paesi tropicali, il pepe è un arbusto lianoso con tralci che ar¬rivano fino a 10-15 metri di lunghezza. Ha foglie alterne, picciolate, con 2-3 grandi nervature per lato; fiori poco vistosi raccolti in spighe.’ I frutti sono delle piccole drupe. La droga è data appunto dai frutti. In commercio esistono tre qualità di pepe: il “pepe verde” raccolto ancora immaturo e conservato in scatola; il “pepe nero”, raccolto pure immaturo ma essiccato; il “pepe bianco” ottenuto raccogliendo i frutti maturi e facendoli macerare o fermentare e privandoli poi del pericarpo. Il pepe esplica azione stimolante la digestione e viene usato in cucina per aromatizzare vari cibi.

Zafferano

Lo zafferano (Crocus sativus) appartiene alla famiglia delle Iridacee. Probabilmente originario dell’Asia occidentale, è coltivato in alcuni paesi mediterranei (Spagna, Italia, Francia). È una pianta erbacea perenne munita di un bulbo-tubero dal quale spuntano in settembre lunghe foglie strette e scanalate: durante l’estate, infatti, la pianta è in completo riposo. Alla fioritura, in ottobre, le foglie sono lunghe 4-5 cm ma continuano ad accrescersi durante l’inverno e la primavera successivi. I fiori hanno un perigonio con un tubo lungo e sottile; i tepali, violacei, sono sei; tre gli stami. Lo stilo si divide in tre stimmi e sono appunto stilo e stimmi che costituiscono la droga. Si distinguono i pezzi di stilo con il nome di “femminelle” o “zafferano femmina”, meno pregiati degli stimmi veri e propri caratteristicamente divaricati e allargati a spatola. Contengono un glucoside colorato, la crocina, la picrocrocina, olio essenziale e altre sostanze colorate. Lo zafferano si usa in cucina come stimolante gastrico e aromatizzante. Nella medicina familiare, come stomachico, si può usare l’infuso (0,20 g per litro d’acqua) da prendersi nella dose di 2-3 tazze al giorno. L’infuso preparato con dosi maggiori (1 g per litro) può servire come sedativo.

Zenzero

Lo zenzero (Zingiber officinale} appartiene alla famiglia delle Zingiberacee. È una pianta erbacea perenne con rizomi e fusti aerei fogliosi o fioriferi. La droga è data dal rizoma. Si può trovare in commercio decorticato (zenzero bianco) oppure non decorticato (zenzero grigio) oppure anche candito. Contiene olio essenziale composto da zingiberene, basibolene, farnesene, metileptene, cineolo, borneolo e geraniolo, aldeidi, l’alcool zin-giberolo, gingerolo e zingerone, sogarolo, amido, pentosani e pectine. Si usa in cucina e in liquoreria come stimolante e digestivo.

Cannella

La cannella (Cinnamomum zeylanicum) appartiene alla famiglia delle Lauracee. È un alberello di media taglia (8-10 m) e la droga è data dalle cortecce tolte dai rami di piante appositamente coltivate e continuamente potate per favorire l’emissione dei giovani rami. La droga contiene olio essenziale costituito da aldeide cinnamica, eugenolo, furfurolo, pinene, fellandrene, cimene, altre aldeidi e inoltre tannino, pectine e zuccheri. La cannella esplica azione stimolante della digestione e si usa in cucina, in liquoreria e come correttivo. Entra nella composizione di svariate pozioni stimolanti.

Timo

II timo (Thymus vulgaris) è una labiata suffruticosa a rami striscianti, comune nella no¬stra penisola nei luoghi collinosi, aridi ed assolati di alcune regioni, quali il Pierr. la Liguria, la Toscana, l’Umbria e il Lazio; altrove deve considerarsi coltivato o come specie avventizia. Possiede ramreretti, legnosi, tetragoni, con foglie opposte, lancec poco picciolate, la cui pagina inferiore, piuttosto lanuginosa, è ricca di ghiandole oìe:-fere giallastre. I fiori sono riuniti in glomeruli, posti all’ascella di brattee fogliformi. simulanti dei verticilli; la corolla è di color roseo pallido, molto raramente bianca, con labbro superiore intero e inferiore trilobo. La droga viene fornita da tutta la pianta daila quale poi si provvedere a staccare le sommità fiorite e le foglie. I principi attivi sono dati oltre che da tannino, resine e saponine, da un olio essenziale che ha quali componenti limolo, carvacrolo, borneolo, linaiole, geraniolo, nonché alfa e beta-pinene,  canfene e carìofillene. Il timo si usa in farmacologia come stimolante, aromatico, antisettico, antispasmodico, e in liquoreria. Si prepara un infuso con 20-30 g in un litro d’acqua; 4 tazze al giorno costituiscono la dose massima.

Cren

Nasturtium arinomela, il cren o rafano, è una crocifera coltivata nel nostro paese, ma  che talora qua e là si trova inselvatichita perché sfuggita alla coltura. È una pianta erbacea perenne munita di una grossa radice fittonante e di un breve rizoma verticante sovente ramificato. D’autunno perde le foglie che già durante l’inverno poi emette picccole e pennatopartite; nel corso della primavera produce foglie più grandi di forma oblunga-ellittica, lungamente picciolate e crenate ai margini. I fiori riuniti in grosse pannocchie sono piccoli e bianchi e sostenuti da un lungo peduncolo. La droga è costituita dalla radice i cui componenti hanno proprietà depurative del sangue, antiscorbutiche e stimolanti la secrezione gastrica, agendo inoltre efficacemente nelle affezioni bronco-polmonari. Per uso esterno trova applicazione come revulsivo e vescicante. Un buon vino antiscorbutico può prepararsi nel modo seguente: estratto fluido di cren g 70 in 930 g di vino bianco nella dose più o meno di mezzo bicchiere al giorno.

Senape bianca

Alla famiglia delle Crocifere appartiene la senape bianca (Sinapis alba), pianta annuale che cresce qua e là spontanea e talora inselvatichita nei campi, nei luoghi ruderali della penisola e delle isole fino all’orizzonte montano. Pur essendo, come s’è detto, una pianta annuale, i suoi fusti, piuttosto robusti e ramosi, raggiungono spesso 70-80 cm di altezza. Ha foglie pennato-partite a lobi da sinuato-lobati a dentati e fiori in rateai con 4 petali di color giallo con un’unghia relativamente allungata. I frutti sono costituiti da silique piuttosto grosse, patenti, contenenti ognuna 2-3 semi da sferici a teggermente oblunghi grigio giallastri o rossicci a superficie minutamente rugosa. Farmacologicamente la parte attiva della senape bianca è data dai semi: essi contengono e a mucillagine e ad un olio grasso soprattutto sinalbina (un glucoside) ed un fermento la mirosina. Quest’ultima in presenza di acqua agisce sulla sinalbina e quale prodotto finale si viene ad avere l’essenza di senape. I semi si usano come stimolanti la secrezione gastrica (salse) e talvolta come lassativi nella dose di un cucchiaio; si ingeriscono interi.

genziane

La genziana maggiore (Gentiana lutea) appartiene alla famiglia delle Genzianacee. una pianta erbacea perenne, propria dei pascoli montani, munita di foglie ovali, pic¬ciolate e connate, di colore verde-glauco, con nervature longitudinali infossate nella ; gina superiore e sporgenti nella inferiore. Solo le piante molto vigorose, quelle di decina d’anni o più, fioriscono, e il fusto fiorifero è alto fino a un metro e poni all’ascella delle foglie numerosi fiori di colore giallo. I frutti sono delle capsule. La droga è data dai rizomi e dalle radici. Attenzione a non confonderla con il veratro, come qualche volta succede con conseguenze letali!
Gentiana asclepiadea, diffusa nei boschi e nelle radure delle Alpi e degli Appennini produce fusti esili e ricadenti ed è una delle cosiddette genziane minori. Produce fiori tubuloso-campanulati di un bel colore azzurro. La radici sono assai lunghe e grosse fino a 5-10 mm. La droga è data appunto dalle radici.
La genzianella (Gentiana acaitlis) è diffusa nei pascoli delle Alpi e dell’Appennino settentrionale. È una pianta erbacea perenne con una rosetta di foglie basali dalla quali si leva un solo fiore a corolla tubuloso-campanulata e di colore azzurro cupo. Se ne distinguono diverse varietà. Della genzianella si usa l’erba intera come amaro, specialmente in liquoreria.
Tutte le genziane (la più pregiata è la lutea) esplicano azione stomachica e stimolante dell’appetito, e anche febbrifuga. Le preparazioni industriali sono numerose ma anche nella medicina familiare si possono usare e adoperare il vino, ottenuto facendo macerare in un litro di buon vino bianco 30 g di radici di genziana maggiore; la polvere, nella dose giornaliera di 1-5 g come tonico e 10-20 come febbrifugo; l’infuso 3 g di droga per tazza d’acqua fredda, da utilizzarsi dopo 3-4 ore di (macerazione) Le genziane vengono anche ampiamente usate in liquoreria.

rabarbaro

Il rabarbaro, o rabarbaro “chinese” (Rheum palmatum) appartiene alla famiglia delle Po-ligonacee. È una grande pianta erbacea perenne, originaria dei monti del Tibet e della Cina nord-occidentale. È dotata di un robusto rizoma con brevi ramificazioni e di gran¬di foglie, a picciolo cilindrico e pieno, a grandissima lamina, divise profondamente in 3-5 lobi a loro volta divisi in lacinie. Il fusto fiorifero è alto fino a 2-3 metri. La droga è data dal rizoma. Meno pregiato del “chinese” è il rabarbaro rapontico, o rapontico. prodotto in Europa da varie altre specie e principalmente da Rheum undulatum, Rheum rhaponticum e i loro ibridi. Questi pure sono grandi erbe perenni, però con picciolo appiattito e lamina intera a margine ondulato. Anche la taglia è minore. Pure di questi si usa il rizoma e, nella cucina di ceni paesi, i piccioli vengono consumati alla stregua degli asparagi. Il rabarbaro esplica azione colagoga e purgativa. È assai usato anche in liquoreria. Le formulazioni industriali sono numerosissime. Nella medicina familiare si può usare l’infuso (5-10 g per litro d’acqua, lasciando in infusione per circa un quarto d’ora) o il vino (un litro di buon vino, bianco o rosso; 60-80 g di rabarbaro: 10-15 g di radice di genziana; 10 g di radice di angelica). Si lascia macerare il tutto per 48 ore e si usa poi nella dose di 15-30 g al giorno come tonico o di 60-120 g come purgativo.

alloro

L’alloro, o lauro (Laurus nobìlis) è un arbusto od alberello appartenente alla famiglia delle Lauracee. Possiede foglie sempreverdi di forma abbastanza variabile ma comun¬que lanceolata. È una pianta dioica e fiorisce all’inizio della primavera. Gli individui femminili producono i frutti in gran copia: sono drupe nere ovoidali di colore lucen-tissimo. Si possono usare sia le foglie che i frutti. Esplica azione colagoga e stimolante. È assai adoperato in cucina; nella medicina familiare si può usare l’infuso, preparato con 50 g di foglie per litro d’acqua. Si dolcifica a piacere e se ne prende una tazzina di tanto in tanto come tonico.

aloe

Le Aloè di interesse officinale sono parecchie: Aloè vera, Aloè socotrina, Aloeferox, Aloè abyssinica e altre ancora. Sono caratteristiche piante “grasse” a crassulenza fogliare e appartengono alla famiglia delle Liliacee. Possiedono fusti di altezza variabile sormon¬tati da un ciuffo di foglie a sezione pressoché triangolare, spinose ai bordi, di colore verde e talora picchiettate di macchie di colore porporino. L’infiorescenza è un racemo eretto, lungo e compatto. La droga è data dal succo che geme dalle foglie recise. Esi¬stono, dell’aloè, numerose preparazioni industriali, ma, per le sue numerose controin-dicazioni, se ne sconsiglia l’uso familiare.

limone

Il limone (Citrus medica var. limon, o Citrus limonum) appartiene alla famiglia delle Ru-tacee, sottofamiglia Auranzioidee. È un piccolo albero sempreverde originario dell’India e della Cina. I fiori sono bianchi, talora a petali leggermente venati di rosato e pro-fumatissimi. La parte carnosa del frutto, suddivisa a spicchi (il frutto è una particolare bacca detta specificatamente “esperidio”) è ricchissima di acido citrico e di acido ascor¬bico (la vitamina C) e viene usata per bevande vitaminiche. La scorza, il cosiddetto “flavedo”, .contiene soprattutto olio essenziale ricco di limonene, pineni, fellandrene. terpinene, bisabolene, cadinene; numerose aldeidi; alcoli terpenici; cumarine; flavonoidi e numerose altre sostanze. È dotata di svariate proprietà tra cui anche eupeptiche e amaro-aromatiche. A questo scopo si può agevolmente preparare, nella medicina fa¬miliare, un infuso ottenuto versando un litro di acqua bollente su un limone tagliato trasversalmente a rondelle. Si dolcifica con miele, si lascia in infusione per qualche tempo e si beve poi a tazze nel corso della giornata.

peperoncinp rosso

I peperoncini rossi ci sono forniti da diverse specie del genere Capsicum appartenente alla famiglia delle Solanacee. Si usano i frutti che esplicano azione eupeptica e sono assai usati in cucina in special modo nelle nostre zone meridionali e in taluni paesi stranieri. Industrialmente ne vengono elaborate diverse preparazioni, ma non ci risulta che esistano ricette per la medicina familiare all’infuori dell’uso culinario della polvere o dell’olio ottenuto facendo infondere a caldo i peperoncini tagliati a pezzi.

rosmarino

Alla famiglia delle Labiate, che tante piante aromatiche ci propone, appartiene il ro¬smarino (Rosmarinus afficinalis), frequente vicino alle arene marine, sulle rupi, nelle macchie e sulle scarpate dell’Italia a clima mediterraneo, mentre altrove è generalmen¬te coltivato e naturalizzato. È un arbusto sempreverde di altezza variabile, assai rami¬ficato, con foglie lineari e profumate. Assai prolungata nel tempo la fioritura, pratica¬mente dura dall’inverno fino all’autunno inoltrato. I fiori, riuniti in spicastri, hanno calice campanulato a labbro inferiore bifido e superiore a tre denti, e corolla azzurro-pallida a due labbra, quello superiore bilobo, quello inferiore trifido. La droga viene for¬nita dalle foglie e contiene olio essenziale, dato da più sostanze quali alfa-pinene, can-fene, canfora, borneolo ecc., l’alcaloide rosmarina, acido rosmarinico, acido nicotinico, colina, vitamina C e tannino; questi principi attivi svolgono azione aromatica, stoma¬chica, digestiva e nervina, emmenagoga. Nei casi di inappetenza, debolezza generale, emicrania si può prendere prima dei pasti un bicchiere del seguente infuso: una manciata di rametti fogliati tritati in un litro d’acqua bollente. Dopo 20 minuti si coli e si usi. Il rosmarino esternamente può trovare applicazione come antisettico per curare piaghe e ferite.

boldo

Peumus boldus è il boldo e appartiene alla famiglia delle Monimiacee; si tratta di un arbusto o di un alberello allo al massimo 5-6 melri a foglie perenni, poco picciolale, opposte, di forma ellitlica od ovale, ruvide al lalto ed aromaliche. Possiede fiori dioici, riunili in piccoli corimbi, che compaiono alla fine dell’inverno o in primavera. In farmacologia vengono sfruttale in modo parlicolare le virtù colagoghe delle foglie dovute sopratlullo alla presenza di un alcaloide, la boldina, e di un glucoside, la boldoglucina. Vi sono contenute inollre allre soslanze quali un olio essenziale, zucchero, lannino, re¬sine, gomma e mucillagini. Di facile preparazione è un infuso dalo da g 10 di foglie in un lilro d’acqua bollente; è pronlo dopo 4-5 ore e la dose è all’incirca 5 cucchiai prima dei pasti.

carciofo

Il carciofo orticolo, Cynara scolymus, deriva per via collurale da Cynara cardunculus, il carciofo selvalico, composila dell’Europa meridionale, dell’Africa sellentrionale, di Madera e delle Canarie, che cresce qua e là nei luoghi erbosi incolli, nei pascoli degradati, Jungo i senlieri dell’Italia centrale e soprattutto meridionale. Il carciofo è una piatila erbacea perenne, alla anche più di un metro, fornita di foglie radicali pennatosette molto lunghe e foglie caulinari più corte. La fioritura di questa specie avviene in estate e gli scapi fioriferi portano capolini, uno o pochi, rivestiti di grandi brattee carnose (costituiscono fondamentalmente la parte alimentare) di color verde scuro o con sfumature violette, talora spinose, lalallra inermi. I fiori di tipo tubuloso hanno una lunga corolla di color azzurro. In farmacologia vengono usale le foglie caulinari; esse costituiscono la droga che contiene la cinarina, un buon numero di enzimi (inulasi, ossidasi, cinarasi, proleasi), mucillagini, pectine, tannino, calcio, potassio, magnesio, un po’ di ferro e manganese ed alcuni acidi organici. Il carciofo esplica azione colagoga, diuretica, tonico amara, stomachica digestiva, antireumalica ed antiurica. Si preparano vari tipi di eslratti ed entra nella composizione di tinture, sciroppi e pillole colagoghe.

aglio

L’aglio (Allium sativum) è una liliacea esclusivamente coltivata dal livello del mare alla zona montana fino ad una certa altezza. Si Iralta di una pianta fortemente aromatica, o meglio, con caratteristico odore d’aglio mollo forte e penetranle, fornita di un bulbo con bulbilli da oblunghi a globosi avvolti da un’unica tunica; ha fusto cilindrico alto anche più di mezzo metro con foglie lineari piane e presenti fin circa alla meta de! fusto stesso. I fiori a perigonio biancastro sono riuniti in una piccola ombrella, sono poco numerosi e lungamente pedicellati. La droga costiluita dal bulbo contiene quali principi attivi un olio essenziale composto da diversi solfuri e dal glucoside allina che sotto l’azione di un enzima si scinde in levulosio ed essenza di aglio; inoltre vi sono presenti pectina, vilamina A, C, Bi, inulina, glucosio, fruttosio, mucillagine. Per quel che riguarda l’uso esterno l’aglio agisce come rubefacente e vescicatorio; per uso interno esplica un’azione eupeplica, balsamica delle vie respiratorie, ipotensiva, antisettica intestinale ed antielmintica.

salvia

La salvia, Salvia officinale delle Labiate, è spontanea nel nostro paese nei luoghi aridi e sassosi di alcune zone centro-meridionali ed insulari; altrove è coltivata come pianta ortense. È frutescente ed assai ramificala con fusti legnosi in basso ed erbacei superiormente, biancastri per una fitta peluria presente anche altrove. Le foglie inferiori sono picciolale ed oblungo-lanceolate, le altre sessili da acute ad acuminate, crenulate ai margini, biancastre tomentose e reticolale rugose. I fiori con corolla violacea sono portati in spicastri terminali. La droga, cioè le foglie, contiene un olio essenziale, a complesso, tannino, saponine, glucosio, vitamina B e C, ed una sostanza amara, chiamata “picrosalvina”, resine, mucillagine e tracce d’asparagina. Agisce come antidropico, tonico e stimolante nei casi di dispepsie ed atonie intestinali, antisettico ed astringente. 15-30 g in un litro d’acqua costituiscono un infuso stomachico e tonico: una tazza prima dei pasti.
La salvia sclarea (Salvia sclarea), diffusa allo stato spontaneo nell’Italia settentrionale oltre che in quella centro-meridionale ed insulare, è una pianta perenne erbacea con grandi foglie da ovali ad oblunghe, lungamente picciolate, da arrotondate a cordate alla base. I fiori in verticillastri formanti una rada pannocchia hanno corolla con labbro superiore violaceo ed inferiore biancastro. La droga, ossia le sommità fiorite, contiene sostanze con proprietà e azione analoghe a quelle di Salvia officinalis.

salvia pratense

Non c’è luogo erboso dalla pianura alla media montagna che non ospiti piuttosto abbondantemente la salvia pratense (Salvia pratensis), labiata dai fiori a corolla azzurra od azzurro-violacea. Si tratta di una pianta perenne a fusto eretto od ascendente alto anche tré-quattro spanne con foglie da ovali a oblunghe, rugose, crenate, in parte picciolate, quelle basali e le caulinari, in parte sessili, quelle superiori. I fiori sono riuniti in verticillastri piuttosto poveri formanti delle spighe. La droga è costituita dalle foglie che contengono elementi con proprietà antisudorifera, amaro-tonica, emmenagoga. Per altre notizie rimandiamo a quanto si espone nella tavola relativa a Salvia officinalis e a Salvia sclarea, piante che contengono press’a poco, ma in maggior misura, gli stessi principi attivi che esplicano azioni analoghe.

canapa acquatica

Molto frequente nei luoghi umidi erbosi e boschivi dal mare al piano montano è la canapa acquatica (Eupatorium cannabinum) appartenente alla famiglia delle Composite. È una pianta perenne pubescente con cauli eretti alti anche più di un metro, striati e ramoso-corimbosi. Le foglie sono opposte, poco picciolate, palmate-lobate a 3-5 segmenti lanceolati, seghettato-dentati. I fiori sono riuniti in corimbo composto ed i singoli fiori, abbastanza odorosi, hanno corolla roseo-porporina o bianca con lembo 5-dentato. Della canapa acquatica potrebbe essere usata tutta la pianta, anche se la parte migliore è ritenuto il rizoma strisciante assai ramificato. Esso contiene tannino, eupatorina, sostanze resinose, un olio essenziale e inulina. La droga esplica azione purgativa, colagoga ed espettorante, nonché tonica aperitiva, diuretica e diaforetica. Un tempo era abbastanza usato il seguente infuso: 2 cucchiaini da té in 1-2 tazze d’acqua calda da consumare nel corso della giornata.

felce dolce

La felce dolce (Polypodium vulgare) è, come è chiaro, una felce appartenente alla famiglia delle Polipodiacee; è piuttosto comune e s’incontra facilmente su muri, su rupi, ai piedi di vecchi alberi dal mare alla regione montana. Si tratta di una pianta fornita di un rizoma cespitoso, strisciante e ricoperto di squame. Da questo si innalzano le fronde di 10-30 cm di lunghezza, oblungo-lanceolate, pennato-partite con segmenti lineari lanceolati confluenti alla base. Sulla faccia inferiore di questi sono presenti, in due serie parallele al nervo mediano, grossi sori rotondi di color bruno e mancanti d’indusio. Della felce dolce viene impiegato il rizoma che contiene polipodina, tannino, sostanze resinose e mucillagine, zucchero, mannite ecc. Agisce da buon colagogo e lassativo, ma nel contempo non sono da trascurare le proprietà espettoranti ed astringenti. Di buon effetto la seguente tisana: 200 g di acqua, 20 g di felce dolce, 10 g di radice di liquirizia e 5 g di radice di angelica. Si faccia bollire per un quarto d’ora il rizoma di Polypodium, poi si aggiungano le altre droghe e si lasci macerare il tutto per mezza giornata. Si filtri, si dolcifichi e se ne prenda una tazza al mattino a digiuno.

tarassaco

Il tarassaco (Taraxacum officinale) è una delle Composite a maggior diffusione: prati, bordi di vie, scarpate ed incolti dal livello del mare fino alle zone più elevate ospitano in grande quantità questa pianta. Si tratta di specie erbacea perenne. Assai polimorfa, con una rosetta di foglie con una nervatura mediana cava e a margine dentato più o meno accentuatamente. I fiori di color giallo formano dei capolini solitari e sostenuti da scapi eretti, cavi, privi e più lunghi delle foglie. I principi attivi con nelle foglie e nelle radici, cioè le parti interessanti la farmacologia, sono fondamentalmente l’inulina ed alcune sostanze amare. Il tarassaco viene impiegato come amaro, diuretico, colagogo, come blando purgante. Di facile preparazione è un succo che esplica efficacemente le sue proprietà diuretiche e colagoghe: si prenda un kg di foglie fresche di tarassaco, si pressino e si raccolga il succo che risulterà circa 700 g. Al mattino, a digiuno, va bevuto nella quantità di mezzo bicchiere.

cicoria

Anche la cicoria (Cichorium intybus) appartiene alla famiglia delle Composite; è presente frequentemente in tutti i luoghi incolti ed erbosi, lungo le strade, sulle scarpate, dal mare alla media montagna. È una pianta erbacea annuale, biennale o perenne, alta da una spanna ad oltre un metro, con fusto ramificato e peloso che si innalza da una rosetta di foglie dalla morfologia estremamente variabile, lanceolato-spatolate, da roncinate a dentate. Capolini sessili, raggruppati a 3-4 con un involucro di due serie di squame ed una quindicina di fiori azzurri, più raramente rosei o bianchi, con una linguetta a cinque denti lunga un paio di centimetri. La parte maggiormente usata è costituita dalle radici, ma praticamente tutta la pianta, e soprattutto le foglie, possiedono principi attivi quali un glucoside, un olio essenziale, cicoriina, inulina, tannino, pectina, colina, mucillagine e sostanze resinose che esplicano azione amaro tonica, stomachica, diuretica, colagoga, lassativa ed ipoglicemizzante. Viene impiegata nell’atonia gastrica, nei casi di insufficienza biliare, nelle coliche epatiche, nell’ematuria ecc. Per uso esterno, mediante applicazione delle foglie cotte, la cicoria è impiegata per foruncolosi ed ascessi. Con le foglie si può preparare un decotto con proprietà digestive e diuretiche: 2 manciate di foglie bollite per dieci minuti in mezzo litro di latte, da prendere a tazzine nel corso della giornata.

melanzana

La melanzana (Solarium melongena) appartiene alla famiglia delle Solanacee. È una pianta suffruticosa, alta fino ad un metro, annuale, a foglie ispide e talora spinose. Ha fiori violacei pentameri e grandi frutti bacciformi, tondi o allungati, di colore bianco o violetto e noti soprattutto per l’uso alimentare. La droga è data dai frutti. Industrialmente vengono preparati vari tipi di estratto: se ne può usare la tintura (estratto fluido, 20 g; alcool a 20 °C, 80 g) o lo sciroppo (estratto, 50 g; sciroppo, altrettanto) da prendersi a cucchiaiate a scopo coleretico, colagogo, epato-protettivo.

trifoglio fibrino

Il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) appartiene alla famiglia delle Genzianacee. È una pianta erbacea perenne, ad habitat palustre, fornita di un lungo rizoma strisciante e di foglie, lungamente picciolate, inserite all’apice del rizoma e suddivise in tre foglioline. Ha fiori con calice a cinque denti e corolla pentamera a cinque petali incurvati verso l’esterno e barbuti per la presenza di numerosi peli. Se ne usano le foglie che contengono rutina, iperina, trifolioside, genzianina, grassi, svariati acidi organici e meniantina. Le foglie esplicano azione stomachica, colagoga ed epatoprotettiva. Nella medicina familiare si può preparare l’infuso con 15-30 g di foglie per litro d’acqua da bersi nella dose di 2-3 tazze al giorno. Si può usare anche la polvere (2-3 g) o la tintura (10 parti di droga/50 parti di alcool) da usarsi nella dose di 2-3 cc per volta, oppure il vino medicato (30 g di droga per litro; tempo di macerazione, una settimana). Dose: un bicchiere al giorno.

vaniglia

La vaniglia (Vanilla pìanifolia) appartiene alla famiglia delle Orchidacee. È una pianta erbacea perenne, epifita, rampicante per mezzo di radici avventizie, bianche e carnose, con foglie parimenti assai carnose, lucide e glabre. La droga è data dai frutti raccolti ancora immaturi, che si presentano come capsule lunghe e sottili, di colore nero e sono detti “stecche”. Contengono tre glucosidi: la glucovanillina, l’alcool glucovanillico e un terzo non chiaramente identificato; acido salicilico; p-ossibenzaldeide; resine; pectine; zuccheri e grassi. La vaniglia è dotata di proprietà colagoghe e coleretiche: viene usata come correttivo e soprattutto in pasticceria. Industrialmente ne vengono preparate tinture che possono entrare, con tintura di cannella, tintura di arancio amaro e buon vino, nella composizione di una pozione stomachica e aromatica.

arancio amaro

Citrus aurantium var. -bigaradia, l’arancio amaro o forte, è una rutacea con un buon grado di coltivazione nella nostra penisola (Lazio, Calabria e Sicilia) per le foglie, i fiori e i frutti. Si tratta di un albero alto meno di dieci metri con rami spinosi, foglie verdi, lucide, ovali, assai aromatiche e caratterizzate da un picciolo con ala più o meno sviluppata. I fiori, dai cinque petali bianchi, sono riuniti a formare piccole cime terminali; i frutti, simili a quelli delle comuni arance, sono forniti di polpa acida ed amara. La foglia di questa pianta viene usata come amaro-tonico ed anche come antispasmodico, mentre i fiori, che vanno raccolti prima che si schiudano, vengono impiegati generalmente come correttivo. Di gran lunga più importante è la scorza dell’arancio amaro, la quale contiene soprattutto un ottimo olio essenziale ad azione tonica eupeptica e sto¬machica ed assai indicata come correttivo: si usa per aromatizzare preparati medicinali di gusto od odore sgradevole.

angelica

L’angelica (Angelica archangelicà) è un’ombrellifera non troppo comune che cresce nei luoghi ombroso-umidi della zona submontana. È una pianta erbacea perenne a grosso rizoma, alta anche un paio di metri, con fusto striato e ramoso e foglie grandi bi-tri-pennatosette, seghettate irregolarmente. I fiorì, di color bianco verdognolo, sono riuniti in ombrelle composte a 20-30 raggi; i frutti sono acheni oblunghi ed angolosi nel cui interno stanno semi nudi percorsi da tre striature ben evidenti. Dai frutti e dalle radici di angelica si estrae un olio essenziale il cui uso è apprezzato in profumeria, in liquoreria e in cosmetica.

amarena

Al gruppo di forme derivanti da Prunus cerasus appartiene l’amarena che ha frutti drupacei di color rosso pallido fino ad ambrato, appuntiti all’estremità, con polpa dal succo incolore e dal sapore acido. Il succo d’amarena non possiede principi attivi tali da esplicare qualche azione farmacologica ben precisa; per questo motivo il suo uso è limitato là dove possono essere messe in risalto le notevoli proprietà di correttivo, quale edulcorante acidulo aromatico in preparati medicinali sgradevoli.

lampone

Dei boschi montani e subalpini è caratteristico il lampone (Rubus idaeus), un arbusto delle Rosacee che talora viene anche coltivato. Possiede foglie composte da 3-7 foglioline ovate, seghettate al margine, verdi superiormente, da biancastre a tomentose sulla pagina inferiore; i fiori, spesso solitari, hanno corolla a petali bianco-rosa. I frutti, i lamponi, sono formati da numerose drupeole di color rosso più o meno scuro ed hanno sapore e profumo gradevoli. Ricco di vitamina Bi e soprattutto C, oltre a parecchi sali, il succo ricavato dai lamponi è impiegato come edulcorante correttivo dall’industria farmaceutica per modificare il sapore e l’odore di parecchi medicinali.

menta piperita

Appartiene alla famiglia delle Labiate la menta piperita (Mentha piperita), un ibrido probabilmente tra Mentha viridis e Mentha aquatica’, generalmente viene coltivata, tuttavia qualche volta può rinvenirsi inselvatichita. È una pianta perenne con rizoma stolonifero e con fusti annuali verdi o rossastri alti anche più di mezzo metro che portano foglie brevemente picciolate, da ovali lanceolate ad acute, seghettato-dentate e munite di peli e di ghiandole stellate. I fiori, riuniti in spicastri terminali di forma quasi conica, sono piccoli, quasi regolari e di color rosato o leggermente porporino. Foglie ed erba intera raccolte al tempo della fioritura formano la droga: hanno od’ore assai aromatico e sapore piccante che lascia nella bocca un certo senso di freschezza. Contengono olio essenziale, formato tra l’altro da mentolo e terpeni e poi ancora tannino, sostanze pectiche e resinose, glucosio e ramnosio e ceneri ricche di nitrato di potassio. La menta piperita possiede proprietà toniche, stimolanti digestive, antispasmodiche e sedative, aromatiche e correttive. Per eccitare l’appetito ed eliminare i bruciori di stomaco può essere preparato un infuso dato da un pizzico di droga in una tazzina d’acqua bollente; servirsene dopo un quarto d’ora, prima dei pasti. Il medesimo infuso, ma dopo i pasti, può riuscire efficace nei casi di digestione difficile, ventosità e diarree croniche.

issopo

Anche l’issopo (Hyssopus officinalis) è una labiata qua e là diffusa nel nostro Paese nei luoghi aridi e sassosi ben soleggiati della zona collinare e submontana, in particolar modo nell’Italia centrale e meridionale. È una pianta suffruticosa di piccole dimensioni, 20-50 cm, con foglie lanceolate ristrette alla base, sessili o quasi, uninervie, glabre o pubescenti e punteggiato-glandulose sulle due facce. I fiori, riuniti in verticillastri ed orientati tutti verso un lato, hanno corolla di color ceruleo-porporino con labbro superiore breve e bilobo ed inferiore a tre lobi. Le parti usate farmacologicamente sono date dalle foglie e dalle sommità fiorite. Contengono un glucoside, l’issopina, olio essenziale, tannino, resine, gomma, acido malico, grassi e sali, in modo particolare nitrato di potassio. Tali principi attivi garantiscono all’issopo proprietà correttive, stomachiche, stimolanti, bechiche, espettoranti, diaforetiche e antisudorali. Per inappetenza, raffreddori, affezioni bronchiali, dolori di stomaco, flatulenze possono essere prese 3-4 tazze al giorno di un infuso formato da 20 g di droga in un litro d’acqua.

anice verde

L’anice verde (Pimpinella anisum) è un’ombrellifera annua originaria del Medio Oriente e dell’Egitto, ma ormai largamente coltivata in Europa e nelle Americhe. La parte che interessa la farmacologia è rappresentata dai frutti che devono essere raccolti nel pieno dell’estate e lasciati essiccare al sole. Essi contengono un olio etereo (essenza d’anice), olio grasso, amido, zuccheri. Tali principi esplicano azioni carminative, stomachiche, aromatiche, digestive, sudorifere, emmenagoghe, correttive, espettoranti. Per facilitare la digestione si può consigliare infuso d’anice al 3-4%.

cardamomo

Il cardamomo (Elettaria cardamomum) appartiene alla famiglia delle Zingiberacee ed è una pianta spontanea e coltivata nell’Asia tropicale. La droga è costituita dai frutti nel cui interno sono racchiusi parecchi semi di sapore piccante e di gradevole odore. Con¬tengono olio etereo (olio essenziale di cardamomo) e inoltre zucchero, sostanze grasse, pectine e resine. I preparati che si ricavano hanno azione aromatica, eupeptica, stomachica, stimolante e carminativa, nonché correttiva.

iris

L’autentico iris officinale, o iris di Firenze, ci viene fornito, malgrado qualche possibile confusione dovuta alla nomenclatura scientifica, da ìris pallida e non da Iris fiorentina della quale può rappresentare una varietà. Appartiene alla famiglia delle Iridacee ed è una pianta erbacea perenne coltivata per uso industriale o ornamentale e spesso anche inselvatichita su muri, scarpate, luoghi aridi e rocciosi. È dotata di un rizoma strisciante, corto e tozzo, che emette molto precocemente, già nel corso dell’inverno, caratte¬ristiche foglie unifacciali e leggermente ricurve come una sciabola. Fiorisce in aprile-maggio ed i fusti fioriferi, alti fino ad un metro, portano da 3 a 6 grandi fiori di un colore azzurro pallido. Alla schiusura dei fiori le brattee che li rivestivano hanno as¬sunto una consistenza “scariosa”, cioè pergamenacea. Nell’affine Iris germanica, con fiori con tonalità più scure, pure usato a scopo officinale, le brattee mantengono consistenza erbacea. Dell’iris si usano i rizomi decorticati. Oltre che come correttivo e in liquoreria, viene usato anche come espettorante e diuretico. Per questi usi si adopera il decotto ottenuto bollendo 20-100 g di rizoma fresco in un litro d’acqua e somministrandolo poi a piccole dosi. Può anche essere vantaggiosamente associato a liquirizia e anice verde nelle seguenti dosi: iris, come sopra; radice in liquirizia, 25 g; anice verde frutti, 10 g; acqua, un litro.

calamo aromatico

Il calamo aromatico (Acorus calamus) è una pianta erbacea palustre perenne. Appartiene alla famiglia della Aracee. Possiede un rizoma ramificato ed appiattito, munito di nu¬merosissime radici, dal quale si dipartono le foglie “ensiformi” (cioè a forma di spada) e munite di una costola mediana molto bene evidente. Sul fusto, triangolare, viene prodotta in primavera l’infiorescenza a spadice formata da numerosissimi singoli fiori molto poco vistosi. Si usa il rizoma decorticato. Oltre che come correttivo, il calamo aromatico viene usato in liquoreria come amaro-aromatico. Come tale può essere usato anche familiarmente sotto forma di infuso o di decotto preparato con 10-20 g di rizoma per litro d’acqua. Dose: 3 tazze al giorno. Si può usare anche direttamente la polvere di rizoma (0,50-1 g) o il vino aromatizzato ottenuto facendo macerare 100 g di rizoma in un litro di buon vino bianco. Dose: un bicchiere ogni pasto.

orchidee

Alcuni tuberi di non poche Orchidacee nostrane, una volta seccati dopo immersione in acqua bollente, costituiscono il salep. È questa una specie di fecola contenente in gran parte una sostanza mucillaginosa, amido, zuccheri, proteine, un olio essenziale con tracce di cumarina. Col salep gli occidentali preparavano (oggi quasi non più) decotti ad azione emolliente e calmante particolarmente nelle frequenti diarree infantili, mentre gli orientali, soprattutto turchi, greci e persiani, usano tuttora questa fecola nell’alimentazione: gelati, dolci, bibite rinfrescanti ecc. Tra le specie italiane particolarmente adatte per ricavare il salep si deve citare in primo luogo Orchis mono, comune nei prati e nei boschi di latifoglie dal piano alla media montagna. Si tratta di un’or¬chidea a tuberi sferici od ovoidi piuttosto chiari e a fusto relativamente robusto alto al massimo un paio di spanne. Le foglie sono ellittico-spatolate, mentre i fiori, riuniti in una spiga lunga anche una decina di centimetri, sono di colore porporino-violaceo. Allo stesso genere Orchis appartengono anche altre specie i cui tuberi hanno più o meno gli stessi principi attivi, cosi Orchis mascula, Orchis purpurea ed Orchis tridentata. A generi diversi appartengono invece, per esempio, Gymnadenia conopsea alla quale si attribuiscono proprietà antiepilettiche ed Epipactis latifolia dotata di interessanti proprietà vulnerarie.

rosa di macchia

La rosa di macchia (Rosa cariino) è una rosacea ad ampia diffusione europea, asfatica, mentre per quanto riguarda il continente africano è limitata alla parte boreale. Si tratta di un arbusto alto al massimo 2-3 metri, tipico delle siepi e delle macchie, munito di robusti rami forniti di aculei adunchi e dilatati alla base. Le foglie sono formate da 5-7 foglioline ovali od ellittiche a margini dentati. I fiori solitari o disposti in corimbo hanno petali di color rosa pallido o biancastri. 1 frutti sono globosi e formati dall’ingrossamento del ricettacolo: si chiamano cinosbati o cinorrodonti, sono di color rosso scarlatto e contengono all’interno acheni con numerosi peli rigidi e pungenti. Hanno sapore acidulo abbastanza gradevole.

olivello spinoso

Areale limitato all’Europa e all’Asia temperata ha l’olivello spinoso (Hippophaè rhamnoides), una eleagnacea presente nella parte centrale e settentrionale della penisola ita¬liana dove cresce abbastanza frequentemente nelle zone alluvionali, sulle scarpate e sui detriti aridi dal piano alla media montagna. È un arbusto spinescente di 3-4 metri d’altezza con rami intricati e foglie alterne lineari lanceolate, quasi sessili, intere, verdi su¬periormente ed argentino-rossicce nella pagina inferiore. Ha fiori piccoli pressoché insignificanti e frutti drupiformi (pseudo drupe) di color giallo arancio a maturità costituiti ciascuno dal perianzio accresciuto avvolgente a sua volta il pericarpo membranoso. I frutti della rosa e dell’olivello spinoso contengono una buona percentuale di vitamina C e pertanto sono dotati di proprietà antiscorbutiche.

ribes nero

Ribes nigrum, il ribes nero, della famiglia delle Sassifragacee cresce nei luoghi ombrosi e nei boschi della zona montana; si presenta come un arbusto di un paio di metri di altezza ed è privo di spine. Ha foglie grandi, picciolate, palmato-lobate, a tré-cinque lobi, dentate al margine e pelose nella pagina inferiore, emananti odore aromatico qualora vengano strofinate. I fiori di colore rossiccio sono riuniti in grappoli penduli sui quali in piena estate fanno bella mostra di sé frutti bacciformi neri, polposi, di sapore dolciastro. Le parti della pianta interressanti la farmacologia sono date dalle foglie e dai frutti che hanno proprietà toniche, rinfrescanti, diuretiche e depurative.

tamaro

Siepi, macchie e boscaglie dalla pianura all’orizzonte submontano sono l’habitat preferito dal tamaro, Tamus communis, una dioscoreacea piuttosto frequente in tutta la penisola italiana. Si tratta di una pianta perenne glabra a radice allungata, carnoso-tuberosa, e a fusti erbacei, striati, rossicci, volubili da sinistra a destra. Le foglie sono alterne, picciolate, con lembo cordato acuminato, ma talora trilobo; i fiori, dioici e riuniti in piccoli racemi ascellari, sono assai piccoli e di colore giallo verdastro. Assai decorativi sono i frutti, bacche rosse di circa un cm di grossezza, nel cui interno sono contenuti 3-6 semi globosi. La droga è costituita dalla radice nella quale oltre tutto si trova un principio attivo appartenente al gruppo delle saponine, che conferisce alla radice stessa proprietà emetiche e purgative (2-4 g di polvere o 2-4 g di estratto fluido sono una buona dose). Valide forse ancor più sono le doti vulnerarie della radice: impacchi formati in parti uguali da estratto fluido ed acqua sono assai efficaci per medicare contusioni che vengono guarite piuttosto celermente.

asaro

Come il più conosciuto genere Aristolochia anche Asarum appartiene alla famiglia delle Aristolochiacee; Asarum europaewn, l’asaro, o baccaro, è specie che cresce sporadica¬mente nei boschi di faggio e di ontano nelle Alpi e nell’Appennino settentrionale e centrale. Diciamo subito che molti testi di erboristeria o di botanica farmaceutica se¬gnalano marcatamente la velenosità della pianta e quindi si consiglia l’assenso del medico per l’eventuale uso di preparati da essa ricavati. L’asaro è una pianta erbacea pe¬renne munita di un rizoma strisciante di color bruno, portante rami brevi e sottili, ognuno dei quali ha due foglie lungamente picciolate, coriacee reniformi, con margini e nervature pubescenti, di color verde sulla pagina superiore e verde giallastro in quella inferiore. I piccoli fiori porporini e solitari, che compaiono tra marzo e luglio e sono sostenuti da un breve peduncolo, hanno scarso o nullo valore ornamentale. L’asaro invece può venir coltivato per il rizoma; non è affatto esigente per quel che riguarda il terreno, purché questo sia posto in luogo non troppo soleggiato. I rizomi ed anche le foglie, che costituiscono la droga, contengono quali principi attivi asarina, olio etereo, resina, tannino ed amido. Tali sostanze ed in modo particolare l’olio essenziale, che ha odore aromatico canforato piuttosto gradevole, hanno proprietà fondamentalmente emetiche ed in dosi ridotte purgative ed espettoranti. Nulla diciamo sui preparati emetici che sono da usare con estrema prudenza: per combattere la stitichezza ci si può servire dell’infuso ottenuto da 10 foglie fresche in una tazza d’acqua bollente di media grandezza. Tempo d’infusione: una decina di minuti. Contro i catarri bronchiali si può usare l’estratto fluido ottenuto dal rizoma nella dose di 4-10 gocce al giorno.

elleboro nero

L’elleboro nero, o rosa di Natale (Heìleborus niger), appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee. È una pianta erbacea perenne, tipica dei boschi montani, munita di un corto rizoma strisciante dal quale si levano poche foglie, lungamente picciolate, a lamina divisa in 5-9 segmenti, a margine parzialmente seghettato, di colore verde scuro e di consistenza cuoiosa. Fiorisce nell’inverno, ad esempio proprio nei giorni del Natale, e produce fusti fioriferi alti 10-20 cm che portano 1-2 grandi fiori con perianzio composto da cinque pezzi, bianchi e sfumati all’esterno di rosso. Numerosi sono gli stami e, interposti tra questi e i pezzi perianziali, una serie di nettar! verdi. I frutti sono follicoli. La droga è data dal rizoma che esplica varie azioni: emetica, revulsiva, starnutatoria. L’elleboro verde (Heìleborus viridis) è pure una pianta erbacea perenne, dei boschi, delle siepi, delle macchie. Le foglie sono rette da un picciolo molto più lungo che in Heìleborus niger; hanno lamina anche più ampia ma molto più frastagliata e meno cuoiosa. Ogni pianta produce, già durante l’inverno e poi all’inizio della primavera, numerosi fusti fioriferi più alti che in Heìleborus niger e a pezzi perianziali di colore verdastro. Gli usi sono più o meno gli stessi dell’elleboro nero.

piè di gallo

Il pie di gallo (Eranthis hiemalis) appartiene esso pure alla famiglia delle Ranuncolacee. È una piccola pianta erbacea perenne che produce i fiori assai precocemente, durante la fine dell’inverno. I fiori, di un bel colore giallo-oro, compaiono prima delle foglie e sono costituiti da 5-8 sepali petaloidi mentre i petali sono, come spesso avviene tra le ranuncolacee, trasformati in nettarii. I frutti sono dei follicoli ed ogni fiore ne produce in numero vario. Le foglie sono palmatosette e spuntano dopo i fiori. Tutto il periodo vegetativo della pianta, comunque, è assai breve. La droga è data anche in questo caso dal rizoma. Esplica le stesse azioni degli ellebori. Di queste piante, per la loro velenosità non diamo, intenzionalmente, nessuna ricetta per la medicina familiare.

assenzio

Artemisìa absinthium, l’assenzio, è un’erbacea perenne delle Composite che vive nei luoghi incolti e ruderali. Alta al massimo press’a poco un metro, ha foglie inferiori picciolate bitripennatosette e superiori più piccole e poco incise. I fiori, di color giallastro, in capolini quasi sferici, sono riuniti in grandi pannocchie terminali. Le foglie e le sommità fiorite costituiscono la droga: si preparano infusi, tinture e speciali vini con proprietà non solo toniche-stomachiche, digestive e febbrifughe, ma anche antielmintiche ed emmenagoghe. Dall’assenzio si ricavano pure estratti eterei alcoolici, utilizzati in liquoreria per aromatizzare vini, come il vermouth, e liquori. Nell’Ottocento l’assenzio ha dato il nome a una bevanda alcoolica molto nociva, tristemente famosa.

melograno

Il melograno (Punica granatum) appartiene alla famiglia delle Mirtacee; si tratta di un alberetto o di un arbusto alto al massimo quattro-cinque metri, con fusto eretto a cor¬teccia rossastra in un primo tempo, grigia in seguito. I rami, rigidi e spinosi, portano foglie lanceolate, alterne, opposte fino in fascetti. I fiori sono in genere solitari, talora riuniti a due-tré, brevemente picciolati, con corolla di color rosso vivo. Il frutto è sferico con pericarpo molto consistente ed è sormontato dal calice a guisa di corona. Internamente è diviso da tramezzi membranosi bianco-giallastri che formano tra loro logge irregolari nelle quali sono inseriti semi poliedrici con parte esterna gelatinosa di color rosso granato e di grato sapore acidulo e con nucleo centrale di consistenza legnosa. Il melograno è pianta medicinale con proprietà tenifughe ed astringenti. Più o meno ogni sua parte è interessata; un tempo si usava la corteccia del frutto, ma attualmente è consigliabile usare quella del fusto o meglio ancora quella della radice. I principi attivi sono dovuti all’azione di parecchi alcaloidi, tra cui in primo luogo la pelletierina con grandi capacità vermifughe, e a quella dell’acido gallotannico e punicotannico per quel che riguarda la funzione astringente. Nei casi di verme solitario la dose massima sopportabile per una persona adulta è di 60-70 g di corteccia fresca sotto forma di decotto, infuso o pozione. Poiché il parassita viene soltanto paralizzato, per provocarne l’espulsione è necessario ricorrere a distanza di un’ora dall’uso del medicamento ad un buon purgante.

melograno

La coraliina.(Corallina officinalis) è un’alga rossa alta di solito 4-5 cm di color rosa pallido e Fòrtemente impregnata di calcare; generalmente è fissata alla base per mezzo di un disco. Possiede fronde erette formate da articoli che emettono in modo irregolare rami e rametti opposti. Fino agli ultimi anni del XVIII secolo quest’alga era conosciuti in farmacologia per le sue proprietà vermifughe, mentre attualmente è sostituita da un miscuglio di una quarantina di alghe appartenenti perlopiù ai generi Fonia, Geìidium, Grateloupia che forniscono le stesse sostanze ad azione antielmintica. La droga della corallina è costituita da una gelatina che contiene bromo, jodio, qualche traccia di arsenico e pentosano.

chenopodio antielmintico

Principi antielmintici contiene anche Chenopodium ambrosioides var. anthelminticum, il chenopodio antielmintico, pianta erbacea annua delle zone incolte e ruderali, alta da 30 a 50 cm con fiori in glomeruli a spighe che nell’insieme formano una pannocchia. La droga è data dalle sommità fiorite.

felce maschio

Diyopteris fìlix-mas, la felce maschio, è una felce appartenente alla famiglia delle Polipodiacee; vive nei boschi ombrosi ed umidi nella zona submontana e montana. Si tratta di una pianta perenne con rizoma piuttosto breve, voluminoso, strisciante o eretto, coperto da basi fogliari brune e nere lucenti e da squame bruno-dorate e munito anche di un buon numero di radici filiformi brune e nere. Le foglie (fronde) sono erette, picciolate, lunghe anche più di mezzo metro, doppiamente pennato-partite con piccoli lobi secondari ovali denticolati e forniti alla base di un grosso dente. Nella pagina inferiore dei lobi superiori lungo la nervatura mediana si vedono in due serie parallele i sori, ricoperti da un indusio, che contengono spore piccole ed ovoidi. Della felce maschio viene usato il rizoma che contiene acido filicico, chiamato anche filicina, acido flavaspidico, albaspidina, aspinidolo, fìlmarone e ancora zucchero, olio etereo, olio grasso, cera, una sostanza colorante verde, resine ecc. Tali principi esplicano azione antielmintica e in particolare tenifuga. Per eliminare il verme solitario sono sufficienti da 5 a 15 g di polvere di rizoma con miele e a stomaco vuoto. Dopo un paio d’ore dev’essere preso un energico purgante. Allo stesso scopo e forse con migliori risultati si possono ingerire 2-5 g di estratto etereo e successivamente un buon purgante a base di gialappa o senna.

santolina

Santolina chamaecyparissus, la santolina, è una composita che vive nei luoghi aridi e sassosi di pianura e della collina dell’Italia centro-meridionale. È una pianta legnosa alla base, cioè un piccolo arbusto, dall’odore sgradevole, molto ramificata e al massimo poco più alta di mezzo metro. Le foglie lunghe da 2 a 3 cm e carnosette sono formate da segmenti pressoché lineari e disposti in 4 serie. I fiori, di color giallo e tutti tubulosi, sono riuniti in capolini terminali solitari. In medicina vengono usate le sommità fiorite ed i semi che contengono un alcaloide amaro, resine ed un olio essenziale a composizione complessa. La droga agisce come antielmintico, ma il suo uso attualmente risulta sorpassato.

partenio

Caratteristico di muri, macerie e rupi dal piano basale alla media montagna, non molto frequente allo stato spontaneo, ma spesso coltivato e talvolta inselvatichito, è il partenio (Chtysanthemum parthenium), una composita perenne a fusti eretti, alta da una spanna o poco più fino a 70-80 cm. È molto aromatica, ha foglie picciolate e molli, pennatosette a 3-6 paia di segmenti. I capolini, di un paio di centimetri di diametro al massimo, sono molto numerosi e nel loro assieme costituiscono ampi corimbi. Il partenio è un discreto emmenagogo e un buon antispasmodico nelle mestruazioni dolorose; inoltre con i suoi fiori si può preparare un decotto da usare sotto forma di impacchi per curare contusioni ed ulcerazioni della pelle.

gelso nero

Il gelso nero (Morus nigra) appartiene alla famiglia delle Moracee. È un albero di discreta taglia, un tempo frequentemente coltivato per l’alimentazione del baco da seta, e spesso modificato nel suo portamento dalla pratica della capitozzatura. Porta foglie ruvide. I frutti, le “more”, sono caratteristiche infruttescenze. Le foglie sono dotate di proprietà ipoglicemizzanti e astringenti: i frutti vengono usati anche nella medicina familiare e popolare sotto forma di sciroppo, come lassativi e regolatori intestinali.

carrubo

Il carrubo (Ceratonia siliqua) appartiene, in senso lato, alla famiglia delle Leguminose. È un albero di taglia discreta, a chioma globosa, a fusto rugoso e contorto, munito di foglie sempre composte, paripennate, con 2-5 paia di foglioline, di colore verde cupo ed assai coriacee. I fiori vengono prodotti anche sui grossi rami e persino sul tronco (caulifloria). I frutti sono grossi legumi, indeiescenti, di colore bruno a maturità e contenenti numerosi semi. Il carrube è originario dell’Europa sud-orientale e dell’Asia minore ed è estesamente coltivato nell’Italia meridionale ed insulare. Nella medicina popolare e familiare si può usare – come lassativo – il decotto dei frutti, grossolanamente frantumati (40-50 grammi per litro d’acqua) mentre la farina dei semi è ottima quale antidiarroico (ed addensante di pappe liquide) nella dieta dei lattanti.

frassino da manna

La manna è fornita soprattutto dal frassino da manna, o orniello (Fraxinus ornus), appartenente alla famiglia delle Oleacee. L’orniello è un albero di discreta taglia (fino a 10 m) con foglie imparipennate a 2-4 paia di foglioline generalmente piuttosto tondeg¬gianti. Fiorisce, producendo grosse infiorescenze di fiori bianchi assai minuti, in primavera. Il frutto è una samara lunga un paio di cm e larga mezzo e viene facilmente diffuso dal vento. La droga, la “manna”, è data dal liquido che geme da incisioni appositamente praticate su giovani piante. Sì usa, come tale, come purgante e regolatore intestinale e soprattutto (cosa adattissima per i bambini) se ne usa il principale componente, la mannite, che può essere somministrata sciolta nel latte zuccherato.

verbasco

Delle varie specie che possono essere indicate sotto questo nome volgare la principale è Verbascum thapsus. Appartiene alla famiglia delle Scrofulariacee. È una pianta erbacea biennale di grossa taglia che può raggiungere alla fioritura anche il metro e mezzo ed oltre di altezza. Dalla rosetta fogliare, a grandi foglie vellutate, di colore biancastro, si leva il fusto fiorifero che porta in cima una grande spiga. I fiori, di un bel colore giallo oro, sono pentameri, a petali arrotondati, tutti saldati assieme, e cadono con grande facilità scuotendo la pianta. Del verbasco si usano sia le foglie che i fiori. Tempo balsamico: l’ estate. Vanno poi essiccati con rapidità affinchè non perdano il colore. Sono dotati di proprietà emollienti e possono essere variamente usati. L’infuso di fiori (50 g per litro) filtrato accuratamente dopo un’ora di macerazione, o l’infuso di foglie, giovano per la cura di infiammazioni intestinali e anche come emollienti e pettorali in caso di catarro bronchiale. Il decotto può essere usato nella cura di diarree con coliche dolorose come clistere. I fiori freschi pestati servono anche come cataplasmi in caso di punture di insetti e l’olio, ottenuto facendo macerare per una settimana una pane di fiori e due di olio e riducendo poi il volume a fuoco molto blando, costituisce un unguento ottimo per lenire infiammazioni emorroidarie e geloni.

lino

Il lino (Linum usitatissimum) appartiene alla famiglia delle Linacee. Si usano i semi che si trovano facilmente in commercio. Per il loro elevato contenuto in mucillagini si usano come emollienti generali sia per uso interno che esterno. Ingeriti interi, ovviamente previa macerazione in acqua, i semi costituiscono un ottimo e blando regolatore intestinale atto a risolvere fastidiose forme di stitichezza. Si può usare anche l’infuso (40 g dì semi per litro d’acqua) da bersi a bicchieri. Adatto per lenire stati infiammatori intestinali è il decotto: sì fanno bollire 30 g di semi per litro d’acqua per un quarto d’ora; si cola e si usa come clistere emolliente e rinfrescante. Per uso esterno si prepara un impiastro a caldo, impastando farina di semi di lino e acqua calda in parti eguali e eventualmente facendo riscaldare a fuoco lento per ottenere una consistenza più pa¬stosa. Questo impiastro si usa per risolvere stati infiammatori e per portare a maturazione foruncoli e ascessi.

tamarindo

Il tamarindo (Tamarindus indica) è un albero dì origine esotica. Appartiene alla famiglia delle Leguminose. Si usa la polpa dei frutti che si trova in commercio sotto forma di masse discoidali inglobanti frammenti del baccello e semi. A piccole dosi è dotato di proprietà generali rinfrescanti e viene usato per gradevoli bibite. Come lassativo va somministrato alla dose di 40-50 g di polpa e va preso di mattina a digiuno.

tormentilla

La tormentilla (Potentina tormentata) è una delle numerose Rosacee dei luoghi erboswi e boschivi umidi dall’orizzonte submontano a quello cacuminale. Si tratta di una pianta erbacea perenne, munita di grosso rizoma, dal quale si dipartono numerosi fusti gracili, prostrato ascendenti, molti fogliosi e ricoperti, come il resto della pianta, di una peluria appressata. Le foglie radicali sono lungamente picciolate e già seccate nel periodo de1 fioritura, quelle caulinari poco o per niente picciolate, tutte formate da tre foglioline (di rado in numero maggiore) obovato-lanceolate e dentate. 1 fiori sostenuti da esili peduncoli hanno corolla giallo-dorata con petali poco più lunghi dei sepali. Della tormetilla in farmacologia viene usato il rizoma i cui componenti principali sono la tormentìllina, un glucoside cristallino con forte percentuale di tannino, ed inoltre resina, acido chinonico, acido ellagìco, ossalato di calcio ed amido. La presenza di sostanze tanniche fanno della tormentilla una pianta largamente usata per le sue spiccate proprietà antidiarroiche ed antidissenteriche.

corniolo

II corniolo (Cornus mas) è una delle poche specie appartenenti alla famiglia delle Cornacee; nel nostro paese cresce nei luoghi selvatici prevalentemente sassosi dal piano basale all’orizzonte submontano ed è piuttosto frequente. Si tratta di un arbusto o di un alberello di 3-6 metri di altezza, a sviluppo piuttosto lento, con tronco generalmente contorto di colore grigio bruniccio; ha rami verdastri, di colore rossastro nella parte esposta al sole, con foglie opposte, ovali, un po’ pubescenti nella pagina inferiore e presenti sulla pianta all’inizio della primavera. I fiori che compaiono ancor prima delle foglie sono riuniti in ombrellone semplici ad elementi gialli; i frutti, della grossezza di un’oliva e rossi, maturano nel pieno dell’estate. La corteccia e i frutti hanno proprietà astringenti oltreché toniche e febbrifughe. Analoghi principi sono presenti anche in Cornus sanguinea, la sanguinella, specie che se non è in fiore (bianco) a stento si distingue dalla precedente.

erba fragolina

Con il nome di erba fragolina si designa Sanicula europaea, un’ombrellifera caratteristica delle zone ombrose montane dell’Italia e tipica, tra l’altro, del sottobosco della faggeta. È una pianta erbacea perenne con breve rizoma orizzontale e fusto eretto semplice o poco ramoso alto 2-3 spanne al massimo. Le foglie sono lucide, quelle basali picciolate da cordaio-reniformi a palmate-partite, quelle caulinari ridotte e quasi sessili. I fiori riuniti in ombrelle hanno petali di colore variabile dal bianco al rossiccio. Rizoma e foglie costituiscono la droga: contengono sostanze tanniche e grasse, una saponina, una resina, un principio amaro e poco olio etereo, che conferiscono loro proprietà astringenti e vulnerarie. Come leggero astringente si prepara un infuso con 2 cucchiaini di droga in una tazza, nella dose di 3 al giorno.

corbezzolo

Il corbezzolo (Arbutus unedo) appartiene alla famiglia delle Ericacee. È un grosso arbusto a corteccia rossastra, dotato di foglie obovate o lanceolate di un bel colore verde lucente. Fiorisce in autunno e produce piccoli fiori bianchicci a corolla caratteristica-mente “orceolata”. I frutti sono delle bacche, di colore rosso vivo e a superficie granulosa e tubercolata, di sapore dolce e astringente. Le foglie esercitano azione astringente e, inoltre, diuretica ed antisettica urinaria. Nella medicina familiare si può usarne il decotto (30 g di foglie per litro d’acqua) da prendersi a 2-3 tazze al giorno, o la polvere (2-3 g prò die). Anche la conserva dei frutti è dotata di proprietà astringenti.

galle di quercia

Le “galle” sono curiose formazioni provocate dalla puntura di insetti imenotteri del genere Cynips sulle querce. Contengono tannino e sono dotate di proprietà astringenti ma vengono usate, in pratica, quasi esclusivamente nell’industria.

salvastrella

La salvastrella, o pimpinella, o bibinella (Poterium sanguisorba, o Sanguisorba minar) appartiene alla famiglia delle Rosacee. È una pianta erbacea perenne munita di un corto rizoma e con foglie, disposte a rosetta, pennatosette, a 5-10 coppie di segmenti a margine dentellato. I fusti fioriferi sono alti da 20 a 50 cm e sono sormontati da capolini ovoidali. La droga è data dalle foglie o dall’erba intera. Si usano nella medicina popolare come astringenti sotto forma di infuso, a caldo (un cucchiaino di droga per tazza d’acqua; due volte al giorno) o previa macerazione a freddo (stesse dosi) o sotto forma di alcolaturo: 40 gocce, 4 volte al giorno, in infuso di cedrina. Le giovani foglie, dotate di grato sapore, possono essere consumate in insalata in primavera.

ortica bianca

L’ortica bianca, o lamio bianco (Lamium album), appartiene alla famiglia delle Labiate. È una pianta erbacea perenne diffusa nel nostro paese nei luoghi erbosi umidi e freschi della Valle Padana. Produce fusti aerei annuali quadrangolari alti 20-30 cm con foglie decussate, seghettate ai bordi, con denti grandi ed irregolari che richiamano, vagamente, quella delle ortiche (donde il nome volgare). Fiorisce in primavera e produce infiorescenze terminali (spicastri) con numerosi fiori a corolla labiata, bianca. Gode soprattutto di proprietà astringenti, intestinali e generali, e viene quindi usata non solo in casi di diarrea o altri disturbi consimili dell’apparato digerente, ma anche come diuretico, nelle affezioni ginecologiche e, per uso esterno, come vulnerario e risolutivo in casi di scottature, varici, ulcerazioni. Può essere usata sotto forma di infuso (10-20 g di sommità fiorite per litro d’acqua) da prendersi nella dose di 2-3 tazze al giorno. Per uso esterno (impacchi, cataplasmi, lavande vaginali) si prepara un infuso più carico (50-60 grammi/litro).

salcerella

La salcerella, o salicaria (Lythrum salicaria), appartiene alla famiglia delle Litracee. È una pianta erbacea perenne tipica dei luoghi umidi o palustri. I fusti aerei, annuali, raggiungono facilmente l’altezza di un paio di metri. Ha foglie sessili e lanceolate, a base cordata, leggermente pelose. Ogni fusto termina con una grossa infiorescenza formata da numerosi fascetti di 5-8 fiori di colore rosso. Se ne usano le sommità fiorite, dotate di proprietà astringenti generali ed emostatiche. Se ne usa l’infuso preparato con 40-50 g di droga secca per litro d’acqua da consumarsi in 2-3 giorni. Si può usare anche la polvere nella dose di 4-5 g al giorno, o uno sciroppo da preparare procedendo nel seguente modo. Si facciano infondere in acqua calda, per 24 ore, 150 g di sommità fiorite. Si uniscano poi l’infuso e un litro di sciroppo di zucchero ben cotto. Si riduca convenientemente il volume fino a raggiungere una consistenza sciropposa. Dose: 50-100 grammi al giorno. Per uso esterno (contusioni, abrasioni) si può usare un cataplasma di foglie triturate.

cocomero asinino

Il cocomero asinino, o elaterio (Ecballium elaterium), è una cucurbitacea tipica dei luoghi incolti, delle macerie, dei detriti in genere e nella nostra penisola è più frequente nella parte centro-meridionale che in quella settentrionale. Si tratta di una pianta rampicante caratterizzata da una grossa radice carnosa, da fusti striscianti privi di cirri e con foglie larghe, picciolate, di color verdastro. I fiori sono giallastri e monoici, quelli maschili racemosi, quelli femminili solitari, portati da lunghi peduncoli. Il frutto è una bacca ovoidale di un bel verde quando è immatura e leggermente giallastra a maturità. La droga si ricava dai frutti immaturi: essa prende il nome di elaterio ed è costituita dal sedimento del succo. Contiene principalmente elaterina e inoltre amido, fltosterolo, acidi grassi. È un energetico purgante e per questo va somministrato con molta oculatezza a milligrammi, da 3 a 6 per volta con un massimo di 16 mg al giorno.

robbia

La robbia (Rubia tincloruni) è una rubiacea diffusa nell’Asia occidentale e nell’Europa meridionale. È una pianta perenne erbacea, a rizoma strisciante, con numerosi frutti, con foglie lanceolato-acute in verticilli e con piccoli fiori a corolla gialla. Le parti farmacologicamente attive sono rappresentate dal rizoma e dalle radici, che contengono principi di natura glucosidica e hanno fondamentalmente proprietà purgative e in secondo luogo diuretiche e astringenti. Può essere ad esempio preparata una decozione della radice al 3%.

spino cervino

Lo spino cervino (Rhamnus cathartica), appartenente alla famiglia delle Ramnacee, è un arbusto, più raramente alberello, spinoso di 1-5 metri d’allezza. Ha foglie pressoché opposte, di forma ovale, leggermente appuntita alla sommita, a margine minutamente dentato, a cinque-selle nervature ben evidenti e di color verde cupo. Fiorisce tra aprile e giugno ed i fiori riuniti in fascetti sono giallastri o verdastri. I frutti sono drupe sferiche dapprima verdastre, quindi a maturità, in autunno, violaceo-nerastre o nerastre. Nella nostra penisola è presente nei boschi e lungo le siepi della pianura e della collina. Le parti usate in medicina sono costituite dalle bacche che vengono adoperate meglio se fresche, ma anche secche. Contengono ramnocalarlina, ramnelina, quercilina, zuc¬cheri, acidi, resine, pedine. Esercilano un’azione drastica purgativa ed i loro preparati vengono impiegati nelle maialile epaliche, nella golia e nelle maialile culanee. Allo slalo fresco le bacche vanno ingerite con parsimonia: 25-30 provocano nell’adulto un’efficace azione purgaliva, un numero maggiore procura diarrea associala a vomito e nausea. Nella stilichezza è sufficiente la dose di 25-30 g di succo in acqua zuccherata, ottenuto schiacciando bacche fresche. Se si desidera un blando purgante è efficace un decollo ottenuto con 15-20 bacche.

frangola

La frangola (Rhamnus frangula) è un arbusto o alberello che raggiunge al massimo 4-5 metri d’allezza e appartiene alla famiglia delle Ramnacee. Possiede foglie alterne, brevemente picciolate, dalla forma ellittica, ottusa fino ad acuminala. Fiorisce in primavera e i fiori riunili in piccoli fascelli ascellari hanno cinque sepali e allreltanti petali biancastri; il frutto è una piccola drupa di color rosso porpora in un primo tempo, in seguito nera a maturità, grossa come un pisello e contenente tre semi gialli. La frangola nel nostro paese cresce nei boschi freschi dal piano basale alla media montagna. La droga è coslituita dalla corteccia del fusto e dei rami. Essa racchiude quali principi attivi: frangulina, acido crisofanico, glucofrangulina, pseudofrangulina ed ancora, tra l’altro, ramnotossina che tende a scomparire con l’invecchiamento o l’essiccamento. Per questo motivo la corteccia viene raccolla e quindi lasciata ad invecchiare per un anno oppure viene fatta essiccare più o meno a lungo a seconda della temperatura usata. In medicina la frangola viene impiegata sotto forma di estratto fluido o secco come purgante blando che non da assuefazione: è ottimo nei casi di stipsi cronica perché capace di regolare la peristalsi intestinale. Come purgante è indicata la dose di 30-100 gocce di estratto fluido in acqua aromatizzata; quale lassativo per i bambini si propone la dose: 5 g di estratto fluido, 25 g di sciroppo di senna, 50 g di sciroppo d’arancia nella posologia di 1-2 cucchiaini la sera prima di coricarsi.

vilucchione

Nel gruppo delle piante con proprietà purgative dev’essere incluso Convolvulus sepium, il vilucchione, detto anche campanella, convolvulacea tanto comune lungo le siepi, nelle boscaglie fino all’orizzonte submontano. È una pianta perenne con rizoma lungamente strisciante e con fusti volubili di qualche metro di lunghezza. Ha foglie picciolate, cordato-astate fino a subrotonde, acuminate o mucronate. I fiori sono solitari, bianchi o rosati, con corolla imbutiforme. La droga è presente in modo particolare nelle radici, anche se tutta la pianta è abbastanza ricca di principi attivi; l’azione farmacologica è dovuta ad una resina che ha proprietà purgative e colagoghe. Infuso purgativo: 10 g di foglie fresche in una tazza d’acqua bollente.

fitolacca

La fitolacca od uva turca (Phytolacca decandra), della famiglia delle Fitolaccacee, è una pianta americana, ma ormai naturalizzata un po’ dovunque; nel nostro paese, soprattutto nella Pianura Padana, è abbastanza frequente nei luoghi incolti erbosi, lungo i bordi dei sentieri, sulle scarpate ecc. È una specie erbacea perenne con radice a fittone grossa, ma con fusti annuali, sovente di color rosso vino, alti anche più di un paio di metri. Le foglie, alterne e lanceolato-ovali, sono glabre e piuttosto molli. I fiori, che compaiono da luglio ad ottobre e sono riuniti in racemi semplici, hanno perianzio biancastro a cinque lobi. Il frutto è una bacca succosa di color violaceo contenente semi reniformi e nero-lucenti. La parte generalmente usata è costituita dalla radice che va raccolta in inverno: contiene un paio di saponine, amido, gomme, emicellulose e ceneri assai ricche di nitrato di potassio. Tali principi attivi svolgono azione vomitivo-purgativa, depurativa e perfino dimagrante. Facile è la preparazione di questo decotto nei casi di stitichezza: 1 g di polvere di radice in una tazza d’acqua.

ricino

Il ricino (Ricinus communis) appartiene alla famiglia delle Euforbiacee ed è originario dell’Asia tropicale; nella nostra penisola si trova per lo più coltivato, anche se talora si può rinvenire inselvatichito. Si tratta di una pianta annuale (perenne nelle zone meridionali ed insulari) che raggiunge i 2-3 metri di altezza, munita di radice fittonosa e bianca; le foglie sono alterne, lungamente picciolate, palmate-lobate con lobi dentati e palminervie, carnosette, sovente di un bel color rosso bruno. I fiori si presentano in grappoli terminali o ascellari e sono monoici, quelli maschili, gialli, occupano la parte inferiore dell’infiorescenza, mentre quelli femminili, rossi, la parte più elevata. Nel
frutto, che è una capsula a tre logge, sono contenuti i semi, di forma ovale, lisci, con un’estremità rigonfiata e divisa in due lobi da un solco longitudinale; hanno colore assai variabile, ma con un fondo bruno, nero, rosso, sul quale si notano macchie e linee più chiare. La parte usata è costituita dai semi che devono venir raccolti ben maturi in settembre. Essi contengono un olio grasso, formato per lo più da ricinoleina, ed inoltre da acido ricinoleico, zuccheri, gomme oltre alla ricina che è una tossina albuminoide. Per pressione a freddo dai semi si estrae l’olio purgativo che non contiene la citata ricina perché rimane sul pannello. L’olio di ricino è dotato di proprietà emollienti purgative non irritanti, particolarmente adatte nei casi di stitichezza. 20-50 g è la dose variabile per adulto, 2-8 g quella per bambini.

aristolochie

Il genere Aristolochia comprende oltre trecento specie diffuse nelle zone temperate e calde di entrambi gli emisferi. Vi appartengono forme perenni munite di apparato radicale rizomatoso o tuberoso; hanno foglie alterne di tipo semplice, cordate alla base, talora tri o bilobate. I fiori sono piuttosto grandi, irregolari, solitari o in fascetti, formati da calice corallino di forma allungata e da corti stami in numero di sei. Alcune specie esotiche nelle nostre zone sono coltivate come piante orticole per la loro bellezza, altre sono spontanee nella flora italiana e tra queste ricordiamo Aristolochia clematitis e Aristolochia rotunda che posseggono proprietà farmacologiche del tutto simili. Dalla radice si preparava un tempo un infuso ed una tintura che agivano come drastico purgante e svolgevano azione emmenagoga, procurando anche, naturalmente in determinate circostanze, perfino l’aborto.

brionia

Biyonia dioica, la brionia o vite bianca, è tra le più piccole cucurbitacee. Ha fusti piuttosto gracili, ramosi, muniti di cirri posti accanto ai piccioli fogliari, ma non ascellari, semplici e varianti più volte la direzione delle spire. Le foglie sono alterne e lobate, munite di peluria e ruvide al tatto. La pianta come indicato nel suo aggettivo specifico è dioica, vale a dire che porta fiori maschili e femminili contemporaneamente, ma in sedi diverse. Entrambi sono biancastri, quelli maschili riuniti in grappoli forniti di peduncoli della lunghezza più o meno di quella delle foglie, quelli femminili sempre in grappoli ma con peduncolo assai breve e dotati ciascuno di un grosso ovario infero. La radice della brionia, assai voluminosa, possiede azione purgativa drastica assai notevole dovuta a principi attivi di particolare efficacia: ricordiamo la brionina e la briogenina. La brionia racchiude in sé anche proprietà diuretiche ed antistaminiche. Non vengono riportate percentuali e metodi per preparare infusi, tinture od altro trattandosi di sostanze altamente tossiche e che pertanto vanno somministrate con somma cautela; inoltre il loro uso attualmente è di gran lunga ridotto rispetto ad un passato abbastanza recente.

evonimo

Usati pure come purganti sono la corteccia e gli strani frutti dell’evonimo (Evonymus europaeus), arbusto della famiglia delle Celastracee, abbastanza frequente lungo le siepi e nei boschi dell’Italia peninsulare ed insulare. Possiede foglie da oblunghe a lanceolate, seghettate e fiori tetrameri, riuniti in cime ascellari, di color giallo verdastro e frutti coriacei depressi nel mezzo e a 4-5 lobi salienti. L’azione purgativa drastica è dovuta in modo particolare all’evonimina, un glucoside capace di aumentare la peristalsi intestinale e di favorire la secrezione biliare.

apparato cardiovascolare

digitale

La digitale (Digitalis purpurea) appartiene alla famiglia delle Scrofulariacee. Nella nostra flora allo stato spontaneo esiste solo una sua varietà, la tomentosa, e per di più soltanto in alcune zone montuose della Sardegna. La specie tipica cresce nei luoghi silicei dei boschi e delle colline dell’Europa centrale ed occidentale, mentre nella penisola italiana è abbastanza frequente sia perché viene coltivata a scopo ornamentale per abbellire giardini, sia perché è molto apprezzata per uso farmaceutico. Digitalis purpurea è specie bienne, o perenne nei climi più caldi, munita di una grossa radice ramificata e di colore rossastro; il fusto, di solito semplice, è alto al massimo circa un metro ed è grigio verdastro perché ricoperto, come tutta la pianta, di una fitta e molle peluria. Le foglie basali ovali-lanceolate sono disposte a rosetta e bruscamente attenuate verso la base, in modo da simulare un picciolo alato al margine; le superiori sono alterne, ovali oblunghe, gradatamente più piccole, fino a divenire di tipo bratteiforme a mano a mano che si avvicinano ai fiori. Questi sono disposti in un lungo grappolo, hanno corolla tubulosa a forma di ditale e sono di color rosso porporino esternamente e roseo o biancastro all’interno dove sono presenti delle macchie rosse intense in corrispondenza della fauce. Dal punto di vista farmacologico la digitale possiede principi attivi ad azione cardiotonica e diuretica. Le proprietà medicinali sono dovute a glucosidi, contenuti nelle foglie del secondo anno vegetativo, che per scissione danno digitossina e digitalina nella proporzione dell’1/100 nella sostanza secca; ancora presenti vi sono una saponina (digitonina), il digito-flavone, enzimi, acidi organici ecc. La digitale regola la funzione cardiaca: il ritmo del cuore risulta più lento e regolare e nello stesso tempo la pressione arteriosa aumenta, come del resto è più abbondante la diuresi. Viene som¬ministrata sotto forma di polvere, 1 g nelle 24 ore, di tintura, di estratto fluido o di sciroppo, non per lunghi periodi in quanto i principi attivi vengono eliminati con difficoltà dando luogo a fenomeni di accumulo che possono portare gravi forme di avvelenamento.

digitali gialle

Accanto alla Digitalis purpurea nella flora spontanea italiana sono presenti altre digitali a corolla gialla e per questo chiamate globalmente digitali gialle. Tali sono Digitalis ambigua, digitale dai grandi fiori, con infiorescenza unilaterale ad elementi con corolla pelosa; Digitalis lutea a fiori più piccoli e di un giallo più pallido, forniti di corolla con un paio di macchie un po’ più scure alla fauce; Digitalis micrantha, che, come dice l’aggettivo specifico, possiede un’infiorescenza a fiori ancora più piccoli delle specie precedenti. Anche le foglie delle digitali gialle sono fornite di principi attivi ad azione cardiotonica e diuretica, forse in misura maggiore delle specie coltivate.

mughetto

Il mughetto (Convallaria majalis) è una liiiacea erbacea perenne di 10-20 cm caratterizzata da un rizoma orizzontale stolonifero che ogni anno genera due foglie ovato-oblunghe, picciolate e racchiuse alla base, assieme allo scapo fiorifero, in una guaina. I fiori in numero variabile da 6 a 12, bianchi e campanulati, sono riuniti a formare un racemo che emana un gradevolissimo ed intenso profumo. Il frutto è una rossa bacca globosa, un po’ più grossa di un pisello, e contenente un buon numero di semi nerastri. Il mughetto cresce nei boschi e nei luoghi ombrosi freschi della zona submontana e montana, meno frequentemente in pianura. In campo farmacologico viene usata tutta la pianta o meglio ancora esclusivamente l’infiorescenza. La droga contiene tra l’altro il glucoside convallatossina ed inoltre la convallarina e convallamarina; agisce come cardiotonica, cardiocinetica e diuretica. I preparati per uso esterno vengono impiegati solo con il controllo medico. Infuso cardiotonico: 8 g di mughetto in 250 g d’acqua a cucchiai ogni due ore.

oleandro

L’oleandro (Nerium oleander) è un’apocinacea che nel nostro Paese cresce allo stato spontaneo più frequentemente nelle zone meridionali. Si tratta di un arbusto o alberetto sempreverde con foglie verticillate a tre, lanceolate, coriacee e glabre. I fiori che compaiono da maggio a settembre sono riuniti in corimbi terminali, sono delicatamente profumati di mandorle amare, hanno corolla a cinque petali rosei o raramente bianchi; nelle forme coltivate sono possibili colori e tonalità diverse ed anche un numero doppio di petali. La parte usata in farmacologia è costituita dalle foglie che vengono
raccolte in giugno-luglio ed hanno proprietà cardiotoniche e diuretiche; contengono alcuni glucosidi tra i quali la neriina e l’oleandrina ad azione simile a quella della digitale. Data la tossicità della pianta i preparati per uso interno devono essere presi sotto il costante controllo medico. Per uso esterno contro i parassiti cutanei si può impiegare una polvere di foglie.

biancospino

Il biancospino (Crataegus oxyacantha) appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è un arbusto od alberello di 4-5 metri al massimo frequente nella nostra penisola nei boschi, nelle macchie, lungo le siepi dal mare alla media montagna. Possiede foglie sparse obovate a 3-5 lobi dentati od interi, sempre incisi. I fiori, di color bianco, talora rosei, e profumati, hanno corolla a cinque petali ed un numero variabile di stami da 5 a 20. La droga è rappresentata dai fiori e dalle sommità fiorite. Contiene quercitina e quercitrina, un olio essenziale e allo stato fresco anche trimetilammina. Esercita azione antispasmodica, ipotensiva, cardiotonica e sedativo-nervina; i preparati trovano impiego in terapia per equilibrare la pressione sanguigna, per l’arteriosclerosi, per l’angina pectoris, nonché per le nevrosi cardiache, causate da cattiva digestione, e per l’insonnia-Ottima ad esempio la tintura che si ottiene con 200 g di fiori in un litro di alcool: come ipotensivo sono sufficienti una ventina di gocce due volte al dì per venti giorni: come antispasmodico ipnotico la dose viene elevata a 40-50 gocce da prendere alla sera prima di coricarsi.

scilla

La scilla (Urginea marittima, o Scilla maritima) appartiene alla famiglia delle Liliacee. È una pianta diffusa nella regione mediterranea, velenosa specialmente nel fresco. È una pianta erbacea perenne munita di un grosso bulbo tunicato del diametro di 10-12 cm (ma talora può arrivare anche a 20) che emette, sul finire dell’estate, uno scapo fiorifero alto un metro o anche più che termina in un lungo grappolo di fiori bianchi, peduncolati e formati da sei tepali ovali. Stami sei, ovario supero tricarpellare. Il frutto è una capsula membranosa triloculare e contiene molti semi. Le foglie, parallelinervie, molli e carnose vengono emesse dopo la fioritura e durano fino all’inizio dell’estate seguente. La droga è data dai bulbi e commercialmente si distinguono due tipi di scilla: la rossa, a bulbi di colore rosso-vinoso e di taglia maggiore, e la bianca, a bulbi biancastri e di taglia minore. Nella medicina popolare viene utilizzata per le sue proprietà diuretiche sotto forma di polvere (0,30 g, tre volte al giorno); di tintura (1 parte di scilla, 5 di alcole) da prendersi nella dose di 1-3 cc al giorno; il vino medicinale ottenuto lasciando in infusione 50-60 g di droga per litro di vino per 10-12 giorni. Dose: 15-50 g al giorno. Altre vecchie preparazioni sono l’aceto,l’ossimiele e il miele scillitico.

adonidi

L’adonide estivale, cosi detto in contrapposizione al ben noto adonide vernale, è dato, nel linguaggio erboristico, dalle varie specie annuali del genere Adonis, della famiglia delle Ranuncolacee, e cioè soprattutto Adonis autumnalis. È questa una pianta erbacea, a foglie finemente laciniate, di modesta taglia ed a fioritura estiva (maggio-giugno) malgrado il nome, propria dei seminativi, a fiori con petali di un bel rosso cupo. Vengono usati come surrogato del più noto Adonis vemaìis.

ginestra dei carbonai

La ginestra dei carbonai (Cytisus scoparius, o Sarothamnus scoparius) appartiene alla famiglia delle Leguminose. È un arbusto di taglia variabile da pochi palmi a due metri e oltre, assai ramoso, con rami verdissimi e muniti di cinque costolature sporgenti. Ha foglie composte da tre foglioline ovate, ma talora anche da una sola, dapprima pubescenti e poi glabre. La fioritura avviene in maggio-giugno e i fiori, prodotti in gran copia, sono di un bel colore giallo oro e della tipica forma papilionata. Il frutto è un legume, lungo 3-4 cm, largo uno, peloso lungo le linee di sutura e glabro sulle facce pianeggianti. La droga è data dai fiori o dai giovani rami raccolti alla fioritura o subito dopo. La ginestra dei carbonai esplica soprattutto azione cardiotonica e diuretica, oltre a diverse azioni minori. Un diuretico che può interessare la medicina familiare è l’infuso di fiori (25 g per litro; 2-4 tazze al giorno, con l’avvertenza di raccogliere i fiori appena sbocciati, e cioè prima che cominci anche solo a formarsi il legume che potrebbe causare disturbi gastrici) e il decotto di giovani rami e fiori (25-50 g per litro). Per uso esterno si può usare il decotto dei giovani rami fioriti per cataplasmi nella cura di ascessi e edemi.

amamelide

L’amamelide (Hamamelis virginiand) appartiene alla famiglia delle Amamelidacee. È originaria delle regioni atlantiche dell’America settentrionale ed è talora coltivata anche da noi nei giardini. È un arbusto o un alberello a rami piullosto radi e foglie grandi pressappoco quanto quelle di un nocciolo. La pianta inizia a fiorire in autunno e continua durante l’inverno. I fiori sono sessili e riuniti in piccole infiorescenze ascellari di 1-5 fiori. Se ne usano foglie e corteccia. Industrialmente se ne preparano vari tipi di estratti e anche le possibili formulazioni sono numerose: non è droga, tuttavia, che sia usabile nella medicina familiare.

cardiaca

La cardiaca (Leonurus cardìaca) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Labiate. Produce grossi fusti quadrangolari annuali, alti fino ad 1 metro, con foglie picciolate, a base cordata e lamina divisa in 5-7 lobi lanceolati. I fiori sono piccoli e poco vistosi e raccolti in grossi verticillastri. Si usa l’erba intera fiorita come sedativo cardiaco e nervoso. Nella medicina popolare si usa l’infuso o il decotto (30-40 g di droga per litro d’acqua) da prendersi nella dose di 2-4 tazze al giorno. Per uso esterno un decotto più “carico” (50-60 g per litro) esplica azione depurativa e cicatrizzante.

aconiti

Degli Aconitum, piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Ranuncolacee, quello raffigurato nella tavola è Aconitum variegatum, a fiori raccolti in pannocchia e di taglia assai minore del più noto Aconitum napellus. Quest’ultimo è pure una pianta erbacea perenne con fusto alto fino ad 1 metro-un metro e mezzo, con foglie picciolate e laciniate e fiori disposti in racemo semplice. I fiori sono zigomorfi, con cinque sepali petaloidi uno dei quali, il superiore, è più grande e simula un elmo dotato di una brevissima visiera. La droga è data dai tuberi o anche dalle foglie. I tuberi di Aconitum napellus sono assai caratteristici perché tipicamente bifidi. Gli aconiti esplicano azione sedativa cardiaca e nervosa e ne sono conosciute anche numerose preparazioni proprie della medicina popolare, ma per la pericolosità derivante dalla loro velenosità non le riportiamo e ne sconsigliamo l’uso diretto.

vischio

Il vischio (Viscum album) appartiene alla famiglia delle Lorantacee; la sua diffusione interessa le regioni temperate dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa settentrionale. Viene considerata una pianta semiparassita in quanto solo in parte trae dall’ospite (peri, susini, mandorli, aceri, abeti, pini) le sostanze che non riesce a sintetizzare. Nella nostra penisola è possibile incontrarlo nella zona submontana e montana. Viscum album è un arbusto che vive su rami di altre piante dove affonda i suoi austeri, simili a radici; possiede fusti cilindrici articolati e foglie, persistenti nel corso dell’inverno, coriaceo-carnose, percorse da 3-6 nervature, opposte e di forma pressoché oblungo-lanceolata. Mentre i fiori valgono poco dal punto di vista estetico-ornamentale, assai più apprezzabili sono i frutti, bacche sferiche a superficie bianca translucida e a mesocarpo ge-latinoso-vischioso. Le parti della pianta che interessano la farmacologia sono date dai giovani rami e soprattutto dalle foglie. Generalmente raccolte in primavera, sono dotate di proprietà vasodilatatorie, e quindi ipotensive, e diuretiche. Con circa mezz’etto di foglie può essere preparato un infuso o decotto in un litro d’acqua e la posologia consigliata è quella di una tazza da prendere prima dei pasti principali.

olivo

L’olivo (Olea europaea) è la pianta che da il nome alla famiglia a cui appartiene, cioè le Oleacee. Si tratta di un albero o di un arbusto di dimensioni variabili da pochi metri fino eccezionalmente a 25-30. I rami, dalla forma sub-tetragona, specialmente in età giovanile, portano foglie brevemente picciolate, sempreverdi, dure e coriacee, lanceolate od ovali-lanceolate, a margini leggermente riflessi, di colore verde chiaro sulla pagina superiore, bianco-argentee inferiormente per la presenza di numerosi peli stellati. I fiori che compaiono da aprile a giugno sono disposti in infiorescenze ascellari o terminali racemose; hanno calice a quattro denti e corolla bianca, tetramera gamopetala. Il frutto è dato da una drupa carnosa con polpa ricca di olio che avvolge un nocciolo osseo di forma ellittica. La droga è costituita dalle foglie che sono inodori e amarognole. Esse contengono parecchie sostanze come l’oleuropeina, di natura glucosidica, l’elenolide, un lattone insaturo, acido oleanolico, oleasterolo, acido tartarico, lattico, glicolico, enzimi ed inoltre tannino, glucosio e saccarosio. Dalle foglie si ottengono tinture, pozioni e sciroppi che risultano particolarmente efficaci nella cura dell’ipertensione.

apparato respiratorio

malva

La malva (Malva silvestrìs) è comunissima negli incolti erbosi, vicino alle abitazioni, lungo i bordi delle strade e dei sentieri dalle zone di pianura fino alla media montagna. Si tratta di una pianta erbacea bienne o perenne con fusto eretto, ramoso, alto da pochi centimetri ad un metro. È fornita di foglie palmato-lobate munite di lunghi piccioli pelosi, quelle inferiori hanno 5-7 lobi poco profondi, quelle superiori hanno 3-4 lobi più profondi. Complessivamente presentano superficie coperta di peli. I fiori di colore porporino violaceo con nervature più scure, ma anche rosei o biancastri, sono riuniti in corte cime all’ascella delle foglie. Foglie e fiori costituiscono le parti usate in farmacologia: contengono entrambi mucillagine. I fiori inoltre hanno quale elemento ca-ratteristico l’antocianina malvina, le foglie oltre a possedere vitamine A, B, C ed E sono fornite di alcuni acidi. La malva silvestre per le proprietà bechiche pettorali, emollienti, lassative e calmanti, è adatta per combattere la tosse e per curare casi di infiammazione delle vie respiratorie, urinarie e digerenti. Una buona tisana si prepara con 15 g di fiori in un litro d’acqua bollente. Si prende a tazze, 3-4, nel corso della giornata.

altea

L’altea (Althaea offìcinalis) appartiene alla famiglia delle Malvacee ed è una pianta perenne erbacea con radici fusiformi, carnose, biancastre all’esterno, giallastre internamente. Il fusto è eretto, pressoché semplice, alto anche un metro, con tomento bianco-grigiastro; le foglie sono alterne, picciolate, grandi, a lobi acuti e dentati, grigio tomentose e vellutate. I fiori, solitari o riuniti in piccole infiorescenze, hanno calice saldato e corolla a cinque petali rosei, bianchi o porporini, saldati alla base al fascette dei filamenti dei numerosi stami. Questa pianta nella nostra penisola cresce nei luoghi umidi e paludosi e lungo i fossati della pianura. Viene usata in modo particolare la radice che contiene una mucillagine in proporzione del 20-25%, zuccheri 11%, amido 38%, pectina 11%, asparagina, saccarosio, galattosio e grassi, tannino, albumina e ossalato di calcio. Questi principi attivi hanno proprietà emollienti, calmanti, pettorali espettoranti e blandamente lassative. Come decotto quale emolliente pettorale si consiglia: radice frantumata di altea 15 g in 300 g di acqua. Si faccia bollire per un quarto d’ora, si coli e si consumi durante il giorno. L’altea viene pure impiegata come eccipiente di pillole o a scopo protettivo come veicolo di farmaci irritanti.

malvone

Un’altra malvacea con proprietà affini alla precedente è Althaea rosea, il malvone, che nelle nostre zone cresce talora inselvatichita, ma generalmente viene coltivata. È una pianta erbacea biennale o perenne a grossa radice e con fusto semplice fiorifero alto fino a 2-3 metri; possiede grandi foglie radicali, da cordaio-reniformi a rotonde o quasi, poco lobate. Le foglie caulinari invece sono più piccole e con lobi più marcati. I fiori in numero di 2-3 o talora solitari stanno all’ascella di ogni foglia, sono grandi con corolla a cinque petali di colore variabile, a seconda della varietà, dal bianco al rosso scuro, dal rosa tenue al rosa carico. La droga è costituita dai fiori che contengono mucillagine, tannino, pectina, antocianina ed un olio essenziale. Infusi e decotti a base di malvone vengono usati principalmente come emollienti e pettorali contro la tosse, come rinfrescanti nei casi di gastrite, enterite e cistite, nonché per gargarismi. Di facile preparazione è l’infuso formato da circa 40 g di fiori in un litro d’acqua nella dose di 3-4 tazze al giorno.

primula

Caratteristica dei prati dell’orizzonte submontano e montano, cioè della fascia del castagno e del faggio, è la primula o primavera (Prìmula officinalis), pianta erbacea perenne rizomatosa della famiglia delle Primulacee. È dotata di una rosetta di foglie a picciolo alato, con lembo pressoché ovale e a margine dentato. Dalla rosetta stessa si erge lo scapo fiorale un po’ più lungo delle foglie, portante alla sommità un’ombrella di fiori a calice biancastro e rigonfio e corolla gialla a tubo stretto e a lobi smarginati. Il rizoma della primula possiede proprietà espettoranti e emollienti, mentre le foglie e i fiori sotto forma di infuso agiscono da sedativi e antispasmodici. Dalle foglie inoltre si ricava un decotto da usarsi esternamente efficace come emostatico e per medicare le contusioni.

viola mammola

La viola mammola (Viola odorata), molto diffusa lungo siepi e boschi, appartiene alla famiglia delle Violacee. Si tratta di una piccola pianta erbacea stolonifera, acaule, munita di foglie a rosetta portate da lunghi piccioli e dalla forma ovale od oblunga e cor¬date alla base. I fiori sono irregolari, picciolati, con corolla a cinque petali color viola o bianchi. Le parti della viola più comunemente usate in farmacologia sono i fiori, molto meno le foglie e la radice. Proprietà bechiche e emollienti hanno gli sciroppi e gli infusi che si preparano con i fiori con o senza pedicello. Ricorderemo che una nota ricetta propone questo sciroppo: 1000 g d’acqua bollente, 100 g di petali freschi di viola mammola. Lasciare il tutto in infusione almeno per dodici ore, filtrare ed aggiungere un po’ meno di due chili di zucchero, esattamente 1800 g. La dose giornaliera per la cura della tosse e del catarro varia da 4 a 6 cucchiai secondo la gravita del caso. Proprietà bechiche pettorali ha invece l’infuso che si prepara in un quarto d’ora mediante l’impiego di una manciata di fiori ed un litro di acqua bollente. Si coli aggiungendovi miele.

lichene islandico lichene polmonario

Il lichene islandico (Cetraria islandica) fa parte della famiglia delle Parmeliacee; cresce aderente al terreno o sulle rocce nelle zone più fredde dell’Europa, dell’Asia e dell’America settentrionale. È costituito da un tallo cespuglioso con rami eretti, quasi fogliacei alla sommità dove portano rari apoteci di color bruno scuro e circolari, che costituiscono i corpi fruttiferi. L’intero lichene viene da tempo usato per le proprietà medicinali, ma dev’essere raccolto prima della comparsa degli apoteci. È un buon emolliente e pettorale mentre di minor rilievo sono le doti di amaro tonico e digestivo. Per catarri bronchiali viene prescritto l’infuso di lichene: un cucchiaino da té di tallo tagliuzzato in una tazza d’acqua bollente, ripetendo la dose 3-4 volte nel giorno. Nelle affezioni delle vie aeree è particolarmente indicata la gelatina di lichene che si ricava facendo bollire 5 g di tallo in 100 g d’acqua. Si può migliorarne il sapore aggiungendo polvere di cioccolato secondo il gradimento. Non vanno infine dimenticate le pasticche, ottime nella cura dei catarri bronchiali; si preparano mescolando mucillagine di lichene con gomma arabica, zucchero e qualche goccia di essenza aromatica. Di gran lunga meno efficace è l’azione emolliente dovuta al lichene polmonario (Lobaria pulmonarìa) talora usato come succedaneo del precedente, contenendo sia un principio amaro che mucillagine.

polmonaria

La polmonaria (Pulmonatia offìcina/is) è una borraginacea eurasiatica abbastanza comune nei luoghi boschivi freschi dell’Italia boreale, meno frequente nell’Italia meridionale, dove cresce nella zona montana. È una pianta erbacea perenne munita di rizoma strisciante e di fusto peloso alto al massimo una quarantina di centimetri. Le foglie, ruvide al tatto, sono macchiate di giallastro: le radicali da ovali ad acute lungamente piccio-late, le caulinari, sessili e leggermente decorrenti. L’infiorescenza porta due cime scorpioidi a pochi fiori con corolla nel bocciolo rossa e successivamente azzurro-violacea. La droga vera e propria è costituita dalle foglie, però tutta la pianta racchiude in sé principi attivi, cioè tannino, sostanze mucillaginose, saponine, vitamina C, carotene ed altro, tra cui una buona percentuale di acido silicico. La polmonaria allo stato fresco possiede buone qualità diaforetiche ed emollienti che si possono efficacemente constatare con l’impiego di un decotto (50-100 g per litro) o di un infuso di foglie con dose di un paio di cucchiaini per tazza da ripetersi tre volte al giorno. Allo stato secco la pianta ha dimostrato proprietà astringenti nei casi di diarree e dissenterie.

saponaria

Saponaria offìcinaìis, la saponaria, appartiene alla famiglia delle Cariofillacee e cresce nei luoghi erbosi ed umidi dalla zona submontana a quella montana di tutta la penisola. Possiede fusti eretti, stoloniferi, alti al massimo mezzo metro o poco più, e foglie da lanceolate ad oblungo-ellittiche, opposte, percorse da 3-5 nervature principali. I fiori bianchi o rosei in fascetti terminali hanno petali con unghia piuttosto allungata e con lembo obovato-spatolato. La droga è costituita dalle radici e dalle foglie che contengono soprattutto un glucoside, la saponina. Le foglie messe a macerare nell’acqua hanno potere diaforetico efficace nella cura dei reumatismi e della gotta. Dalla macerazione della radice si prepara un liquido, da prendere con estrema cautela, che « facilita la secrezione da parte delle mucose infiammate delle vie respiratorie, gastro-intestinali, epatiche e genito-urinarie » (Negri).

tigli

Quando in farmacologia si parla del tiglio non ci si riferisce ad un’unica specie, bensì ad un discreto numero di piante che generalmente per comodità vanno suddivise in due gruppi: quelle a fiore semplice che danno per droga il tiglio officinale o gentile, e quelle a fiore doppio che danno per droga il tiglio argentato.Diremo in linea di massima che i tigli sono alberi spesso di grosse dimensioni con foglie cordate ed asimmetriche alla base, seghettate ed appuntite, percorse da nervature ben evidenti. I fiori dal profumo penetrante sono riuniti in piccole cime ascellari portate da un lungo peduncolo legato ad una brattea aliforme. La droga, come s’è detto, è costituita dai fiori staccati oppure riuniti nelle infiorescenze: contengono zuccheri ed un olio essenziale che esercitano prevalentemente un’azione diaforetica, ma anche emolliente ed antispasmodica. È abbastanza comune l’uso di un infuso (té) al 15-20 g per mille da prendersi due-tré volte al giorno, con proprietà bechiche e diaforetiche, nonché efficace, secondo Ledere, nell’arteriosclerosi, essendo in grado di rendere il sangue più fluido.

enula campana

L’enula campana (Inula helenium) è una composita spontanea della nostra flora nei luoghi piuttosto umidi dal piano alla zona submontana. Si tratta di una pianta erbacea perenne a grossa radice carnosa e con fusto eretto alto anche più di un metro. Possiede foglie ovato-lanceolate, quelle radicali assai più grandi, tutte a pagina inferiore vellutata, e capolini ben vistosi di color giallo dorato. La radice dell’enula contiene sostanze ad azione bechica, diuretica, diaforetica ed emmenagoga. Relativamente recente è l’impiego dell’enula come pianta medicinale con proprietà antielmintiche, che sarebbero dovute all’elenina, cioè ad un insieme di lattoni contenuti anch’essi nella radice. Il papavero rosso o rosolaccio (Papaver rhoeas) è una papaveracea caratteristica dei luoghi incolti, dei seminativi, dei bordi delle strade e dei sentieri dal mare al piano montano. È una pianta annua la cui altezza difficilmente supera il mezzo metro, ha foglie partite o bipennatopartite a lobi inciso-dentati. I fiori sono solitari e formati da due sepali pelosi, precocemente caduchi, e da quattro petali di color rosso vivo, assai grandi, rotondeggianti e recanti quasi sempre alla base una macchia nera. Il frutto è una capsula poricida nel cui interno sono racchiusi un gran numero di semi, di colore grigiastro, reniformi e rugosi. La droga è costituita dai petali che contengono alcaloidi tra cui la roedina; dai semi invece si ricava un olio formato per lo più da acidi organici.

papavero rosso

Il papavero per le sue proprietà blandamente sedative è indicato in pediatria; inoltre viene impiegato come calmante della tosse, nonché nella cura di bronchiti. Di facile preparazione è un infuso calmante che si prepara mediante 5 g di petali in una tazza bollente d’acqua. L’operazione si può ripetere 3-4 volte nella giornata.

viola tricolore

Viola trìcolor è la viola tricolore, meglio ancora conosciuta col nome di viola del pensiero. Cresce copiosa nei luoghi erbosi, tra le messi, dal mare alla zona montana. È una pianta erbacea annuale o bienne il cui fusto semplice o ramoso raggiunge al massimo 30-40 cm d’altezza; più spesso tuttavia si trovano esemplari molto più bassi. Le foglie inferiori sono da subrotonde ad oblunghe, quelle superiori più allungate, tutte per lo più dentate e munite di stipole piuttosto grandi, lirato pennatifide. I fiori si presentano di diverso colore a seconda della varietà (gialli, oppure gialli striati o macchiati di violetto), a cinque petali, quattro dei quali superiori eretti, mentre quello inferiore è prolungato in uno sperone cavo. Il frutto è una capsula con numerosi semi globosi. I principi attivi contenuti nei fiori esercitano azione bechica ed espettorante, mentre quelli contenuti nell’intera pianta possiedono proprietà diuretiche, depurative e lassative. Con i fiori si prepara un infuso: 2-5 g per tazza, mentre con l’intera pianta si opera nel modo seguente ottenendo un efficace decotto: 20-30 g in un litro d’acqua.

pini

Il genere Pinus sotto molti punti di vista è senz’altro il più importante fra quelli compresi nelle Conlfere. Racchiude almeno un centinaio di specie diffuse tutte, ad eccezione di una, nell’emisfero boreale; crescono nelle regioni fredde e temperate delle montagne. I pini si presentano quasi sempre sotto forma di alberi, pur non mancando le forme arbustive, com’è il caso del mugo che si incontra contorto e basso sui nostri monti. Queste Conifere hanno foglie persistenti a sezione triangolare e, riunite in numero variabile di ciuffetti da due a cinque, sostenute da brevi rametti. Sono piante monoiche i cui coni che maturano in un tempo compreso tra due e tre anni producono semi muniti di ala. Un buon numero di pini interessa anche la penisola italiana e la gran parte di essi contiene alcuni principi attivi ad azione medicamentosa. Ci intratteniamo ora su alcuni dei più significativi. Il pino di Scozia o pino silvestre (Pinus silvestris) si incontra nei boschi montani dell’Europa e di parte dell’Asia; in Italia si rinviene sulle Alpi e sull’Appennino settentrionale. Si tratta di un albero che raggiunge e supera anche i 30 m di altezza e che ha rami a corteccia dapprima di color verde e poi caratteristicamente rossastra; le foglie sono riunite in fascetti di due elementi un po’ spiralati e le piccole pigne sono pendenti. Il mugo (Pinus mugo) è invece una pianta diffusa in un areale piuttosto limitato comprendendo le Alpi centrali ed orientali ed i Carpazi. La sua altezza non supera i 3-4 metri ed il portamento spesso e prostrato. Di ben altra mole è invece il pino marittimo (Pinus pinaster) a diffusione mediterranea: fino a 35-40 m di altezza, aghi assai lunghi ed abbinati di color verde più o meno lucente e chioma ovale, talora allargata, mai regolare. Pinus pinea, il pino domestico o pino da pinoli, che s’incontra lungo le coste del Mediterraneo, presenta chioma regolare ad ombrello, è alto 20-25 m e ha foglie raggruppate a due, talora a tre. I suoi coni maturano in tre anni. Ricordiamo infine il pino d’Aleppo (Pinus halepensis) che difficilmente supera i 20 metri d’altezza, con coni allungati il cui colore varia col passar del tempo da verde a rosso violaceo, a bruno rossastro. Del pino silvestre in farmacologia vengono usate le gemme presenti all’apice dei rametti e le foglie. Le prime, raccolte in marzo o in autunno, contengono olio essenziale con proprietà balsamiche, bechiche, anticatarrali e perfino diuretiche. Infuso di gemme: 30 g di gemme in un litro d’acqua bollente; dopo venti minuti si coli e si zuccheri. 2-4 tazze al giorno nelle affezioni bronchiali e della vescica. Analoghe proprietà ha l’acqua distillata di gemme: 3-4 bicchierini al giorno. Le foglie di pino silvestre esplicano azione antigottosa e pettorale. Si raccolgono in estate e con esse si prepara un decotto che si ottiene facendo bollire un paio di pugni di droga in un litro d’acqua. 4 bicchierini al giorno per curare reumatismo e gotta. Dalla resina che fuoriesce dalla corteccia di quest’albero si estrae la trementina che in seguito a distillazione fornisce l’essenza di trementina, usata come eccitante nervoso ed antisettico. Proprietà del tutto simili hanno le gemme e le foglie di Pinus pinaster, Pinus pinea e Pinus halepensis e quindi per i preparati ed il loro uso vedasi quanto appena detto per Pinus silvestris. Un cenno particolare merita il pino mugo dal quale si ricava l’essenza di mugo: questa si ottiene per distillazione dei giovani rami in modo particolare e delle gemme. Tale essenza viene utilizzata nell’industria cosmetica per la fabbricazione di sali ed olii da bagno, mentre in farmacologia vengono sfruttate le sue proprietà antisettiche e decongestionanti dell’apparato respiratorio sia per mezzo di inalazioni o vaporizzazioni che per via interna.

grindelia

La grindelia (Grindelia robusta) appartiene alla famiglia delle Composite. È originaria della California e soprattutto viene coltivata. È una pianta erbacea perenne con fusti alti fino a 60-70 cm; foglie piuttosto carnose; infiorescenze a capolino con fiori ligulari gialli. Tutta la pianta è vischiosa ed in particolare lo sono i capolini. La droga è data dai soli capolini o dall’erba intera fiorita. Esplica azione spasmolitica bronchiale. Industrialmente ne vengono preparati diversi estratti e può essere usata sotto forma di sciroppo (5% di estratto fluido di grindelia; 95% di sciroppo) o di tintura composta per
la cura dell’asma (con tintura di stramonio e di belladonna in parti eguali).

efedra

II genere Ephedra appartiene alla famiglia delle Efedracee nell’ambito delle Gnetine
(Gimnosperme). La droga, costituita dai rami, ci è fornita da varie specie alcune delle quali crescono anche nel nostro paese in stazioni rupestri (Ephedra nebrodensis) o sulle spiagge sabbiose marine (Ephedra distachya}. Si usano i rami, curiosamente articolati, privi di foglie, di colore verde ed assai somiglianti a taluni equiseti. Esplica diverse azioni tra cui tipicamente quella sedativa e spasmolitica dell’asma bronchiale. Viene preparata industrialmente in numerose formulazioni. La più semplice è data dallo sciroppo al 5% di estratto fluido.

lobelia

La lobelia (Lobelia infiala) appartiene alla famiglia delle Lobeliacee. È una pianta erbacea annuale, alta fino a mezzo metro, con fusto angoloso e ramificato; foglie inferiori brevemente picciolate. I fiori sono raccolti in racemi formanti una pannocchia. Si usa l’erba intera fiorita raccolta in avanzato stato di fioritura. Esplica varie azioni tra le quali la spasmolitica e la antiasmatica. Industrialmente se ne producono vari tipi di estratti che possono essere variamente formulati, come lo sciroppo al 5% di estratto fluido.

farfara

La farfara o tossilagine (Tussilago farfara) è una pianta erbacea perenne molto diffusa
nei luoghi umidi e argillosi. Appartiene alla famiglia delle Composite. Possiede un robusto rizoma bianco sotterraneo dal quale si levano dapprima gli scapi fioriferi, alti 10-20 cm e sormontati dai capolini di fiori giallo-oro e poi le foglie, palmate, dapprima rivestite da un tomento ragnateloso, a contorno poligonale. Fiorisce già durante l’inverno o comunque all’inizio della primavera. Se ne usano i capolini – che vanno raccolti appena cominciano a schiudersi – e le foglie che andrebbero raccolte dopo il distacco dello strato cotonoso della faccia superiore. Foglie e capolini (e anche i rizomi) sono dotati di proprietà emollienti e pettorali. Con i capolini si può preparare l’infuso (20-30 g di capolini secchi per litro) che va filtrato accuratamente e dolcificato possibilmente con miele: se ne prendono 3-4 tazze al giorno. Con le foglie e anche coi rizomi – nella dose di 50-60 g per litro – si può preparare un decotto da prendersi a tazze tra un pasto e l’altro. I capolini poi possono essere vantaggiosamente associati ai fiori di malva e verbasco e a radici di altea. Per preparare l’infuso si prendano 20 g, in parti uguali, delle droghe citate; si frantumino accuratamente e si versi un litro d’acqua bollente. Si aromatizzi poi con 8-10 g di frutti di anice verde. Tale quantità serve per 3-4 giorni di cura.

ruchetta selvatica

La ruchetta selvatica (Diplotaxis tenuifolia) è una pianta erbacea perenne assai comune e diffusa negli incolti e nei rudereti. Appartiene alla famiglia delle Crocifere. È lignificata alla base e perde ben presto la rosetta di foglie basali presente nelle giovani piante. Raggiunge agevolmente la taglia di mezzo metro ed è munita di foglie anche nella parte aerea. I fiori, gialli, sono assai vistosi. Se ne usa, come espettorante, il succo fresco, o l’alcolaturo (2-3 g al giorno) eventualmente corretto, per attenuarne il sapore sgradevole, con l’alcolaturo di tanaceto o di angelica. La ruchetta selvatica è poi dotata anche, analogamente a numerose altre crocifere, di proprietà stimolanti, revulsive e antiscorbutiche.

edera terrestre

L’edera terrestre, Glechoma hederacea della famiglia delle Labiate, è un’erbacea perenne dei luoghi erbosi e boschivi della pianura e della zona collinare, più comune nell’Italia settentrionale che altrove. È una pianta a stoloni allungati, prostrato-radicanti; i fusti fiorali eretti raggiungono un’altezza massima di una trentina di centimetri. Le foglie inferiori sono di tipo reniforme, le altre da orbicolari a cordate, tutte a margine crenate e picciolate. I fiori, riuniti a 2-5 all’ascella delle foglie e rivolti dalla medesima parte, hanno corolla bilabiata da violacea ad indaco chiara. Foglie e sommità fiorite offrono la droga che ha proprietà bechiche ed espettoranti. Per catarri, tossi, bronchiti possono essere efficaci sia l’infuso di foglie (una manciata in un litro d’acqua bollente, colare dopo mezz’ora e bere a tazze nel corso della giornata) sia la tisana di sommità fiorite nella dose di un pizzico per tazza.

eucalipto

L’eucalipto di cui si parla è l’ Eucalyptus globulus; appartiene alla famiglia delle Mirtacee ed è originario dell’Australia. Quivi raggiunge altezze eccezionali, anche più di cento metri, ma nelle nostre zone, Italia centro-meridionale, diffìcilmente supera la ventina di metri. Ha fusto con scorza di color rosso grigiastro e liscia che si sfoglia facilmente. I rami più giovani hanno sezione quadrangolare e le foglie presentano una morfologia e una disposizione che mutano a seconda dell’età: quelle più giovani sono opposte sessili e cordiformi; quelle adulte invece sono alterne, picciolate e lanceolato-falciformi. I fiori solitari e posti all’ascella delle foglie hanno un grosso calice a denti concresc che spontaneamente si taglia circolarmente; cade una parte a mo’ di coperchio facendo cosi apparire i numerosi stami riuniti in folto ciuffo. In farmaceutica vengono u le foglie: esse contengono acido tannico, acido gallico, grassi, resine e un olio essenziale che è il principio attivo fondamentale. Esso risulta composto in gran parte da e liptolo, da aldeide butirrica, valerianica e capronica, da terpeni e sesquiterpeni. Vengono preparati infusi, estratti fluidi, polveri e tinture, nonché decotti per uso estemo che agiscono da balsamici, anticatarrali, astringenti, febbrifughi, antisettici e vermifughi a seconda dell’uso.

bignonia

Un decotto al 2% di frutti di bignonia nella dose di una tazza costituisce un buon ri¬medio per la pertosse e l’asma. Catalpa bignonioides appartiene alla famiglia delle Bi-gnoniacee ed attualmente si trova con una certa frequenza nei parchi e nei giardin: dove viene coltivata a scopo ornamentale. È un albero di media taglia (10-12 m al mas¬simo) con rami patenti e con foglie grandi, lungamente picciolate, intere, ovato-cuo-riformi. I fiori profumati sono riuniti in grandi pannocchie terminali ed hanno corolb campanuliforme bianca con alcune macchie giallo porporine; i frutti, a capsula siliqui-forme, racchiudono parecchi semi compressi e pelosi. La capsula va raccolta prefa bilmente quando è quasi matura, ma ancora chiusa, in modo che i semi non vadane dispersi. Oltre ai frutti, che costituiscono la droga principale, della bignonia vengon: pure utilizzate le foglie, la radice e la corteccia.

poligala nostrale

La poligala nostrale (Polygala vulgaris) appartiene alla famiglia delle Poligalacee. È una pianta erbacea perenne diffusa e facilmente reperibile nei luoghi erbosi, pascoli e scarpate, ed è munita di numerosi rami generalmente ascendenti, anche diverse decine nelle piante molto vecchie e vigorose. Ha foglie glabre, obovate ed ellittiche. Fiorisce da aprile a giugno ma continua poi a fiorire praticamente per tutta l’estate e l’autunno fino alle soglie dell’inverno. Ha fiori generalmente di colore rosso-violaceo, ma talora anche bianchi o verdastri o giallicci. I frutti sono capsule appiattite ed alate. Soprattutto come espettorante si usa la radice e talora anche l’erba intera. Nella medicina familiare si può usare la polvere nella dose di 0,20-0,30 g quattro o cinque volte al giorno, oppure un decotto fatto con 100 g di radice finemente pestata per litro d’acqua. Si bolle per 15 minuti; si filtra e si aromatizza con 10 g di frutti di anice verde. Si può anche aggiungere, nella dose di 20-30 grammi, dello sciroppo di papavero rosso. Si può preparare anche uno sciroppo seguendo queste modalità. Si frantumano 100 g di radici e parti aeree di poligala. Si fa macerare in 1/3 di litro d’acqua e dopo una nottata di macerazione si cola. Con quanto residua si fa un infuso in 2/3 di litro d’acqua portata all’ebollizione. Una volta raffreddato l’infuso si cola, si aggiunge al liquido precedentemente ottenuto e vi si scioglie un kg di zucchero. Dose d’impiego: un cucchiaio ogni ora.

lingua cervina

La lingua cervina (Scolopendrìum vulgare) è una felce appartenente alla famiglia delle Polipodiacee. È talora reperibile nei luoghi molto ombreggiati: rupi, sottobosco, imboccature dei pozzi. È caratterizzata da fronde lunghe fino a mezzo metro, picciolate, a lamina intera, con sori lunghi e stretti e disposti pressoché perpendicolarmente alla nervatura principale. Se ne usa l’infuso di fronde: 30-40 g per litro d’acqua. Si lascia in infusione per 5-10 minuti e si prende a tazze (3-4 al giorno). È indicata non solo come espettorante per catarri bronchiali ma anche come diuretico.

edera

Dell’edera (Hedera helix), appartenente alla famiglia delle Araliacee, si usano le foglie. Per uso interno possono essere adoperate nella terapia di certi catarri cronici (mezzo cucchiaino da té di foglie in una tazza d’acqua calda) ma il sapore è poco gradevole. Per uso esterno può servire il cataplasma di foglie fresche atto a risolvere stati ulcerativi o a promuovere la guarigione di piaghe torpide.

liquirizia

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Leguminose-Papilionate. Nel nostro Paese è diffusa nell’Italia meridionale e specialmente lungo le coste. È munita di grosse radici e lunghi stoloni orizzontali. I fusti aerei sono alti fino a un metro con foglie imparipennate con 5-6 paia di foglioline e fiori poco vistosi portati in racemi eretti. I frutti sono legumi e contengono 5-6 semi. Si utilizzano soprattutto radici e stoloni. Anche nella medicina familiare si può usare come espettorante il caratteristico succo facilmente reperibile in commercio in pastiglie o bastoncini. Due o tte pastiglie sciolte nel latte tiepido sono ottime come espettoranti nei casi di tosse con catarro. Si possono semplicemente masticare i bastoncini o preparare l’infuso (50-60 g per litro) con l’avvertenza di evitare la decozione, che provoca il passaggio in soluzione di sostanze acri ed amare.

timo serpillo

Il timo serpillo, o serpolino (Thymus serpyllum), appartiene alla famiglia delle Labiate. È una piccola pianta erbacea perenne, legnosa alla base, diffusa nei luoghi aridi e assolati. Possiede lunghi fusti striscianti, foglie ovali o ellittiche e infiorescenze foggiate a capolini pressoché sferici. Si usa l’erba intera. È dotata di varie proprietà e come espettorante (ma anche come sedativo) può essere usato l’infuso preparato con 40-50 g di droga per litro d’acqua.

sistema nervoso

passiflora

La passiflora (Passiflora incarnata) appartiene alla famiglia delle Passifloracee. È una pianta perenne munita di lunghi tralci annuali, foglie alterne a lembo diviso in 3-5 lobi e munita di cirri che ne favoriscono la tendenza all’arrampicamento. Assai caratteristico il fiore, con cinque sepali foggiati a coppa, cinque petali, bianchi o bianco-violacei, numerosi filamenti e poi, all’interno, una colonna centrale, detta androginoforo, costituita da cinque stami con antera “a martello” e ovario tricarpellare con tre stili e grossi stimmi a capocchia. Si usano le parti verdi. Per le loro proprietà sedative possono essere usate in infuso in casi di nervosismo, stati ansiosi, spasmi gastrici di origine nervosa. Si prepara l’infuso con 30-40 g di droga per litro d’acqua e lasciando in infusione per una decina di minuti.

salice bianco

Il salice bianco (Salix alba) appartiene alla famiglia delle Salicacee. È un albero assai comune nei boschi umidi e freschi di pianura e lungo i corsi d’acqua. Si riconosce facilmente per la tonalità argentea della parte inferiore delle foglie. È spesso anche coltivato, ma in tal caso è profondamente modificato dalla abituale operazione della “capitozzatura”. Se ne usa la corteccia, dotata di varie proprietà: sedative, anafrodisiache, antireumatiche. A scopo sedativo si può usare il decotto (20-30 g di scorza, grossolanamente frantumata, per litro d’acqua) o la polvere (2-3 grammi) o il vino (50 g per litro) da bersi a bicchierini prima dei pasti.

luppolo

Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Urticacee. Dal rizoma, perenne, si levano i fusti aerei, annuali, rampicanti e lunghi anche parecchi metri. Le foglie sono opposte, palmato-lobate e assai ruvide al tatto. Il luppolo è una pianta dioica: gli individui maschili producono pannocchie di fiori e gli individui femminili amenti ovali che simulano quasi un cono o una pigna e che nel linguaggio erboristico sono appunto noti anche come “coni” di luppolo. La droga è data dai coni raccolti in settembre quando non sono ancora completamente maturi, oppure dalle ghiandole che si ottengono sbattendo e setacciando i coni. Le ghiandole sono dette “luppolino”. Industrialmente il luppolo viene usato per aromatizzare la birra. Esplica azione amaro-tonica e sedativa nervosa: appunto come sedativo e anafrodisiaco può essere usato anche nella medicina familiare sotto forma di infuso caldo (1-2 cucchiaini di droga per tazza) da prendersi alla sera prima di coricarsi.

farfaraccio

Caratteristico dei luoghi umidi, particolarmente frequente lungo i corsi d’acqua dalla pianura alla media montagna, il farfaraccio o cavolaccio (Petasites offìcinalis) è una composita la cui fioritura precede generalmente la comparsa delle foglie. Possiede fusto eretto e lanoso alto al massimo press’a poco mezzo metro e foglie da reniformi triangolari a reniformi ovate, grandi, dentellate ai margini e ragnatelose nella pagina infe¬riore. Fiori roseo porporini o carnicini in capolini riuniti a formare un’infiorescenza a tirso. Le proprietà farmacologiche del Petasites sono contenute nei grossi rizomi, nelle radici e nelle foglie; queste ultime devono venir raccolte in maggio, le altre parti all’inizio della primavera. In passato questa pianta era conosciuta per le sue virtù diuretiche, diaforetiche, antiartritiche, stomachiche ed astringenti; attualmente alla luce delle più recenti scoperte i preparati a base di farfaraccio agirebbero da antispasmodici e sedativi, com’è stato sperimentato su soggetti ipertesi nevrotici o nella cura di casi di stati ansiosi generici o di ipereccitabilità infantile.

lavanda

Lavandula spica o Lavandaia offìcinalis la lavanda, è un arbusto sempreverde aromatico con foglie lineari grigiastre ristrette alla base. I fiori violacei e profumati sono riuniti a formare spicastri terminali. Proprio i fiori contengono un olio essenziale con azione antispasmodica, bechica, carminativa, diuretica e diaforetica.

valeriana

Una delle piante che ha sempre interessato l’erboristerìa e la farmacologìa può senza dubbio considerarsi la valeriana (Valeriana offìcinalis), specie erbacea perenne della fi miglia delle Valerianacee e la cui diffusione interessa l’Europa e l’Asia. In Italia e a bastanza frequente dalla pianura alla zona montana, prediligendo luoghi umidi quali boscaglie e boschi, fossi e paludi. La valeriana, che può superare il metro d’altezza, possiede un breve rizoma troncato, fornito di radici avventizie piuttosto carnose: i fusti sono diritti e cilindrici, percorsi da scanalature, vuoti internamente. Essi portano foglie pennatosette a segmenti ovali lanceolati, inciso-dentati od interi, picciolate le inferiori, sessili le apicali, da glabre a pelosette. I fiori sono bianchi o rosei riuniti in cime corimbiformi ramificate. La droga si ricava dalle radici attaccate al rizoma, munito spesso della base del fusto; hanno un odore caratteristico, quello appunto di valeriana, forte e fetido. I principali componenti si possono considerare un olio essenziale, da cui si estrae l’acido valerianico, un glucoside, due alcaloidi, tannino, amido, glucosio. La ra-dice di valeriana e i preparati farmaceutici che da essa si preparano agiscono come antispasmodici, sedativi e blandi narcotici. Anche a livello familiare si possono ottenere bevande calmanti: cosi molto semplice è la preparazione di un vino che si ricava da 20 g di tintura (questa a sua volta deriva da 20 g di radice, 75 di alcool e 40 di acqua) e 180 g di vino bianco. Tre o quattro cucchiaini al giorno sono una buona dose per soggetti nervosi.

valeriana rossa

La valeriana rossa (Centranthus ruber) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Valerianacee. Cresce di preferenza su vecchi muri, ruderi, scarpate rocciose. Se ne usa il rizoma, dotato di proprietà assai simili a quelle della valeriana.

bocca di lupo

La bocca di lupo (Melittis melissophyllum) è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Labiate. Nel nostro Paese è reperibile nel sottobosco. Possiede un corto rizoma strisciante con pochi fusti aerei, quadrangolari, alti da 10 a 40 cm, con foglie picciolate a margine crenato, decussate e grandi fiori con calice pentamero e tipica corolla labiata di colore roseo o biancastro, solitari o appaiati. Si usa l’erba intera fiorita. Se ne può preparare un infuso (50 grammi per litro d’acqua) che esplica azione antispasmodica e sedativa e, collateralmente, anche diuretica.

limoncina

La limoncina, o cedrina (Lippia citriodora), è un arbusto di piccola taglia originario del Sudamerica e da noi spesso coltivato come pianta ornamentale. Appartiene alla famiglia delle Verbenacee. Possiede rami angolosi, foglie raccolte in verticilli di 3 o 4; produce piccoli fiori bianchi raccolti in pannocchie terminali. Si usano le foglie, ruvide al tatto per la presenza di caratteristici peli e che nel secco si accartocciano a tubo. Si usano in infuso (40-50 grammi/litro) come sedativo nervoso e digestivo e anche come correttivo di altri infusi di sapore meno gradevole.

lauroceraso

Il lauroceraso (Prunus laumcerasus) è una rosacea. Originario dell’Asia occidentale è spesso coltivato nei parchi e nei giardini, per la bellezza del suo fogliame, per farne gruppi o siepi sempreverdi. È un arbusto o un alberello alto fino a 5-6 metri, con grandi foglie sempreverdi, lucide e cuoiose. Fiorisce in primavera e produce racemi eretti di fiori bianchi. I frutti sono delle drupe ovoidali di colore nero lucente. La droga è data dalle foglie che presentano sul picciolo, proprio alla inserzione della lamina, alcune ghiandole sporgenti. Quando sono verdi, triturate, emanano odore di mandorle amare; nel secco sono inodori. Esplicano azione antispasmodica e sono efficaci nella cura di tossi di origine nervosa, negli spasmi dello stomaco e dell’intestino, in casi di vomito incoercibile, nell’insonnia ostinata. Una delle preparazioni più note – naturalmente al di fuori della portata della medicina familiare – è l’acqua distillata di lauroceraso ottenuta distillando 1 parte di foglie fresche con 4 parti d’acqua. Il titolo di questo distillato dovrebbe essere dell’1/°° di acido cianidrico. Si rammenta doverosamente che cinquanta grammi di questa acqua distillata rappresentano già una dose tossica per cui l’eventuale uso deve essere fatto esclusivamente sotto controllo medico. Con il lauroceraso si può anche preparare, per uso familiare, un delizioso liquore digestivo ed antispasmodico: frutti maturi, 300 g; alcool etilico, 1 litro; zucchero, 200 g. Si lasciano macerare i frutti nello zucchero e nell’alcool per circa sei mesi. Si filtra e si diluisce con acqua per raggiungere la gradazione voluta (ad esempio 60 °C).

mandorlo amaro

Il mandorlo (Prunus communis) appartiene esso pure alla famiglia delle Rosacee. È una pianta arborea di modesta taglia. Originario dell’Asia occidentale è estesamente coltivato nel bacino mediterraneo e nelle nostre regioni meridionali ed insulari. Le mandorle “amare” sono date dalla varietà amara. Per distillazione del panello residuo dalla estrazione dell’olio, previa aggiunta di acqua e alcool, si ottiene un’acqua distillata detta impropriamente oleum amigdalarum amararum dotata delle stesse proprietà dell’acqua di lauroceraso.

anemoni

II genere Anemone della famiglia delle Ranuncolacee è rappresentato nella flora italiana da una quindicina di specie tutte più o meno velenose e tutte più o meno contenenti principi attivi che ne fanno, sia pure con molta prudenza, piante officinali. Qui di seguito ne descriveremo tre, farmacologicamente meglio conosciute, pur ricordando che le altre, se si differenziano abbastanza nettamente per morfologia, non altrettanto si discostano per proprietà officinali.

Anemone nemorosa, il cui areale comprende l’Europa, il Caucaso, la Siberia occidentale e l’America boreale, è molto comune nei boschi e nei luoghi erbosi e freschi dell’orizzonte submontano e montano inferiore di tutta la penisola; è una pianta perenne le cui foglie basali in numero di 1 o 2 al massimo si sviluppano sul rizoma, in un tempo successivo alla fioritura, sono palmatosette a 3-5 foglioline picciolettate ed inciso-dentate. Le foglie invece che circondano il fiore sono tre e peduncolate; il fiore, solitario, ha 6-12 sepali completamente glabri e di color bianco o roseo.

Anemone ranunculoides, la cui diffusione interessa l’Europa, il Caucaso e la Siberia, predilige prati, boscaglie e boschi freschi dalla pianura all’orizzonte montano; si tratta di una pianta perenne a rizoma orizzontale carnoso e a fusto alto al massimo una spanna. Le foglie radicali in numero di 1 o 2 si sviluppano sul rizoma ad una certa distanza dallo scapo fiorale, sono pubescenti e formate da 3-5 segmenti picciolettati, ovato-cuneati e laciniatij le foglie che circondano il fiore sono in numero di tre, simili alle radicali e a breve picciolo. I fiori, perlopiù solitari su peduncoli pelosi, sono formati da sepali di color giallo dorato in numero variabile da cinque ad otto e pelosi all’esterno.

L’erba trinità, Anemone hepatica, o Hepatica nobilis secondo la terminologia più moderna, è diffusa in Europa, Siberia, Giappone ed America boreale; nella nostra penisola è piuttosto frequente nei boschi, nelle boscaglie e lungo le siepi fino all’orizzonte montano superiore. È una pianta perenne a breve rizoma con foglie radicali lungamente picciolate e fornite di una lamina triangolare a tre lobi di color verde scuro e glabra superiormente, porporino-verdastra e villosa inferiormente. Tali foglie spuntano in primavera successivamente ai fiori e permangono sulla pianta fino alla primavera seguente quando appariranno quelle nuove. I fiori sono solitari ed hanno 6-10 sepali petaloidi di color azzurro o più raramente roseo o bianco.
Le piante intere costituiscono la droga che ha proprietà sedative, diuretiche, espettoranti, diaforetiche e pertanto viene usata negli spasmi dolorosi, nelle nevralgie, nelle emicranie, nelle mestruazioni dolorose, nella dismenorrea, quando si voglia diminuire l’irritabilità del sistema nervoso vegetativo (Ledere), nelle tossi secche e spasmodiche. La droga ha pure proprietà vescicatorie che accenniamo soltanto. Di facile preparazione è l’infuso di anemone che si ottiene con 2-3 g di pianta per tazza d’acqua bollente, consumare dopo 10 minuti con l’aggiunta di un po’ di zucchero. Si può anche preparare una tintura: alcool a 90° e pianta fresca contusa in eguai peso per 10 giorni. La dose massima è rappresentata da 60 gocce al giorno, 10 per volta.

panace

La panace (Heradeum sphondilium) appartiene alla famiglia delle Ombrellifere ed è uni grossa pianta erbacea perenne propria dei prati montani umidi e freschi. Ha grandi foglie pennatosette e di consistenza ruvida; fusti fioriferi eretti, cavi, solcati ed angoli -e molto ramosi. Di taglia assai variabile, può raggiungere anche i due metri di altezza I fiori sono bianchi e raccolti in grandi ombrelle. Se ne usano sia le parti verdi che i frutti e le radici. Hanno varie indicazioni. Nella medicina popolare venne usato – sotto forma di polvere o con la somministrazione di 1-2 cc di alcolaturo – come sedative nervoso, antiisterico e analgesico.

coca

La coca (Erytroxylon coca), originaria dell’America meridionale e forse scomparsa in natura ma ampiamente coltivata soprattutto nella varietà bolivianum, appartiene alla famiglia delle Eritrossilacee. È un arbusto di modesta taglia, a rami esili e foglie veniente picciolate, glabre, intere e sottili. La nervatura mediana è accompagnata d due false nervature laterali. La droga è data dalle foglie. Non è pianta per la quale sia ipotizzabile alcun uso di tipo familiare anche se nei paesi di origine è consumata dagli indigeni, come masticatorio, per il senso di resistenza alla fame e alla fatica che ne deriva.

chiodi di garofano

I chiodi di garofano sono i boccioli fiorali immaturi di Eugenia cariophyìlata, appartenente alla famiglia delle Mirtacee. È un bell’albero ampiamente coltivato ai tropici alto fino ad una ventina di metri. Osservando il “chiodo” si nota il gambo, costituito dal ricettacolo mentre la “testa”, globosa, è costituita dal calice, a quattro lobi, e dalla corolla. Oltre che come anestetico e antisettico nella pratica odontoiatrica, viene usato come correttivo in liquoreria e in cucina per aromatizzare il vino brulé.

caffè

Il caffè (Coffea arabica) è una rubiacea la cui diffusione interessa tutta l’area compresa più o meno tra il 35° parallelo Nord e Sud; quivi viene ampiamente coltivato dal mare fino a 1500 metri, là dove il clima garantisca una temperatura media tra i 15 e i 30 °C ed almeno 1500 mm di pioggia nel corso dell’anno. Il caffè, quando viene coltivato, ha l’aspetto di un arbusto alto circa un paio di metri con foglie brillanti e sempreverdi, brevemente picciolate, opposte, lunghe 10-12 cm, da ellittiche a lanceolate e con nervatura mediana assai evidente. I fiori sono bianchi, intensamente profumati e raccolti in gruppetti di 3-7 all’ascella delle foglie: da ogni fiore matura un frutto a due lobi, dapprima verdi, poi rossi, infine rossastri. In ciascun lobo trovasi un seme, il chicco di caffè, con faccia dorsale convessa e ventrale piana. La lavorazione del caffè in chicchi è oggetto di particolari cure. Trasportato dai paesi produttori a quelli consumatori in sacchi e crudo, quivi deve subire un processo di torrefazione che necessita una tostatura a una temperatura di circa 200 °C; il chicco di caffè alla fine perde un quinto del suo peso e un quinto della percentuale di caffeina, aumenta di almeno 1/3 il suo volume e risulta di color bruno per caramellizzazione degli idrati di carbonio e della cellulosa che conteneva. I chicchi di caffè sono formati fondamentalmente da idrati di carbonio, sostanze azotate e grasse, sali minerali e inoltre dai veri principi attivi tra cui l’acido caffetannico e soprattutto la caffeina che agisce da cardiotonico, stimolante dei centri nervosi, della circolazione e della respirazione.

Il té (Thea sinensis) è una cameliacea caratteristica delle zone tropicali e monsoniche con piogge annue assai abbondanti dell’ordine di 3000 mm. Si tratta di un alberello che allo stato spontaneo raggiunge anche una decina di metri, ma che nelle coltivazioni arriva a malapena ad un paio di metri d’altezza. Le sue foglie sono alterne, di color verde scuro, ellittico-lanceolate e con margine a seghettatura minuta. I fiori sono bianchi e odorosi, mentre i frutti sono capsule trilobe. La vera droga è rappresentata dalle foglie che si cominciano a raccogliere nel corso del terzo anno della pianta: vengono trattate in modo diverso, ottenendo alla fine le diverse qualità di té che si trovano in commercio e principalmente té “neri” e té “verdi”; con i detriti delle foglie inoltre si prepara un té in mattonelle che interessa in modo particolare i mercati russi. Come il caffè anche il té, sotto forma di infuso, è un ottimo nervino al quale non sono da ascrivere gli inconvenienti e i pericoli di altri eccitanti, come ad esempio alcool e tabacco, ma che tuttavia non sempre è del tutto innocuo. Il té esercita le medesime azio¬ni del caffè ed è dotato inoltre di proprietà diuretiche dovute probabilmente alla maggior quantità di acqua con cui si prepara l’infuso. Il té, come il caffè, è sconsigliato ai bambini, agli individui troppo eccitabili e ai nevrastenici. La quantità di droga generalmente usata varia da 5 a 10 g per litro; si tenga presente che una normale tazza da té contiene circa 150 cc di infuso.

cola

Le noci di cola, incluse tra i nervini, sono una parte di Cola nitida, pianta appartenente alla famiglia delle Sterculiacee e originaria della regione del Golfo di Guinea. Cola nitida è un albero alto anche una ventina di metri con foglie picciolate a lembo abbastanza grande, di forma ellittico-oblunga, acuminato e intero. I fiori, riuniti in piccole infiorescenze, hanno calice di cinque sepali, mentre mancano di una corolla e gli stami, ridotti alle sole antere di color rosso, sono portati da un androginoforo. I frutti contengono da uno a dieci semi con due cotiledoni di color bianco o rossiccio. La sola parte embrionale dei semi, privati del tegumento, costituisce la noce di cola, cioè la droga che si ricava da questa pianta. Le noci di cola contengono caffeina, pochissima teobromina e inoltre colanina, amido, glucosio, gomma. Le noci di cola, anche se oggigiorno poco richieste nella pratica erboristica, vengono impiegate in farmacologia come tonico nervino, mentre nei luoghi d’origine vengono tuttora apprezzate come masticatorio. Interessante è una moderna utilizzazione industriale delle noci di cola che, insieme alle foglie decocainizzate della coca (Erythroxylon coca), sono alla base della composizione di dissetanti bevande gasate che dagli Stati Uniti hanno ormai conquistato tutti i mercati del mondo occidentale.

apparato genito-urinario

piantaggini

Le piantaggini (nella tavola sono raffigurate Plantalo media e Plantalo lanceolata) sono piante caratteristiche dei luoghi erbosi e incolti. Sono piante perenni (almeno quelle qui raffigurate e un’altra assai diffusa e usabile, Plantalo major). Dalla rosetta di foglie basali si levano grosse infiorescenze foggiate a spiga. Sono dotate di proprietà diuretiche e se ne usano le foglie. L’infuso si prepara adoperando due cucchiai di polvere di foglie per tazza d’acqua calda. Si somministra tre volte al giorno. Le foglie fresche, lavate e fatte macerare nell’acqua, si possono poi usare anche come cataplasmi per la cura di ulcere, pustole, piaghe.

ononide

L’ononide, o bonaga (Ononis spinosa), è una robusta pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Leguminose. Possiede un robusto apparato radicale; fusti spinosi annuali, eretti o ascendenti. Fiorisce all’inizio dell’estate e produce fiori con corolla papilionacea bene evidente e di colore bianco-rosato. È dotata di proprietà soprattutto diuretiche. Si può usare l’infuso ottenuto con la polvere della radice (2-3 cucchiaini di polvere in una tazza d’acqua, da prendersi 2-3 volte al giorno dopo un paio d’ore di infusione). Una formula più complessa, dovuta a Ledere, prevede l’uso di 10 g di radice di ononide, 5 g di frutti di finocchio. Si bolle la radice in un litro d’acqua finché non si sia ridotta ad 1/4 del volume iniziale; si aggiungono i frutti di fìnocchio e si lasciano in infusione per 5 minuti. Si cola e si dolcifica con miele. Tale preparazione va consumata nel corso di una giornata.

asperula

L’asperula, o stellina odorosa (Asperula odorata), è una piccola pianta erbacea perenne dei boschi montani. Appartiene alla famiglia delle Rubiacee. Dal rizoma strisciante si levano i fusti, gracili e semplici, sormontati da pannocchie di fiorellini bianchi stellati. Caratteristici i frutti, bifidi e ispidi per la presenza di peli uncinati. La droga è data dalla pianta intera fiorita che, inodora da fresca, assume caratteristico e gradevole odore di cumarina nel secco. Va raccolta prima della fioritura e essiccata all’ombra. Esplica varie azioni e le principali sono la diuretica e la sedativa. Se ne usa il decotto (30-40 g per litro; si faccia bollire per qualche minuto) o l’infuso (50 g per litro) e per preparare un vino aromatico. Si usi un buon vino bianco nel quale si fanno infondere per una settimana o due sommità fiorite di asperula (50 g per 1). Si zucchera (50 g per litro) e si imbottiglia con l’avvertenza di usare legacci di spago o capsule metalliche per evitare il “salto” anticipato dei tappi.

pungitopo

Il pungitopo, Ruscus aculeatus della famiglia delle Liliacee, appartiene ad un genere di suffrutici rappresentato da tre specie la cui diffusione interessa l’Europa e tutto il bacino del Mediterraneo. La pianta possiede rizoma obliquo strisciante e fusto di 60-80 cm assai ramificato superiormente e percorso da striature longitudinali. Caratteristica è la presenza di cladodi (rami appiattiti a funzione e morfologia fogliacea) di color verde intenso, di forma ovato-oblunga, fortemente mucronati all’apice e portanti sulla loro pagina superiore un paio di piccoli fiori insignificanti situati all’ascella delle squamette fogliari. Di buon effetto decorativo sono invece i frutti, rosse bacche della grandezza di una ciliegia. Proprietà diuretiche ed aperitive ha il rizoma del pungitopo che di solito viene raccolto in settembre, ma talvolta anche in primavera; esso dev’essere accura-tamente pulito, accertandone la sua buona integrità, e quindi essere essiccato ad una trentina di gradi di temperatura. Un buon decotto aperitivo si prepara facendo bollire un litro d’acqua con 30 g di rizoma spezzettato. Si coli il tutto e prima dei pasti se ne consumi una tazza, tenendo presente che può venir aromatizzato con elisir di anice. Aumenta la diuresi il preparato seguente: 15 g di rizoma di Ruscus al quale nella stessa misura vanno aggiunte radici di tarassaco, di ononide e di asparago; il tutto si fa bollire in un litro di acqua per una ventina di minuti. Si passa successivamente alla filtratura e al decotto che se ne ricava viene aggiunto ancora mezz’etto del famoso sciroppo delle “cinque radici” aperitive (sedano palustre, asparago, fìnocchio, pungitopo e prezzemolo). La dose consigliata si aggira sui 150-200 g prò die in 3-4 volte.

asparago

L’asparago (Asparagus officinalis) è una pianta perenne anch’essa appartenente alla famiglia delle Liliacee e diffusa particolarmente, allo stato spontaneo, nei luoghi selvatici, sabbiosi o pietrosi, nei boschi, lungo le siepi, di quasi tutta l’Europa, dell’Asia occidentale e del Nordafrica. La sua fama è particolarmente legata all’uso alimentare dei turioni, cioè dei giovani rigetti primaverili. L’asparago è dotato di un grosso rizoma, di un fusto color verde assai ramoso e ricoperto assieme ai rami di cladodi minuti ed aghiformi. I fiori sono di color giallognolo ed esteticamente di non grande interesse, mentre ornamentali sono i frutti, bacche rosso mattone grosse quanto un pisello. Proprietà farmacologiche possiedono le radici ed il rizoma di questa pianta la cui raccolta dovrebbe essere effettuata preminentemente in novembre su piante di almeno tre anni di vita. Nei casi di affezioni cardiache, di scarsa diuresi, di idropisia e di pinguedine ha buona efficacia un decotto preparato con 50-60 g di radici di Asparagus offìcinalis lasciate bollire per mezz’ora in un litro d’acqua. Tre bicchieri al giorno costituiscono una dose più che giusta.

parietaria

La parietaria (Parietaria offìcinalis) è un’urticacea diffusa copiosamente in tutta l’Europa centrale e meridionale, nell’Asia occidentale e nel Nordafrica. Si tratta di una piccola pianta erbacea perenne a fusti cilindrici non molto ramificati e con foglie alterne ovali, ruvide di sopra, vellutate inferiormente. Soprattutto nelle foglie, che si possono raccogliere da maggio a settembre, sono contenuti principi attivi che agiscono come emollienti, pettorali, ma particolarmente come diuretici. Con le foglie appunto possono essere preparati sia un infuso, sia un estratto fluido, sia un succo, che si ricava però dalla pianta allo stato fresco.

borragine

La borragine (Borago offìcinalis), della famiglia delle Borraginacee, è una pianta erbacea alta al più una sessantina di centimetri, quasi completamente ricoperta di radi peli piuttosto pungenti. Le foglie inferiori più grandi sono lungamente picciolate, mentre le altre sono sessili fino ad amplessicauli, tutte comunque alterne da ovali a lanceolate. I fiori di color azzurro e relativamente grandi sono raggnippati in infiorescenze all’estremità dei rami e si mostrano in tutta la loro eleganza da aprile-maggio fino a settembre. Con le foglie, ma soprattutto con le infiorescenze o meglio ancora con le corolle dei fiori si possono preparare sia un infuso sia un succo, o anche una bibita rinfrescante primaverile, tutti con capacità emolliente, sudorifera e depurativa. L’azione diuretica è senza dubbio la più importante tanto che la borragine viene generalmente compresa tra le essenze più efficaci nella diuresi. Le parti usate, cioè foglie e fiori, vengono raccolte assieme all’epoca della fioritura e possono essere adoperate sia allo stato fresco che secco. Di facile preparazione è l’infuso dato da un litro d’acqua bollente nella quale si versano 15-20 g di foglie o sommità fiorite. Questa bevanda diuretica è pronta dopo circa un’ora e va consumata nel giro di una giornata. Più complessa è la preparazione del succo che si ottiene mediante spremitura a moderato calore di una certa quantità di foglie e di fiori. Il succo poi viene fatto bollire e quindi filtrato. Si tenga presente che un kg di borragine da circa tre quarti di chilo di succo e che la dose giornaliera è press’a poco di 80-100 g diluiti in poca acqua. La cura dev’essere protratta per una quindicina di giorni e alla fine il sangue ne risulterà depurato.

alchechengio

Anche l’alchechengio, Physalis alkekengi delle Solanacee, è pianta con azione farmacologica fondamentalmente diuretica. Si tratta di una specie erbacea perenne alta al massimo poco più di un metro e mezzo, dotata di fusto spesso semplice, angoloso, e foglie ovato-lanceolate, picciolate con lamina intera o poco dentata. Verso la fine della primavera compaiono i fiori di colore bianco verdastro e solitari. I frutti, bacche succose, rosse a maturità, sono racchiusi dal calice che dopo la fecondazione cresce notevolmente formando un involucro reticolato a forma vescicolosa. Le rosse bacche dell’alchechengio hanno proprietà prevalentemente diuretiche e per questo motivo buoni risultati possono essere ottenuti consumandole fresche: il quantitativo ottimale si aggira sui 20-25 g al giorno. Efficace è pure l’infuso che si ottiene con 40-60 grammi di bacche secche in un litro d’acqua.

gramigna

Con il termine di gramigna vengono indicate contemporaneamente due graminacee infestanti delle zone coltivate ed incolte, Cynodon dactylon, la più frequente nella nostra penisola, ed Agropyrum repens, più comune nell’Europa centrale. Munite entrambe di un rizoma lungamente strisciante, si possono riconoscere facilmente dalle spighe, formate da spighette disposte in due file opposte nell’ Agmpyrum ed orientate come le dita di una mano in Cynodon. I principi attivi in entrambe le specie si trovano nel rizoma dove sono presenti diverse sostanze quali la cinodina, la triticina, sali di potassio, mannite, inosite e mucillagine. Generalmente con i rizomi di queste piante si preparano decotti (60 g in un litro d’acqua con bollitura piuttosto prolungata) nei quali si aggiungono anche radici di altea ed ononide. Esercitano azione diuretica, depurativa del sangue, rinfrescante ed anche decongestionante. Bisognerebbe aggiungere, ma il tutto è ancora in fase di studio, che l’estratto di gramigna provoca anche un abbassamento della pressione sia massima che minima e potrebbe quindi venir utilizzato da pazienti soggetti ad ipertensione arteriosa.

erba ruggine

L’erba ruggine (Ceterach offìcinarum) è una piccola felce appartenente alla famiglia delle Polipodiacee ed il cui areale interessa l’Europa e l’Asia; in Italia è abbastanza frequente fino alla zona submontana popolando rupi, rocce, fessure di muri. È una pianta perenne munita di un rizoma cespitoso al di sopra del quale si dipartono un buon numero di fronde (impropriamente foglie) coriacee, persistenti, di forma lanceolata, pennatopartite a lobi ottusi, larghi, di color verde piuttosto intenso superiormente, grigio rossicce di sotto e ricoperte di fitte squame ferruginee. In farmacologia tutta la pianta viene usata ad eccezione del rizoma. Le principali sostanze in essa contenute sono date da tannino, mucillagine ed un principio amaro che intristisce notevolmente infusi e decotti. Trova abbastanza impiego come diuretico, bechico, espettorante ed astringente. Sambucus ebulus, Sambucus nigra e Sambucus racemosa sono tre caprifogliacee con proprietà medicinali pressoché uguali, con droghe quindi che agiscono in modo analogo.

sambuchi

Parleremo qui di Sambucus racemosa, meglio noto col nome di sambuco montano o rosso. È un arbusto di 2-4 metri di altezza con foglie composte da foglioline lanceolate, acuminate e dentate. I fiori poco profumati e giallo verdastri sono riuniti a formare una pannocchia ovale compatta, mentre i frutti dalla forma globosa e a maturazione tardo estiva sono di color rosso. L’intera pianta ha virtù terapeutiche. Corteccia, foglie, fiori e frutti vengono impiegati per le loro virtù medicamentose: il decotto di corteccia viene prescritto come diuretico; l’infuso di fiori come sudorifero, diuretico e blando lassativo; il decotto di foglie come purgante ed antidolorifico; il decotto o la marmellata di frutti come lassativo.

uva ursina

L’uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi) è un’ericacea sempreverde frequente nell’emisfero boreale a latitudini piuttosto settentrionali e che nelle regioni più meridionali vive esclusivamente nelle zone elevate dei monti. L’uva ursina è un piccolo arbusto a rami eretti-striscianti con foglie sparse, brevemente picciolate, obovali, intere, coriacee, di co¬lor verde scuro e lucenti superiormente, più pallide ed opache di sotto. Il frutto è una bacca globosa rossa a maturità.

verga d’oro

La verga d’oro (Solidago virgo-aurea) è invece una composita piuttosto comune nei boschi e nei pascoli della collina e della media montagna. Le sommità fiorite in modo particolare, costituite da piccoli capolini riuniti in racemi molto ricchi, contengono una saponina ed un olio essenziale con proprietà diuretiche.

mirtillo rosso

Il mirtillo rosso (Vaccinium vitis-idaea) è un’altra ericacea diffusa nell’emisfero settentrionale. Si tratta di un suffrutice a rami cilindrici con foglie coriacee brevemente picciolate, obovate, poco crenulate al margine, lucenti e verdi scure sulla pagina superiore, più pallide di sotto dove sono in evidenza punti glandulosi. Il frutto è dato da una bacca globosa acidula e rossa a maturità. L’uva ursina e il mirtillo rosso contengono press’a poco gli stessi principi attivi; le loro foglie vengono usate per preparare infusi e decotti con proprietà diuretiche ed antisettiche delle vie urinarie.

ginepro

Il ginepro, Juniperus communis delle Cupressacee, è una conlfera a vastissima area di diffusione: popola infatti abbastanza copiosamente l’emisfero boreale, vale a dire l’Europa, l’Asia settentrionale, l’Africa e l’America settentrionali. Ampia è pure la sua distribuzione verticale occupando suoli, anche di composizione diversa, dal piano basale all’alta montagna, dove spesso subentra una varietà più adatta a sopportare i disagi derivanti dalle condizioni climatiche dell’ambiente alpino. Il ginepro di solito è un arbusto di 2-3 metri d’altezza con foglie verticillate a tre, aghiformi e pungenti, carenate sul dorso, con un solco glauco biancastro nella pagina superiore, e lunghe al massimo un centimetro o poco più. I frutti (galbuli) hanno forma globosa e a maturazione av¬venuta appaiono di colore nero violaceo e sono ricoperti di pruina cerosa. Il ginepro è considerato pianta con numerose proprietà medicinali, tra cui quella diuretica e antisettica delle vie urinarie. La parte usata è costituita dalle bacche, con cui (15 g) si può preparare un infuso in un litro d’acqua aggiungendo 30 g di sciroppo di ginestra. Un cucchiaio ogni ora si è rivelato una buona dose per regolare la diuresi.

mais

II mais, o granoturco (Zea mays), appartiene alla famiglia delle Graminacee. E’ originario dell’America, ma così estesamente coltivato e ben conosciuto da ritenerne superflua la descrizione. Si usano, per le proprietà diuretiche, i lunghi “capellio “barbe” (che non sono altro che gli stili-stimmi) che fuoriescono alla sommità delle grandi spighe (dette impropriamente pannocchie) rivestite di grosse e ruvide brattee. L’azione diuretica che esplica è energica e può essere tranquillamente prolungata nel tempo. Nella medicina familiare si usa il decotto (20-30 g di droga per litro) da bersi i di 2-3 tazze al giorno. L’estratto fluido va invece preso nella dose di 1-2 g al giorno.

licopodio

Il Licopodio (Lycopodium davatum) appartiene alla famiglia delle Licopodiacee (Pteridofite). È una pianta erbacea perenne diffusa nei boschi e nei pascoli montani. Possiede lunghi fusti striscianti, ramificati dicotomicamente e fittamente rivestiti di foglioline sottilissime. All’apice porta i rami fertili, eretti, muniti di 1-2 spighe (talora fino a 4) di sporofilli portanti gli sporangi ripieni di spore microscopiche di forma tetraedrica. Per l’azione diuretica che esplica si usa l’erba: se ne può preparare l’infuso facendo macerare, a freddo, un cucchiaino di droga per tazza d’acqua. Dose: 2-3 tazze al giorno. Le spore, nella massa, forniscono una polvere gialla impalpabile e mobilissima. Un tempo venivano usate per involucrare le pillole e come polvere igienica. Inoltre per il contenuto in oli essenziali servono per preparare fuochi artificiali. Bruciano infatti scoppiettando con fiamma assai vivida.

mercorella

La mercorella (Mercurialis annua) appartiene alla famiglia delle Euforbiacee. È una pianta erbacea annuale comune negli incolti, nei frutteti, nelle colture sarchiate ed a sviluppo prevalente autunnale e primaverile. Può essere alta da pochi centimetri fino ad un metro; ramificata nelle piante vigorose, con rami a spigoli arrotondati e ingrossati ai nodi. Foglie opposte, picciolate, a lamina sottilissima. È una pianta dioica e pro¬duce fiori, specialmente i femminili, assai poco vistosi. La droga è data dall’erba intera. Possiede proprietà diuretiche ed anche purgative e galattofughe. Nella medicina popolare si conosce l’uso del decotto diuretico (40-50 grammi per litro) e, per clisteri, il “miele di mercuriale” ottenuto bollendo 100 grammi di droga per litro d’acqua e aggiungendo poi 100 grammi di miele. È comunque consigliabile grande cautela, o meglio ancora, l’astensione dall’uso.

elicriso

L’elicriso (Helichrysum italicum) è una composita fortemente aromatica che cresce abbastanza copiosamente nei luoghi aridi sassosi o sabbiosi dal mare alla zona collinare dell’Italia centro-meridionale ed insulare; più rara e per di più limitata nell’Italia boreale. Si tratta di una pianta erbacea perenne, anzi di un piccolo suffrutice a base legnosa alto al massimo mezzo metro, molto ramificato e con foglie lineari, pelose, convolute. I capolini che nell’insieme formano un fitto corimbo sono assai piccoli e conici ed hanno squame di coler giallo oro, tinta che si mantiene anche quando la pianta è secca. La fioritura avviene alla fine della primavera e si prolunga fino a settembre. La pianta intera fiorita o i capolini costituiscono la droga i cui principi attivi sono fondamentalmente dati da un olio essenziale, assai complesso, acido caffeico, mucillagini, resine e l’elicrisina, un insieme di sostanze coloranti. L’elicriso ha proprietà diuretiche, diaforetiche, bechiche, balsamiche e pettorali e viene impiegato nelle malattie dell’ap¬parato respiratorio, in quelle reumatiche, in quelle allergiche, del fegato e delle vie biliari. Si prepara facilmente un infuso con 20-30 g nella dose di 3-4 tazze al giorno.

equiseto

Piuttosto comune nelle località fresche, lungo i fossati, in prossimità dei fiumi, stagni, paludi, dal mare all’orizzonte subalpino, 1”Equisetum maximum, l’equiseto o coda di cavallo, appartiene alla famiglia delle Equisetacee ed è una pianta erbacea perenne fornita di fusti fertili semplici alti al massimo un paio di spanne con guaine a 25-30 denti setaceo-lesiniformi. I fusti sterili, di gran lunga più alti, sono biancastri, privi di solchi e portano dei verticilli ravvicinati di 20-30 rami, patenti eretti, lunghi e sottili. I fusti sterili di questa specie dell’Equisetum arvense costituiscono la droga i cui principi attivi sono l’acido equisetico, equisetina, tannino e silice. Esercitano azione diuretica, emostatica, rimineralizzante ed astringente. Un buon decotto emostatico e diuretico è il seguente: 20 g di equiseto in 1/2 litro d’acqua; si faccia bollire per mezz’ora e si dolcifichi. A cucchiai ogni ora.

olmaria

Spiraea ulmaria, l’olmaria o regina dei prati, appartiene alla famiglia delle Rosacee ed è abbastanza frequente nei luoghi umidi delle Alpi e degli Appennini dall’orizzonte submontano a quello subalpino, mentre raramente scende a quote più basse. Si tratta di una pianta erbacea perenne fornita di un breve rizoma e con fusti annuali di un metro circa di altezza o molto meno, poco ramificati ed angolosi. Le foglie sono grandi, pennatosette, a tré-nove paia di segmenti da ovali a lanceolati, diseguali e bianchi tomentosi inferiormente. I fiori in cime terminali e bianchi hanno corolla a petali relativamente piccoli e quindi poco vistosi. Le parti usate sono date generalmente dalle sommità fiorite, ma anche dalle foglie e dall’intera pianta purché fiorita. I principi attivi contenuti sono: due glucosidi, la gualterina e la spiriina, ed un olio essenziale. L’olmaria è dotata di proprietà antireumatiche e diuretiche in primo luogo, ma anche toniche, astringenti ed antiidropiche. Nei casi di reumatismo articolare, gotta o nefriti si può preparare un macerato utilizzando mezzo litro d’acqua ed un paio di pugni di sommità fiorite che vanno lasciate a bagno per qualche ora. Se ne usi 3-4 tazzette al di. Analoghe proprietà sono presenti anche nella filipendula (Spiraea filipendula), che tuttavia differisce dall’olmaria perché i suoi tubercoli radicali contengono sostanze ad azione sedativa.

fumaria

La fumaria (Fumaria officmalis) è una papaveracea che si incontra abbastanza frequentemente nei luoghi coltivati ed incolti, tra ruderi e macerie, dal livello del mare alla media montagna. Si tratta di una pianta erbacea annua di color verde tendente al glauco con fusti ramosi e foglie alterne suddivise in segmenti lineari inciso-dentati. I fiori sono di color rosa-porporino riuniti a formare racemi più o meno lassi. Le parti della fumaria usate in farmacologia sono date dalle sommità fiorite che racchiudono proprietà toniche, depurative, diuretiche ed antispasmodiche. Oltre ad uno sciroppo e ad un estratto fluido, con le sommità fiorite si può preparare un buon infuso che ha efficacia come tonico e depurativo: l’occorrente è dato da una manciata di fiori tritati che de¬vono essere versati in un litro d’acqua bollente. Si può quindi colare dopo mezz’ora e consumare nella dose di un paio di tazze al mattino a digiuno per una settimana.

capelvenere

Il capelvenere (Adiantum capillus-veneris) è una delicata felce della nostra flora spontanea. Le eleganti fronde le hanno permesso di diventare una delle più comuni piante d’appartamento sopportando discretamente condizioni ambientali spesso non proprio ideali. Questa bella polipodiacea ha fronde (volgarmente foglie), sostenute da piccioli bruno-lucenti, formate da foglioline foggiate a ventaglio e superiormente più o meno marcatamente dentellate. Le proprietà farmacologiche sono presenti in tutta la pianta che va raccolta per uso terapeutico all’inizio dell’estate. Sebbene di uso popolare, al capelvenere vengono oggi riconosciute doti pettorali, stimolanti, espettoranti, bechiche ed anche quelle di emmenagogo. Di facile preparazione è tra l’altro un infuso che si ottiene da una manciata di capelvenere in mezzo litro d’acqua bollente. Dopo mezz’ora si coli e si consumi il tutto nel giro di una giornata.

dulcamara

La dulcamara (Solanum dulcamara) è una solanacea suffruticosa piuttosto comune lungo le siepi e nei luoghi selvatici umidi dal piano basale all’orizzonte montano inferiore. Possiede foglie picciolate da ovato-cordate ad ovato-oblunghe quelle inferiori; tripartite e munite di orecchiette alla base, quelle superiori. I fiori riuniti in corimbi hanno corolla violacea (talora anche bianca o rosea), mentre i frutti a maturità sono di color rosso. I principi attivi della dulcamara sono presenti nei rametti del secondo e terzo anno e vengono impiegati come depurativi, sudoriferi e nella cura dei reumatismi e di alcune malattie della pelle. Facilmente si possono ottenere un decotto ed un infuso. Il primo si prepara con 20 g di dulcamara che vengono lasciati bollire per mezz’ora in un litro d’acqua; la dose è sufficiente per un paio di giorni. Il secondo si prepara lasciando a bagno un pizzico di rametti sminuzzati in cento grammi d’acqua per un giorno intero. Il filtrato va quindi bollito e versato nuovamente sui rametti. Dopo una ventina di minuti si può colare ed usare nella dose di 3 tazzine al giorno.

borsa del pastore

La borsa del pastore o capsella (Capsella bursa-pastoris) appartiene alla famiglia delle Crocifere. È una pianta erbacea annuale di taglia assai variabile, da pochi centimetri fino a mezzo metro e più, e più o meno pelosa. Dalla rosetta di foglie radicali bislunghe, intere o pennatifìde si leva il fusto, semplice o ramoso, che porta i fiori, poco vistosi, di colore bianco, in racemi terminali. Assai caratteristici i frutti che sono delle siliquette triangolari compresse. È pianta diffusissima negli orti, nei campi, negli incolti ed è reperibile specialmente dall’autunno alla primavera. Possiede proprietà emostati-che e astringenti. Nella medicina popolare entra soprattutto come emostatico uterino per flussi mestruali troppo abbondanti e dolorosi. In tali casi si usa l’estratto fluido da prendersi nella dose di due cucchiaini da caffè al giorno ad iniziare da dieci giorni prima della presumibile data d’inizio dei disturbi; il vino, preparato facendo macerare 200 g di pianta fresca finemente tagliuzzata in un litro di vino per 8 giorni, da consumarsi nella dose di un bicchiere da 50 cc due o tre volte al giorno; l’infuso fatto con 50 g di droga per litro d’acqua, eventualmente aromatizzato con anice verde, da prendersi nella dose di 3-4 bicchieri al giorno.

crespino

Il crespino (Berberis vulgaris) appartiene alla famiglia delle Berberidacee. È una pianta perenne, a portamento cespuglioso, alta 1-2 metri, con foglie oblunghe od ovate, seghettate, raccolte in fascetti all’ascella di foglie trasformate in spine. I fiori, di colore giallo, sono costituiti da sei sepali, sei-otto petali, sei stami. Il frutto è una piccola bacca ovoidale di colore rosso e di sapore acidulo. La corteccia della radice e del fusto esplica azione antiemorragica e amaro-tonica. Come antiemorragico si usa l’estratto fluido nella dose di 2-3 cc al giorno mentre l’infuso (40-50 g di droga per litro d’acqua) esplica piuttosto azione amaro-tonica. Azione antiemorragica ancora più efficace esplica l’estratto fluido di crespino associato all’estratto fluido di cipresso e all’elisir Garus.

camomilla

Nelle zone soleggiate della pianura e della collina cresce la camomilla (Matricaria chamomilla), composita eurasiatica gradevolmente profumata in tutte le sue parti. Pianta annua alta al più mezzo metro, è caratterizzata da fusto eretto od ascendente e da foglie sessili, bipennatosette a lacinie assai sottili, appuntite e divergenti. I capolini sono solitari con fiori del disco gialli e con fiori radiali a ligule bianche rivolte in basso. I capolini e i fiori staccati costituiscono la parte che interessa la farmacologia: contengono infatti un principio amaro, che favorisce la digestione, un glucoside e soprattutto un olio essenziale che esercita azione sedativa sul sistema nervoso e sull’apparato gastro intestinale, nonché emmenagoga come regolarizzatore del ciclo mestruale attenuandone la crisi dolorosa che spesso l’accompagna. In quest’ultimo caso si può preparare un infuso mediante un paio di pizzichi di fiori di camomilla per ogni tazzina d’acqua bollente. La dose varierà da 3 a 5 tazzine al giorno secondo i casi.

senecione

Lungo le siepi, negli incolti, tra i ruderi, negli orti, nei giardini dalla pianura alla zona montana è assai facile imbattersi nel senecione (Senecio vulgaris), composita propria dell’Europa e dell’Asia, ma oggi praticamente specie cosmopolita. Si tratta di una pianta annua, glabra, a fusto ramoso eretto od ascendente al massimo di una quarantina di centimetri. Le foglie inferiori sono poco picciolate, spatolate e dentate, quelle superiori sessili, amplessicauli, oblunghe, sinuato-lobate e a lobi dentati. Piccoli sono i capolini riuniti in corimbo lasso e cilindrici con fiori ligulati nulli o quasi. Del Senecio in farmacologia viene usata tutta la pianta, ad eccezione della radice. Bisogna tuttavia agire con estrema cautela essendo questa una composita estremamente tossica soprattutto per la presenza dell’alcaloide senecionina. Per tale motivo l’impiego del senecione come sedativo nervino, emmenagogo e antianemico è molto limitato e va a poco a poco scomparendo.

tanaceto

Anche il tanaceto (Tanacetum vuìgaré) è una composita caratteristica dei luoghi incolti, ma piuttosto freschi, se non addirittura umidi; è diffuso in Europa e nell’Asia occidentale. Si tratta di una pianta perenne molto aromatica con numerosi fusti e con foglie relativamente grandi divise in strette lacinie a loro volta pennatifide. I fiori sono gialli riuniti in capolini a loro volta formanti un corimbo. I capolini e le foglie contengono tra l’altro tanacetina, una sostanza amara, e tanacetone; per la loro presenza la pianta dev’essere ritenuta tossica e gli infusi o gli estratti fluidi che si possono preparare vanno somministrati con molta prudenza, tanto che il loro uso sta lentamente tramontando. Hanno proprietà emmenagoga, antielmintica, amaro-stomachica ed ecci¬tante uterina.

pallone di maggio

Il pallone di maggio (Viburnum oputus) appartiene alla famiglia delle Caprifoliacee. È un arbusto ramoso, proprio delle zone umide o paludose, alto da 2 a 5 metri, con foglie picciolate, a lembo 3-5 lobato e fiori raccolti in corimbi lassi. Solo i fiori centrali sono fertili; alla periferia sono sterili. I frutti sono delle drupe ellittiche di colore rosso-co¬rallo. La droga è data dalla corteccia. Viene usato nella pratica ginecologica anche po¬polare nella terapia dei disturbi della menopausa sotto forma di infuso (50 g di corteccia per litro d’acqua) oppure di estratto fluido (10 gocCfe 3 volte al giorno). Si raccomanda dall’astenersi da dosi maggiori che potrebbero dare luogo a forme di intossicazione.

camepizio

Il camepizio (Ajuga chamaepitys) appartiene alla famiglia delle Labiate. È una piccola pianta erbacea, propria dei seminativi e degli incolti, annuale o biennale, a forma cespitosa, pelosa e vischiosa e dotata di inconfondibili fiori gialli. Viene usata nella medicina popolare in infuso al 5% in varie affezioni ed è pure ritenuta, almeno in certe regioni, un buon emmenagogo.

tasso

Il tasso (Taxus boccata) appartiene alla famiglia delle Taxacee nell’ambito delle Gimnosperme. È un albero che raramente raggiunge la grossa taglia, dioico, a foglie sempreverdi assai lucenti e corteccia rossastra. Le piante femminili producono i semi, isolati e avvolti da un caratteristico arillo di colore rosso-cinabro. Tutte le parti della pianta ad eccezione dell’arillo, dolcissimo, sono velenose. È dotato di proprietà emmenagoghe e abortive, ma a cagione della sua velenosità ne sconsigliamo qualsiasi utilizzazione diretta.

violacciocca gialla

La violacciocca gialla (Cheiranthus cheiri) appartiene alla famiglia delle Crocifere. È una pianta suffruticosa perenne, alta da 10 cm a mezzo metro, con foglie ellittiche carnosette, più o meno tomentose e fiori tetrameri di colore giallo-oro o giallo-aranciato e talora, nelle piante coltivate, anche giallo-bruno o porporino. I frutti sono delle silique, tetragone e allungate. È diffusa soprattutto nelle stazioni rupestri e sui vecchi muri e spesso anche coltivata. È dotata di proprietà abortive mentre nella medicina popolare, forse per l’influsso esercitato dalla teoria della segnatura, veniva usata come purgante in casi di itterizia.

sabina

La sabina (Juniperus sabina) appartiene alla famiglia delle Cupressacee. È un piccolo arbusto perlopiù giacente sul terreno, talora a rami eretti e talora anche della taglia di un alberetto, con foglie squamiformi in verticilli di tre. I fiori sono sempre unisessuali, su piante monoiche o dioiche. Produce pigne carnose impropriamente dette “bacche” di colore nero o azzurregnolo, pruinose e rette da un peduncolo ricurvo. La droga è data dai giovani rami.

segale cornuta

La segale cornuta (Claviceps purpurea) è un fungo appartenente agli Ascomiceti. La droga è data dallo sclerozio che rappresenta la forma di resistenza del fungo. Gli sclerozi, reperibili soprattutto sulla segale ma anche su altre Graminacee (il frumento, ad esempio), sono dei corpiccioli di forma affusolata, lunghi circa 2 cm, di colore violaceo scuro e talvolta anche un po’ arcuati, e sporgono dalle glume delle spighe mature di segale.

sistema endocrino

cipolla

La cipolla (Aìlium cepa) appartiene alla famiglia delle Liliacee. È una pianta biennale dotata di un caratteristico bulbo tunicato formato da un girello basale e da numerose squame (catafilli) bianche e carnose. Dal bulbo si leva una rosetta di foglie tubulose cilindriche ed in mezzo lo scapo fiorifero sormontato dai fiori raccolti in una ombrella globosa sommitale. La droga è data dai bulbi. La cipolla esplica molte azioni: ipoglicemizzante, diuretica, antisettica. Come diuretico, per poterla somministrare cruda, si consiglia di mescolare 300 g di cipolla con 100 di miele e 600 cc di vino bianco. Di questo preparato ne vanno somministrati 2-4 cucchiai al giorno. Si può usare anche Palcolaturo ottenuto facendo macerare per 10 giorni un eguale peso di polpa fresca di cipolla e di alcool a 90°.

ortiche

Delle ortiche, Unica dioica appartenente alla famiglia delle Urticacee è una delle più facilmente reperibili. È una pianta erbacea perenne con fusti aerei annuali alti da mezzo metro fino a due, quadrangolari, a foglie grandi e picciolate. I fiori sono poco vistosi e raccolti in amenti penduli. Esplica varie azioni tra cui la diuretica e la ipoglicemizzante. Nella medicina popolare si usa il succo fresco (100-150 g al giorno) o l’infuso (3 cucchiaini di foglie per lazza: 2-3 volte al giorno) o lo sciroppo ottenuto facendo bollire 200 g di foglie per litro d’acqua. Si lascia macerare per 12 ore, si filtra e si aggiunge il doppio del peso in zucchero.

mirtillo nero

Il mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) appartiene alla famiglia delle Ericacee. È un piccolo arbusto alto pochi decimetri con rami verdi angolosi e alati. Le foglie sono decidue. I fiori, ascellari, hanno corolla orceolata di colore verdastro o rosso vinoso. Il frutto è una bacca nerognola, pruinosa. Si usano foglie e frutti che esplicano svariate azioni tra cui anche la ipoglicemizzante. Se ne possono fare varie preparazioni tra cui l’infuso di foglie (30 g per litro) da prendersi nella dose di 2-3 tazze al giorno e il decotto di bacche (50-80 g di frutti per litro d’acqua) da somministrarsi nella dose di 4-5 tazze al giorno.

galega

La galega (Galega offidnalis) appartiene alla famiglia delle Leguminose-Papilionacee. È una grande pianta erbacea perenne, a fusti aerei annuali alti fino a un metro e più, con foglie imparipennate a 5-8 paia di foglioline e stipole sagittale. Produce, in estate, fitti racemi ascellari di fiori papilionati a corolla azzurro-violacea pallida, talora anche bianca. I frutti sono dei legumi. La droga è data dall’erba intera fiorita. Esplica azione galattogena e ipoglicemizzante. Nella medicina popolare si usa l’infuso preparato con 100 g di pianta fresca per litro d’acqua ovvero l’estratto fluido (1-2 gocce, 3-4 volte al giorno).

anice stellato

L’anice stellato (Illicium verum) appartiene alla famiglia delle Magnoliacee. È originario della Cina meridionale e dell’Indocina dove viene pure coltivato. La droga è data dai frutti, costituiti da vari follicoli saldati a raggiera. Ognuno contiene un unico seme ovale. Esplica varie azioni: galattogena, stimolante, digestiva, carminativa. Viene ampiamente usato anche in liquoreria.

finocchio

Il finocchio (Foeniculum vulgaré) appartiene alla famiglia delle Ombrellifere. È una pianta erbacea di grande taglia, perenne nelle forme selvatiche, annuale o biennale nelle forme coltivate, con grossa radice e fusti fistolosi alti 1-2 metri con foglie a larga guaina bi o tripennatosette a lacinie capillari. I fiori, gialli, sono prodotti in grandi ombrelle. I frutti sono cilindrici e a coste bene evidenti. Si usano le radici ed i frutti. Esplicano varie azioni: galattogena, carminativa, stimolante, diuretica. Nella medicina popolare si usa l’infuso dei frutti (30 g per litro) da prendersi nella dose di una tazza dopo ogni pasto, oppure l’infuso di radice (un cucchiaino di frammenti da lasciar macerare per un quarto d’ora in una tazza d’acqua) una volta al giorno.

sistema cutaneo

noce

II noce (Juglans regia) appartiene alla famiglia delle Juglandacee; oggi è largamente coltivato in tutta l’Europa temperata, lungo la catena dell’Himalaja, in Cina e in Giappone. È un albero imponente alto anche più di 20 metri, munito di corteccia dapprima liscia, poi rugosa, biancastra; ha foglie caduche composte da non più di nove foglioline ellittiche ed intere. È una pianta monoica con fiori maschili in amenti e femminili solitari; il frutto, la squisita noce, è formato da un involucro esterno più o meno carnoso e da uno interno legnoso (il guscio) che racchiude un seme (il gheriglio) a due grossi cotiledoni ricchi di olio. Per quanto riguarda l’aspetto officinale del noce si può dire che la droga è costituita dalle foglie che contengono tannino, olio essenziale e lo juglone, una sostanza con azione purgativa. Le foglie hanno proprietà astringenti, antiscrofulose e antisudorifere. Per uso esterno, ad esempio, può venire preparato un decotto (un litro d’acqua ne! quale vien fatto bollire un pugno di foglie) che risulta efficace per sciacqui in bocca, gargarismi, irrigazioni di uretra, vagina, naso, per eczemi, eruzioni cutanee ecc.

consolida maggiore

Come altre Borraginacee anche Symphytum officinale, la consolida maggiore, è pianta irsuto-scabra per peli radi, ma rigidi. È fornita di un grosso rizoma e di 1-2 fusti carnosi, foglioso-ramosi alti al massimo un metro, ma generalmente molto meno. Le foglie basali sono lungamente picciolate e maggiori di quelle superiori che sono più piccole, sessili e lungamente decorrenti sul fusto che è di tipo alato. I fiori con corolla biancastra sono riuniti in cime scorpioidi disposte a formare una pseudo pannocchia pluriflora. Questa pianta si rinviene frequentemente nei luoghi paludosi, lungo l’ossi e canali dalla pianura alla media montagna. I principi attivi sono contenuti nelle foglie che possono venir usate come rinfrescanti, espettoranti e sudorifere, ma soprattutto nel rizoma con il quale si preparano infusi e cataplasmi e polveri per uso esterno, la cui azione è astringente e vulneraria. Nel rizoma sono presenti allantoina, mucillagine, tan¬nino, resina, olio essenziale ed una sostanza, la sinfìtocinoglossina, di per sé velenosa, ma poco o nulla nociva essendo in quantità minima.

camomilla romana

Anche Anthemis nobiìis, la camomilla romana, piccola composita largamente coltivata, avrebbe proprietà astringenti e vulnerarie; i principi attivi sono presenti nelle sommità fiorite e nei fiori staccati che conterrebbero, tra l’altro, azulene, sostanza la cui azione farmacologica assai complessa non è del tutto chiara.

occhio di bue

Dei luoghi coltivati ed incolti dal piano alla zona submontana è caratteristica Anthemis tinctoria, l’occhio di bue, composita sericeo biancastra con capolini solitari gialli portati su lunghi peduncoli. Terapeuticamente agisce analogamente alla camomilla romana e i principi attivi contenuti nei capolini sono dati da un olio volatile, acido antemico, acido tannico e xantofilla.

betonica

Stachys officinali*, la betonica, è una labiata la cui diffusione interessa l’Europa e l’Asia minore, mentre per quel che riguarda la nostra penisola è abbastanza comune nei luoghi erbosi e boschivi dal piano alla media montagna. La betonica è una pianta perenne con foglie a lungo picciolo, ovali oblunghe, cordate alla base, a margine interno. I fiori in spicastro terminale formato da verticillastri addensati hanno corolla rosea o roseo violacea con stami poco sporgenti dalla corolla stessa. Le foglie soprattutto costituiscono la droga, i cui principi attivi, cioè alcaloidi, sostanze amare, olio essenziale, tannino, esplicano un’azione tonica, aperitiva, carminativa, vulneraria e cicatrizzante. Per curare con impacchi piaghe ed ulcere varicose si può ricorrere ad un decotto, per uso esterno, per la cui preparazione si usano 100 g di foglie da far bollire in un litro d’acqua.

mirto

Il mirto, Myrtus communis della famiglia delle Mirtacee, è uno degli elementi più caratteristici della vegetazione mediterranea, anche se il suo areale si estende in Asia fino alla Persia. Si presenta sotto forma di arbusto di 2-3 metri di altezza con foglie ovato-lanceolate, opposte, minutamente punteggiate e pellucide per ghiandole oleifere, di color verde brillante superiormente, più tenue sulla pagina inferiore. 1 bianchi fiori solitari, sostenuti da lunghi peduncoli ascellari, possiedono calice a cinque denti, corolla a cinque petali rotondi e caduchi e numerosi stami. Il frutto è una bacca di colore azzurro nerastro contenente numerosi semi. Le parti usate in farmacologia sono le foglie e secondariamente i frutti i cui principi attivi, tannino, olio essenziale, resine e sostanze amare, esercitano azione vulneraria, cicatrizzante, astringente, antisettica ed emostatica.

calendola

La calendola (Calendula officinalis) è una composita largamente diffusa nell’Europa, nell’Asia occidentale e nell’Africa boreale; cresce nei luoghi coltivati ed erbosi dal livello del mare fino all’orizzonte submontano. È una pianta erbacea annuale alta al massimo mezzo metro, ma generalmente intorno ad una spanna, con fitti rami, con foglie inferiori di forma spatolata e superiori più piccole, lanceolate ed amplessicauli. I fiori sono riuniti in capolini solitari grandi di color giallo arancio e la loro presenza sulla pianta interessa più di una stagione. Ogni parte della calendola ha proprietà medicinali, ma in modo particolare le foglie e soprattutto i fiori. I principi attivi fondamentali sono una sostanza amara, un olio essenziale, la calendulina, mucillagine e resina: svolgono azione antispasmodica, diaforetica, colagoga ed emmenagoga; per questo motivo i preparati a base di calendola trovano impiego nei casi di amenorrea e dismenorrea. Secondo il Ledere l’infuso di calendola, 15 g di fiori freschi in 300 g d’acqua da prendersi a cucchiai nel corso della giornata, è consigliato prima del ciclo mestruale per pazienti anemiche. L’azione cicatrizzante e vulneraria della calendola, invece, viene sfruttata mediante l’applicazione di tinture o pomate su piaghe, ferite, scottature e contusioni.

bardana

Piuttosto comune nei luoghi incolti, lungo le strade, vicino alle abitazioni, è la bardana (Arctium lappa), una composita a ciclo biennale presente in tutto il nostro Paese anche con varietà diverse a seconda delle regioni in cui cresce. In linea generale la bardana si presenta con foglie basali assai grandi, lungamente picciolate, a base cordata e con margine denticolato; superiormente sono di color verde, mentre la pagina inferiore è di color biancastro per la presenza di una peluria di aspetto ragnateloso. I fusti fioriferi vengono emessi nel secondo anno di vita, sono piuttosto robusti, raggiungono anche 2 metri di altezza, sono percorsi da solchi e sovente appaiono di colore rossastro. I fiori porporini sono riuniti in capolini globosi che risultano circondati da più serie di squame a punte ripiegate ad uncino. Questa formazione favorisce la disseminazione in quanto a maturità, divenuta più consistente, fa si che il capolino, che contiene gli acheni, si attacchi facilmente su animali o persone che appena lo sfiorino. Della bardana in farmacologia la parte usata è rappresentata dalla radice che dev’essere raccolta nell’autunno del primo anno. Viene generalmente tagliata in pezzi di 2-3 cm e successivamente essiccata a temperatura non molto elevata ed in luogo asciutto. La radice, oltre a zucchero, contiene inulina, un principio amaro, la lappina, un olio etereo, gli acidi palmitico, stearico e caffeico, mucillagine e nitrati di calcio e potassio. I preparati di radice di bardana agiscono come depurativi e diuretici, ipoglicemizzanti e trovano anche applicazione nella cura di foruncolosi, di eczemi, acne e seborrea. La dose per un buon decotto è la seguente: 60 g di radice pestata di bardana in un litro d’acqua. Far bollire il tutto per poco tempo con l’aggiunta di scorza di limone o di arancia per aromatizzare il sapore; si coli e si consumi nel giro di tre giornate. Contro la foruncolosi si può anche preparare un vino con 10 g di estratto fluido di bardana in mezzo litro di vino bianco.

betulla

La betulla (Betula alba) è un albero che raggiunge anche una ventina di metri d’altezza e che vive nell’orizzonte montano delle Alpi e degli Appennini. Questa specie è caratterizzata da una corteccia bianco-argentea che con il passare del tempo si sfalda in brandelli dalla consistenza pergamenacea. Ha foglie acuminate da romboidali ad ovate con doppia dentatura, vischiose le più giovani, glabre quelle più vecchie. I fiori riuniti a formare gattini sono monoici, quelli maschili sessili, quelli femminili peduncolati. La droga è costituita dalla corteccia e dalle foglie. Queste ultime contengono tannino, una resina, mucillagine, zucchero, olio etereo, saponina ed hanno proprietà diuretiche. La corteccia invece per distillazione secca produce il cosiddetto “olio di betulla”, efficace in alcune malattie della pelle. Ottimi risultati diuretici si ottengono con il seguente infuso: 40-50 g di foglie in 1 litro di acqua bollente. Si lasci riposare per almeno 6 ore e quindi si aggiunga 1 g di bicarbonato di sodio. Filtrare ed usare nella misura di 3-4 tazzine al giorno.

linaiola

Anche quasi tutte le parti della linaiola (Linaria vulgaris) contengono principi attivi con azione prevalentemente diuretica; vi sono presenti glucosidi, larina, linacrina, linarosmina, linaresina, acido antirrinico, gomma, zucchero, pectina ecc. Per le malattie delle vie urinarie si consiglia il seguente infuso: un cucchiaio di pianta secca in una tazza d’acqua bollente. La linaiola è pure impiegata nella preparazione di pomate per curare foruncolosi, fìstole, disturbi emorroidari.

fior di stecco

Una delle più precoci piante che fioriscono sul finire dell’inverno è Daphne mezereum, il fior di stecco, arbusto appartenente alla famiglia delle Timeleacee, abbastanza comune nei pascoli e nei boschi radi delle Alpi e degli Appennini. Daphne mezereum ha foglie caduche, alterne, da oblunghe a lanceolate, quasi sessili, intere, di color verde cenerino; esse compaiono dopo la fioritura che avviene a seconda dell’altezza del luogo nel periodo compreso tra marzo e giugno. I fiori sono profumati e di color roseo-vinoso, riuniti in mazzetti di 2-4, ed hanno tubo allungato che termina in quattro lobi acuti. Il frutto è una piccola drupa rossa con polpa dal sapore bruciante. È assai velenosa e l’ingestione di pochi esemplari procura grave avvelenamento. Dal punto di vista farmacologico la droga è costituita dalla corteccia che viene raccolta in lunghe strisce. Essa contiene una resina con proprietà irritanti ed un glucoside, la dafnina, che pare inattivo. Agisce come vomitivo-purgativa, depurativa e sudorifera, però essendo molto tossica va somministrata con molta cautela. Esternamente viene impiegata come vescicatoria (decotto: due pizzichi in 200 g di acqua) oppure sotto forma di polvere che ha potere starnutatorio.

veratro bianco

Veratrum album, il veratro bianco od impropriamente elleboro bianco, è una liliacea diffusa nelle regioni boreali temperate, presente anche nella nostra penisola nei pascoli umidi sia delle Alpi che degli Appennini. È una pianta perenne, erbacea, fornita di un corto rizoma dal quale si innalzano robusti fusti annuali alti anche oltre un metro. Le foglie hanno forma ellittica, sono pieghettate e percorse da numerose nervature ben evidenti. I fiori sono riuniti in pannocchia terminale ed hanno perigonio bianco internamente e verdognolo al di fuori. In Italia è presente anche Veratrum nigrum con fiori di color rosso brunastro e con proprietà medicinali analoghe a quelle di Veratrum al¬bum. La droga è costituita dal rizoma che contiene numerosi alcaloidi altamente tossici, come pure velenose sono anche le parti aeree della pianta. Per questo motivo l’uso di preparati a base di veratro dev’essere effettuato con estrema prudenza. Il veratro bianco in sede locale agisce come revulsivo, starnutatorio ed anestetico; nell’uso interno svolge azione sedativa, emetica e di purgante drastico.

cicuta

Appartiene alla famiglia delle Ombrellifere Conium maculatum, la cicuta o cicuta maggiore, pianta abbastanza comune anche in Italia dal mare alla collina dove cresce nei luoghi umidi, incolti e ruderali in genere, ombrosi ed antropizzati. Si tratta di una pianta erbacea biennale a grosso fusto alto fin oltre due metri, striato, assai ramoso e talvolta punteggiato di macchie porporine. Le foglie sono assai grandi di color verde scuro, largamente picciolate e a lamina 3-4 pennatosette e a contorno triangolare. I fiori di color bianco sono riuniti in ombrelle piuttosto piccole, mentre i frutti di forma ovoidea presentano coste ben evidenti. La droga è rappresentata da tutta la pianta, privata dei grossi fusti, o dai frutti. L’azione farmacologica della cicuta è dovuta in gran parte all’alcaloide coniina, sostanza estremamente tossica. Per tale motivo l’uso interno è sempre sconsigliato se non vi è il costante controllo medico: forme spastiche dell’apparato respiratorio, asma, forme nervose, casi di tetano possono essere trattati con preparati a base di cicuta. Nell’uso esterno cataplasmi, empiastri e pomate agiscono da anestetici e vescicatori. La cicuta non dev’essere confusa con la cicuta acquatica (Cicuta virosa), pianta velenosa, ma farmacologicamente non ancora ben studiata.

pervinca

Vinca minar, la pervinca, appartiene alla famiglia delle Apocinacee, come l’oleandro, ed è una specie assai diffusa lungo le siepi, nelle macchie e nelle boscaglie fino all’orizzonte submontano. Si tratta di una pianta perenne erbacea con fusti sdraiati lunghi anche più di mezzo metro e sterili e con fusti fioriferi eretti lunghi al massimo una spanna o poco più. La pervinca ha foglie ellittico-lanceolate, glabre, lucenti, intere ed opposte, piuttosto coriacee. I fiori, posti all’ascella delle foglie e portati su peduncoli più o meno lunghi, hanno un calice a cinque lacinie prive di ciglia e corolla color indaco chiara o azzurro lillacina – talvolta anche bianca o rosea – a cinque lobi troncati superiormente. Da molto tempo sono conosciute le virtù terapeutiche della pervinca i cui principi attivi sono contenuti nelle foglie che costituiscono quindi la droga. Con esse si preparano decotti, infusi e vini che hanno proprietà emostatiche, toniche, diuretiche, depurative se assunti per via interna, o collutorie se il loro impiego avviene per uso esterno. Mezzo litro d’acqua con 15 g di foglie secche o con 30 g di foglie fresche costituiscono un decotto di facilissima preparazione. Se invece si lasciano macerare in un litro di vino per dieci giorni 100 g di foglie di pervinca si ottiene una macerazione vinosa che va presa nella dose di 2-4 cucchiai al giorno prima dei pasti. Come amaro-tonico e contro la portata lattea si può prescrivere il seguente infuso caldo: un cucchiaino di foglie per tazza ripetendo la dose due-tré volte al giorno. Se si vuole invece ottenere un buon collutorio per le infiammazioni orali si usi esternamente la decozione di foglie al 6%; la stessa decozione è efficace sotto forma di impacchi, per esempio, in casi di eczema. Analogamente a Vinca minar può essere impiegata Vinca major, la pervinca maggiore, che contiene gli stessi principi attivi.

erba cimicina

L’odore sgradevole caratterizza Geranium robertianum, l’erba cimicina, o cicuta rossa, pianta che cresce diffusamente nei luoghi ombrosi, lungo i muri e le siepi dal piano alla zona subalpina. Questa pianta appare spesso rossastra, ha fusti ramoso-diffusi, piut¬tosto fragili e foglie opposte, picciolate, a contorno poligonale, a 3-5 segmenti suddivisi in lacinie lineari. I fiori in numero di due per peduncolo hanno petali interi o crenulati di color roseo o rosso. La droga è costituita dalla intera pianta fiorita i cui principi attivi esplicano azione collutoria e vulneraria, diuretica e antiemorragica, tonica e risolvente. Con un litro d’acqua e circa 100 g di Geranium robertianum si prepara un infuso che si consuma nella dose di 2-3 tazze al giorno; un decotto dato da un litro d’acqua e 200 g di droga costituisce un efficace collutorio. Per contusioni, piaghe superficiali ecc. può essere applicato direttamente sulla parte interessata il succo della pianta. Accanto a Geranium robertìanum si possono ancora ricordare Geranium rotundifolium, Geranium silvaticum e sanguineum, dotati delle stesse proprietà.

persicana

Sotto il nome italiano di persicaria, o pepe d’acqua, possono essere incluse due diverse specie e cioè Polygonum hydropiper e P. lapathifolium (e inoltre Polygonum persicaria, da taluni ritenuto buona specie, da altri una varietà di quest’ultimo). Appartengono alla famiglia delle Poligonacee e sono piante caratteristiche dei rudereti e dei luoghi umidi. Polygonum hydropiper è una pianta erbacea annuale alta fino a 50-60 cm, con caule eretto, a nodi ingrossati, foglie alterne e lanceolate, fiori poco vistosi, raccolti in spighe gracili ed interrotte, arcuate e pendenti. I frutti sono degli acheni. Poligonum lapathifolium è pure pianta annua e differisce dalla precedente sia per la taglia più robusta (altezza fino ad un metro e mezzo) che per le foglie spesso chiazzate di nero e per le spighe molto più robuste, continue, ricche di fiori, erette o inclinato-pendenti. Esplicano azione emostatica e vulneraria. Nella medicina popolare si usa l’infuso della radice (50-100 g per litro d’acqua) o meglio ancora l’estratto fluido nella dose di 20-25 gocce tre volte al giorno.

achillea

L’achillea, o millefoglie (Achillea mìlìefolium), appartiene alla famiglia delle Composite. È una pianta erbacea perenne dotata di rizoma strisciante, dal quale si dipartono spesso anche stoloni sotterranei, e fusti aerei annuali alti sino ad un metro. Le foglie sono di consistenza molliccia, tomentose, bipennatosette a fmissime lacinie. I capolini sono piccoli e raccolti in densi corimbi più o meno grandi a seconda del vigore della pianta. Si usano le foglie e le sommità fiorite. Possiedono proprietà vulnerarie e amaro-toniche. Nella medicina popolare si usa il succo fresco da applicare su ulcere varicose, emorroidi, piaghe purulente. Come amaro-tonico e anche emmenagogo si può usare l’infuso (50 g di droga per litro) e la tintura (20-30 gocce tre volte al giorno). L’achillea può poi essere vantaggiosamente associata a molte altre droghe in svariate preparazioni.

sigillo di Salomone

Il sigillo di Salomone (Polygonatum officinale) appartiene alla famiglia delle Liliacee. È una pianta erbacea perenne munita di un grosso rizoma nodoso, con fusto aereo annuale angoloso, alto fino a mezzo metro, con foglie sessili, ovate e parallelinervie e fiori a sei tepali, solitari o appaiati. Il frutto è una bacca nerastra ed è velenoso. La droga è data dal rizoma che si utilizza, nella medicina popolare, sotto forma di impacchi fatti con il decotto o con il rizoma stesso pestato, per curare contusioni, ecchimosi, paterecci.

giglio

Il giglio (Lilium candidum) appartiene pure alla famiglia delle Liliacee. È una pianta erbacea perenne troppo nota, almeno nella sua parte aerea, per essere descritta. La droga è data dal bulbo, di tipo squamato, con squame giallicce. Nella medicina popolare si usano i bulbi freschi contusi o i petali per curare ecchimosi, contusioni, scottature, oppure anche l’olio di giglio ottenuto facendo macerare i tepali nell’olio.

arnica

L’arnica (Arnica montana) appartiene alla famiglia delle Composite. È una pianta erbacea perenne con rizoma sotterraneo orizzontale, rosetta basale di foglie pubescenti e bislungo-ellittiche e fusto semplice o poco ramoso, pubescente e ghiandoloso, alto fino a 40-50 cm. Il capolino è grande e quasi sempre solitario con fiori sia tubulosi che ligulati di colore giallo aranciato. La droga è data dalle foglie, dai fiori, dal rizoma. Esplica varie azioni tra cui quella vulneraria e antiecchimotica. Serve quindi nella medicina popolare per curare ecchimosi e contusioni con la tintura diluita in acqua (20 parti di tintura, 80 di acqua) o con acqua e glicerina (tintura 20 parti, glicerina 50, acqua 60).

agrimonia

L’agrimonia (Agrimonia eupatorio) appartiene alla famiglia delle Rosacee. È una pianta erbacea perenne con corto rizoma e fusto aereo annuale, generalmente unico, con foglie fitte alla base, pennatosette, a 2-5 coppie di segmenti. Il fusto termina con un lungo racemo di fiori gialli. Come lozione medicamentosa per piaghe ed ulcerazioni si usa il decotto (200 g di foglie per litro di vino: si fa bollire per cinque minuti, si lascia in infusione per un’ora).

aquilegia

L’aquilegia (Aquilegia vulgaris) appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee. È una pianta erbacea perenne, propria dei boschi ed è spesso anche coltivata. Produce una rosetta di foglie e fusti ramosi, alti fino ad un metro con fiori blu, rosei o bianchi a petali con sperone uncinato. I frutti sono dei follicoli. I semi, numerosi e lucentissimi. Il suc¬co fresco viene usato per curare ulcerazioni e piaghe. L’infuso di foglie (40-50 g per litro) per gargarismi e come collutorio.

iperico

L’iperico (Hypericum perforatunì) appartiene alla famiglia delle Ipericacee. È una pianta erbacea perenne con fusti aerei annuali alti, in media, sul mezzo metro, con foglie opposte, ellittico-ovali che, viste per trasparenza, mostrano la presenza di numerosissime ghiandole sotto forma di puntini lucenti. Fiorisce all’inizio dell’estate e i fiori, raccolti in grandi infiorescenze cimose, sono pentameri e di un bel colore giallo-oro. I frutti sono delle capsule. Si usa l’erba intera fiorita. Esplica varie azioni e per uso esterno vale come astringente e vulnerario. Se ne può preparare l’infuso (15-30 g di droga per litro) o la tintura (preparata con 1 parte di sommità fiorite in cinque di alcool, lasciando a macero per 15-20 giorni) da somministrarsi poi sotto forma di tisana (5-10 gocce) o l'”olio rosso” ottenuto facendo macerare per tre giorni mezzo chilogrammo di sommità fiorite fresche in un litro di olio d’oliva e mezzo litro di vino bianco. Si fa poi bollire dolcemente a bagnomaria fino alla completa evaporazione del vino. L’olio cosi ottenuto si adopera per uso esterno.

terebinto

Il terebinto (Pistacia terebinthus) appartiene alla famiglia delle Anacardiacee. È un arbusto o alberetto proprio delle zone calde della penisola e delle isole, a foglie imparipennate, caduche, con infiorescenze di fiori assai poco vistosi nascenti all’ascella delle foglie. Dalla incisione della corteccia geme un liquido verdastro, detto trementina di Chic. Si usa, esternamente, per la preparazione di unguenti e impiastri.

favagello

Il favagello (Ranunculus jìcaria, o Ficaria ranunculoides) appartiene alla famiglia delle Ranuncolacee. È una pianta erbacea perenne, assai diffusa nei campi, di piccola taglia, con radici fibrose o talora tuberizzate, fusti prostrati, foglie lungamente picciolate, carnosette, a base cordata, di un bel colore verde-lucente. I fiori sono lungamente peduncolati, con tre sepali verdastri e 8-10 petali di un vivido colore giallo-oro. Nella medicina popolare si usano le foglie, contuse, per l’azione revulsiva e cicatrizzante che esplicano nei confronti di ragadi e piaghe torpide. Come antiemorragico si usa l’estratto fluido (40 gocce, tre volte al giorno); esternamente giova l’estratto molle (una parte in cinque di unguento populeo).

ranuncoli

I ranuncoli (genere Ranunculus) appartengono alla famiglia omonima. Annoverano piante assai diverse e ad habitat svariati. Sono piante erbacee perenni, con robusti apparati radicali, foglie profondamente palmato-partite e palmatosette, fusti fioriferi fistolosi con fiori dai petali di colore giallo-oro. I frutti sono degli acheni. Si tratta di piante velenose dotate, almeno allo stato fresco, di proprietà revulsive.

gemme di pioppo

II pioppo nero (Populus nigrd) appartiene alla famiglia delle Salicacee. È un grande albero della nostra flora alto sino ad una ventina di metri (ma la sua varietà italica, il pioppo cipressino, arriva sino a 30-40) a foglie caduche, cuneate alla base. È pianta dioica. I frutti sono piccole capsule contenenti semi rivestiti di peli cotonosi che ne favoriscono la disseminazione ad opera del vento. La droga è data dalle gemme che costituiscono l’ingrediente essenziale dell’unguento populeo, medicamento indicato nella
cura di emorroidi, scottature, ragadi, piaghe. Per prepararlo si proceda in questo modo. Si facciano bollire per almeno due ore una parte di gemme fresche in 3 di acqua; si aggiungano al decotto due parti di strutto di maiale non salato e si faccia cuocere que¬sto miscuglio dolcemente a bagnomaria finché tutta l’acqua non sia evaporata. Si filtri con una tela grossolana e si conservi ermeticamente chiuso in vasi di vetro, o meglio di terracotta. La tintura esplica azione fluidificante e espettorante. Si ottiene mettendo a macerare 200 g di gemme triturate in un litro di alcool a 90 “C per almeno una dozzina di giorni vicino ad una fonte di calore. La tintura va somministrata per bocca nella dose di 50 gocce, 4 volte al giorno.

marrubio

Il marrubio (Marrubium vulgare) appartiene alla famiglia delle Labiate ed il suo areale interessa l’Europa, l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale. Si tratta di una pianta perenne tomentoso-biancastra con leggero odore di muschio a fusti alti al massimo mezzo metro o poco più e a foglie opposte, ovali, crenate, rugoso-crespe, da cordate a crenate alla base. I fiori, riuniti in verticillastri ascellari, hanno corolla biancastra di poco sporgente dal calice. Del marrubio in farmaceutica vengono impiegate le sommità fiorite che hanno proprietà amaro-toniche, espettoranti, emmenagoghe, antiemorroidarie, antispasmodiche e digestive, regolatrici dell’attività cardiaca e colagoghe. Per regolare l’attività del fegato e della milza, per combattere l’obesità, per rinforzare lo stomaco è consigliato l’uso del seguente vino: 60 g di sommità fiorite in un litro di marsala, facendo macerare per una decina di giorni, nella dose di 1-2 bicchierini prima o dopo i pasti. Per tossi ostinate, catarri pettorali o disturbi asmatici è efficace l’infuso che si prepara con un litro d’acqua bollente ed una manciata di droga. Dopo un quarto d’ora si coli e si consumi a tazzine nella dose di 2-3 al giorno. Per uso esterno il marrubio trova applicazione in alcune malattie della pelle.

castagno d’India

Il castagno d’India, o ippocastano (Aesculus hippocastanum) è un grosso albero appartenente alla famiglia delle Ippocastanacee diffuso a scopo ornamentale in tutta la nostra penisola. Ha corteccia piuttosto scura e screpolata, foglie assai ampie e lungamente picciolate, composte da cinque-sette foglioline bislunghe, diseguali, dentate e disposte come le dita di una mano. In primavera compaiono numerosi fiori bianchi, screziati di rosso, assai grandi, disposti sopra peduncoli ramosi in un racemo piramidale. Il frutto è una grossa capsula globosa, coriacea e spinosa contenente da uno a tre semi morfologicamente simili a una castagna, ma di sapore amaro poco gradevole. Semi e corteccia dei giovani rami costituiscono le parti che interessano la farmacologia. La droga contiene tra l’altro tannino, amido e zucchero, grassi, cellulosa, gomma ed argirescina, cioè un insieme di diverse sostanze, tra cui saponine. La corteccia esplica azione febbrifuga, astringente e vasocostrittrice e con essa si possono preparare un decotto ed un vino efficaci per curare emorroidi, varici e flebiti. Il vino si fa mettendo a macerare due pugni di corteccia in un litro di vino bianco per la durata di 8 giorni: la dose è un paio di bicchierini al giorno. Il decotto si prepara facendo bollire in un litro d’acqua un pugno di pezzetti di corteccia; quando il liquido è ridotto a circa 3/4 del volume iniziale si coli filtrando e si consumi nella dose di due tazzine al giorno. Ai semi dell’ippocastano si ascrivono anche proprietà antispasmodiche e decongestionanti. L’estratto fluido va somministrato tre volte al giorno nella dose da cinque a trenta gocce per volta.

cipresso

Non ci dilungheremo molto sulla descrizione morfologica del cipresso (Cupressus sempervirens), cupressacea arborea e talora arbustiva diffusamente coltivata in Italia a scopo ornamentale. Raggiunge e talora supera i 20 metri d’altezza e secondo la varietà mostra una chioma ovale e rami patenti suborizzontali o chioma conico-piramidale e rami eretti piuttosto fìtti. Le foglie, embriciate in quattro serie, sono squamiformi e munite di una ghiandola resinifera sul dorso. Il cipresso è una pianta monoica con fiori riuniti in amenti unisessuali, quelli maschili piccoli ovoidali, quelli femminili subglobosi con una decina o poco più di foglie carpellari con parecchi ovuli: tali foglie carpellari successivamente, avvenuta la fecondazione, si trasformano in squame legnose che nel loro assieme costituiscono uno strobilo (cono), detto impropriamente anche galbulo o bacca. Proprio quest’ultimo, quando non è maturo, cioè nel primo anno, costituisce la droga: contiene tannino, resina, olio essenziale, sostanze pectiche e mucillagine e dev’essere raccolto nel mese di gennaio. I preparati a base di coni di cipresso vengono usati come vasocostrittori ed astringenti, localmente anche per uso esterno (estratto fluido 1-2 g al giorno). Emorroidi, emorragie uterine, varici possono essere quindi curate con buoni risultati. Si deve inoltre aggiungere che dai giovani rami di cipresso viene estratta un’essenza che un tempo, più di oggi, era impiegata per inalazioni contro la pertosse.

antimitotici e antiverrucosi

colchico

II colchico (Colchicum autumnale) appartiene alla famiglia delle Liliacee. È una pianta erbacea perenne a fioritura autunnale. I fiori hanno colore roseo o lillà, posseggono sei tepali, sei stami e ovario profondamente infossato nel terreno posto alla base dell’or¬gano sotterraneo che è un bulbo-tubero, grosso quanto una noce, compatto e rivestito di tuniche membranacee. Le foglie, grandi, di un bel colore verde, un poco carnose, compaiono solo alla primavera successiva ed all’inizio dell’estate matura il frutto formatosi con la fioritura dell’autunno precedente. È una capsula ovoidale, appuntita, grossa quanto una noce e contenente numerosi semi. La droga è data dai semi e dai tuberi. Esplicano varie azioni tra cui particolarmente interessante quella antitumorale, ma per la loro velenosità non è certo il caso di usarli nella medicina popolare.

celidonia

La celidonia (Chelidonium majus) appartiene alla famiglia delle Papaveracee. È una pianta erbacea perenne, alta circa mezzo metro, con fusti ingrossati e fragili ai nodi e foglie pennatosette a segmenti arrotondati, crenati e lobati. I fiori, con due sepali caduchi, hanno quattro petali gialli, numerosi stami e sono portati in cime ombrelliformi. I frutti sono delle capsule allungate. Tutta la pianta contiene un latice aranciato. Esplica varie azioni e nella medicina popolare si usa il latice per causticare porri e verruche e anche per ammorbidire calli e duroni.

pervinca rosea

La pervinca rosea, o del Madagascar (Catharanthus roseus, o Vinca rosea) appartiene alla famiglia delle Apocinacee. Originaria del Madagascar, è talora coltivata anche da noi a scopo ornamentale. È una pianta suffruticosa perenne coltivata però come annuale, con foglie lucenti e ovali, fusti apparentemente vetrosi e di colore rosato, legnosi alla base, fiori di colore rosato o bianchi assai simili a quelli delle nostre pervinche. È pianta di notevole interesse farmacologico per le sue proprietà antitumorali. Naturalmente va esclusa da qualsiasi utilizzazione di tipo familiare.

antiparassitari

piretro

II piretro (Chrysanthemum cinerariaefolium) è una composita perenne originaria della Dalmazia, ma ormai coltivata un po’ dovunque nelle regioni dal clima simile a quello del centro di diffusione. È una pianta grigio-sericea alta al massimo mezzo metro o poco più, assai ramificata alla base, con foglie lungamente picciolate a lamina profondamente suddivisa in segmenti cuneati a loro volta pennato lobati o laciniati. I capolini solitari e sostenuti da lunghi peduncoli assomigliano morfologicamente alla comune margherita. Sono proprio i capolini, che vanno raccolti fioriti, ma prima dello sviluppo degli acheni, la parte usata in farmacologia; i loro principi attivi insetticidi, le piretrine, sono costituiti da piretrina e cinerina. La droga agisce, specialmente sotto forma di estratti disciolti in petrolio, su animali a sangue freddo, per cui viene usata nella pre¬parazione di insetticidi che hanno il vantaggio di essere pressoché innocui per l’uomo e gli animali domestici che con lui convivono. Il piretro si è pure dimostrato un buon antielmintico; 6 milligrammi di piretrine per 3-5 giorni è una dose di sicura efficacia.

tuja

Thuya occidentalis, la tuja, appartenente alla famiglia delle Cupressacee, è un alberetto nativo dell’America nord-occidentale ed importato nel nostro continente nei primi anni del 1500 dove si è diffuso come pianta ornamentale. La droga si ricava dai rametti che portano foglie squamiformi ed è costituita da un olio essenziale; ne sono componenti principali il tujone ed il fenone che agirebbero sul cuore allo stesso modo della canfora, vale a dire agirebbero da stimolanti. Allo stesso olio essenziale tuttavia sono state riconosciute proprietà antielmintiche ed insetticide, mentre recentemente, una ventina d’anni fa, alla tuja sono state attribuite doti antiscorbutiche per l’alto contenuto di vitamina C presente nelle foglie.

quassia

La quassia (Quassia amara) è una simarubacea tipica dell’America tropicale e precisamente del Brasile e della Guiana, altrove coltivata come pianta ornamentale. Si tratta di un piccolo albero di 6-7 metri d’altezza, munito di corteccia liscia e di foglie pennate a rachide alata. I fiori, riuniti in racemi terminali, sono di color rosso ed hanno corolla a cinque petali. La droga, la quassina, si ricava dal legno e in piccole dosi esplica un’azione amaro-tonica, eupeptica e stomachica quando venga impiegata in un infuso al 5% nei casi di dispepsie, nelle atonie digestive ecc. In dosi più elevate la quassia si è dimostrata efficace nell’ossiurosi (agisce su artropodi e vermi) e in alcune malattie delle piante.

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