Cavalese Trento Oltre la marcialonga

Cavalese (Trento) capoluogo indiscusso della Val di Fiemme …
Conosciuto soprattutto per la storica gara di fondo, il capoluogo della val di Fiemme custodisce anche notevoli testimonianze artistiche e storiche, a ricordo del singolare istituto della Magnifica Comunità
DI ANNA PUGLIESE – FOTOGRAFIE DI ALBERT CEOLAN da Rivista Bell’Italia … alla scoperta del più bel paese del mondo

La Marcialonga arriva proprio nel cuore di Cavalese, in viale Mendini. E non è un caso. A Cavalese, “capitale” della val di Fiemme, si arriva infatti quasi sempre per sciare, con gli sci da fondo o con quelli da discesa, mentre d’estate ci si viene per passeggiare tra gli splendidi boschi, le foreste ecocertificate, gestite con criteri che s’ispirano alla selvicoltura naturalistica. In val di Fiemme veniva Stradivari a scegliere gli abeti migliori per costruire i suoi straordinari violini. E qui gareggiano gli atleti del salto con gli sci, funamboli che sfrecciano nel cielo lanciandosi da giganteschi trampolini ricoperti di neve.
Pochi però sanno che Cavalese è un paese antico, di origine retico-romana, fiorito in epoca longobarda. Un paese dove si possono ammirare ancora palazzi di origine duecentesca ma dove, soprattutto, l’edilizia signorile del ‘500 e del ‘600 è riuscita a resistere alle spallate del tempo e della speculazione.
Passeggiare nel centro storico è come fare un passo all’indietro nel tempo, ripiombando nell’epoca medievale in cui i principi-vescovi di Trento la facevano da padroni tra le vallate dolomitiche.

Panorama innevato a Cavalese (Trento), sullo sfondo del monte Cornon (2.189 metri), nel gruppo del Latemar. Capoluogo indiscusso della vai di Flemme, il paese è adagiato in una bella conca a 1.000 metri di quota, tra il Corno Nero e la catena dei Lagorai, fitta di boschi. Tra gli alberi in primo piano spunta la torre campanaria della chiesetta romanica di San Valerio; sullo sfondo, il caratteristico campanile della pieve di Santa Maria Assunta, il monumento più importante della valle. La chiesa, fondata nel 1134 e più volte rimaneggiata nei secoli successivi, è ornata di pregevoli affreschi romanici e gotici. Accanto alla pieve sorge il santuario neoclassico dell’Addolorata (1829).

L’edificio principale del paese, il suo cuore politico e amministrativo, è il palazzo della Magnifica Comunità, voluto dai principi vescovi di Trento quale sede dei loro vicari. Un palazzo trecentesco, ampliato nel 1537 e nel 1540, e diventato nel 1850 sede della Magnifica Comunità, secolare ente di autogestione della valle. La sua facciata, ricoperta da splendidi affreschi, è come un libro di storia dove leggere di gesta eroiche, di sovrani e di figure mitologiche. In basso si ammirano tre quadri:
la Giustìzia e Temperanza, il Giudizio di Paride e il possente Combattimento tra Orazi e Curiazi. Poi una ricca serie di stemmi: spiccano, nella fascia mediana, quelli dei 19 principi vescovi in carica dal ‘300 al ‘700. Più in alto, proprio sotto il timpano, i ritratti degli imperatori Carlo V e Ferdinando d’Asburgo.
Altri affreschi, dei fascioni cinquecenteschi, decorano l’interno del palazzo. I più notevoli sono quelli della sala del Consesso, adiacente alla Pinacoteca, un’aula che conserva i documenti storici della vallata e numerose tele della scuola pittorica di Fiemme, la più importante del Trentino.

La seconda puntata storica porta al Banco della Resòn, nel parco della Pieve. Era il centro della vita comunitaria della valle, sede delle fiere, dei mercati ma soprattutto area d’incontro e di voto, prima del 1850, dei rappresentanti della comunità di Fiemme. È un complesso di blocchi di pietre sistemati a cerchi concentrici, una struttura semplice ma di grande impatto, la sola di questo tipo in Italia. Una sorta di parlamento all’aria aperta con due file di sedili ripartiti in quattro settori e posti intorno a un banco circolare, dotato di un foro, dove si depositavano le schede di voto.
Sopra il Banco della Resòn, nella parte più elevata del parco, si trovano la pieve dell’Assunta, il santuario dell’Addolorata e l’antico cimitero, che interrompono il fitto bosco sbucando, prepotenti, da una selva di tigli secolari, gli alberi sacri delle genti alpine. Insieme formano il più significativo complesso storico-monumentale della valle.
La pieve di Santa Maria Assunta è riconoscibile dal maestoso campanile, il più imponente del Trentino nord-orientale. È, tradizionalmente, la chiesa madre della vallata, una chiesa antica, fondata agli inizi del XII secolo, consacrata nel 1134 ed elevata a collegiata nel 1376. L’aspetto è quello di una piccola cattedrale gotica, con reminiscenze romaniche, abbellita da stucchi, dipinti, affreschi, con un imponente altare marmoreo cinquecentesco e un grandioso orga¬no settecentesco. Al suo fianco, in stile neoclassico, la Madonna Addolorata di Fiemme, eretta nel 1829 per volontà della Magnifica Comunità. Gli elementi più interessanti sono il timpano esterno, proprio sopra il colonnato dorico, che propone un affresco con scene della vita di Gesù e la controfacciata interna, decorata con un affresco di Cristo in croce.
Scendendo verso il torrente Avisio ci s’imbatte nel colle di San Valerio, un importante sito archeologico, sede di un castelliere preistorico e poi di un castello fortificato, andato completamente distrutto nell’Alto Medioevo. I resti del maniero vennero poi trasformati nella chiesa dedicata ai Santi Valerio, Clemente e Apollonia, consacrata nel 1162 e aperta al culto sino alla metà del 700. Restaurata nel 1977, oggi è nota soprattutto per la sua possente torre romanica.

Il giro nel centro storico di Cavalese può chiudersi con una visita all’antica chiesa della Regola, dedicata ai Santi Sebastiano e Fabiano. Di origine quattrocentesca, l’edificio è stato ricostruito ex novo nel 1871 in stile neoromanico e poi ha subito delle pesanti ristrutturazioni nel 1970. Furono aggiunti un controsoffitto ligneo e una tribuna a sbalzo, eliminando le preziose vetrate, uno degli elementi caratterizzanti l’aspetto neoromanico della chiesa. Nel 2002, con un nuovo restauro, si è cercato di rimediare ai danni riportando alla luce le croci perimetrali e l’ottocentesca Via Crucis del pittore cavalesano Carlo Vanzo.
Oltre alle bellezze storico-artistiche, Cavalese offre molte attrattive naturalistiche. I boschi della vallata rientrano, in parte, nel Parco naturale di Paneveggio-Pale di San Martino: qui, in 4.000 ettari circa di foresta di larici e abeti rossi tra le meglio conservate d’Europa, vivono cervi, caprioli, stambecchi, volpi, mufloni, lepri, scoiattoli, camosci e marmotte.
Un tesoro prezioso tutelato, oggi come allora, dalla Magnifica Comunità.

UNA VALLE CHE SI AUTOGESTISCE

Era una sorta di Repubblica delle Dolomiti, un’autogestione amministrativa valligiana, che fu concessa dal vescovo di Trento nel XII secolo. La Magnifica Comunità Generale di Fiemme è sopravvissuta sino al 1807, gestendo i beni comuni della vallata (boschi, malghe, prati, pascoli), organizzando la caccia e la pesca, e occupandosi di questioni giuridiche e di contenziosi. L’organizzazione era semplice ed efficace: la valle era divisa in “regole”, aree che raccoglievano i vari paesi, rappresentate da un certo numero lettori, che votavano il presidente della Magnifica Comunità, lo scario. Persa la sua secolare funzione politico-amministrativa, la Magnifica Comunità oggi mantiene la funzione di gestore dell’immenso patrimonio boschivo della vallata.